Ultima Ora – Un francobollo celebrativo dei XX Giochi del Mediterraneo è stato emesso oggi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. Le Poste Italiane comunicano che il francobollo, relativo alla tariffa B zona 1, è stato realizzato in una tiratura di 180mila esemplari e distribuito in fogli da 45 francobolli.
Stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. in rotocalcografia, patinata neutra, autoadesiva, con imbiancante ottico. Il progetto grafico è curato dal Centro filatelico dell’Officina carte valori e produzioni tradizionali dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A.
Il logo dei Giochi
La vignetta riproduce il logo ufficiale dei XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, manifestazione sportiva che riunisce i Paesi affacciati sul Mediterraneo nel segno dello sport, dell’incontro e della cooperazione.
La composizione grafica
La composizione è dominata dalle due ‘X’ che formano il numero 20 in numeri romani, richiamando la ventesima edizione dei Giochi e, al tempo stesso, le linee essenziali del monumento al Marinaio posto nella città di Taranto. Completano il francobollo la scritta ‘ITALIA’ e l’indicazione tariffaria ‘B ZONA 1’.
L’annullo speciale
Lo Sportello filatelico dell’ufficio postale di Taranto Centro utilizzerà, il giorno di emissione, l’annullo speciale realizzato da Filatelia di Poste Italiane.
La cartella filatelica
È stata realizzata una cartella filatelica contenente il francobollo singolo, la quartina, la cartolina affrancata e annullata, la busta primo giorno di emissione e il bollettino illustrativo.
Disponibilità dei prodotti
Il francobollo e i prodotti filatelici correlati (cartoline, tessere e bollettini illustrativi) saranno disponibili presso gli uffici postali con sportello filatelico e gli ‘Spazio Filatelia’ del territorio e sul sito filatelia.poste.it.
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Emesso dal Mimit un francobollo celebrativo
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Mongolfiere da tutto il mondo il Puglia, al via la “Balloon Cup 2026”
Ultima Ora – Una quindicina di mongolfiere, piloti italiani e stranieri e sei giorni di prove di precisione e navigazione nei cieli dell’Alta Murgia. Dal 24 al 29 agosto Gravina in Puglia ospiterà la “Puglia Balloon Cup 2026”, presentata come la prima competizione internazionale di mongolfiere del Sud Italia e inserita nel programma di Puglia Regione Europea dello Sport 2026.
Non sarà un festival né un semplice raduno aerostatico: i piloti si sfideranno in una competizione sportiva ufficiale, organizzata secondo i regolamenti della Fédération Aéronautique Internationale e dell’Aero Club d’Italia. A vigilare sulle gare sarà una giuria internazionale composta da direttori di gara, giudici, scorer e tecnici provenienti da diversi Paesi europei.
Le prove di gara
“La gara in mongolfiera è un esercizio continuo di pianificazione, osservazione e capacità decisionale”, spiega il direttore di gara Eugenijus Komas. “Non potendo dirigere direttamente il pallone, il pilota deve individuare e sfruttare i venti presenti alle diverse quote, pensando non soltanto a dove si trova in quel momento, ma anche a dove potrà trovarsi alcuni minuti più tardi”.
Valutazioni fisiche e virtuali
Le prove saranno sia fisiche sia virtuali. Nel primo caso i concorrenti dovranno lanciare dalla mongolfiera un marker cercando di avvicinarsi il più possibile a un bersaglio; nel secondo saranno valutate elettronicamente, attraverso i dati Gps, posizione, quota e traiettoria del pallone.
Gli appuntamenti più attesi
Tra gli appuntamenti più attesi c’è la “Key Grab Competition”, una prova di precisione nella quale i piloti dovranno raggiungere un obiettivo prestabilito, mentre durante il “Night Glow” le mongolfiere saranno illuminate a ritmo di musica.
I voli e il programma per il pubblico
I voli di gara sono previsti ogni giorno al mattino e nel tardo pomeriggio, compatibilmente con le condizioni meteorologiche. Accanto alla competizione è prevista una programmazione gratuita per il pubblico al Coluni Resort di Gravina.
L’apertura della manifestazione
La manifestazione sarà aperta ufficialmente domenica 23 agosto alle 18 al Vivaio Digitale Macnil, con la partecipazione, tra gli altri, del vicepresidente della Regione Puglia e assessore allo Sport Cristian Casili e del sindaco di Gravina Fedele Lagreca. “La Puglia Balloon Cup dimostra come lo sport possa essere uno straordinario strumento di promozione e conoscenza del territorio”, afferma Casili. “Ospitare a Gravina una competizione internazionale di mongolfiere significa coniugare il valore sportivo della manifestazione con la promozione dell’Alta Murgia e delle sue aree interne”.
Obiettivi dell’evento
L’evento, promosso nell’ambito dei Grandi eventi sportivi regionali, punta anche a consolidare la presenza della Puglia nel calendario delle competizioni aerostatiche e a valorizzare Gravina e l’Alta Murgia come territorio per gli sport dell’aria e il turismo esperienziale.
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Al via il Controesodo: 24 milioni di spostamenti sulle strade
Ultima Ora – Al via il primo weekend segnato dalla fine delle vacanze e dal controesodo: molti italiani tornano a casa per la ripresa delle attività lavorative. Non mancano però le ultime partenze.
In base alle stime dell’Osservatorio Mobilità Stradale di Anas da oggi sino a domenica 23 agosto sulle strade e autostrade della società del Gruppo Fs ci saranno oltre 24 milioni di spostamenti di autoveicoli. Anas ha potenziato l’impegno del personale su tutto il territorio nazionale e ha ridimensionato la presenza dei cantieri. Fino al 7 settembre saranno chiusi o sospesi 1.175 cantieri, l’83% di quelli attivi (1.414).
“Per milioni di italiani – ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme -, è arrivato il momento di rientrare a casa e riprendere il ritmo della quotidianità, del lavoro e degli impegni di ogni giorno. È proprio in questa fase, però, che dobbiamo prestare ancora maggiore attenzione alla sicurezza sulle nostre strade.
I rischi
Il desiderio di arrivare rapidamente a destinazione, la stanchezza accumulata durante il viaggio o, semplicemente, la malinconia per la fine delle vacanze non devono mai tradursi in comportamenti che possano mettere a rischio la propria incolumità e quella degli altri. La prudenza alla guida non è un dettaglio, ma una responsabilità che riguarda ciascuno di noi. Queste giornate sono caratterizzate da un intenso movimento di veicoli: accanto ai grandi flussi di rientro sulle principali arterie, si registrano numerosi spostamenti anche sulle strade locali e, in particolare, sulle strade statali in prossimità dei centri abitati, dove l’aumento del traffico può rendere la circolazione più complessa e imprevedibile.
Per questo rivolgo a tutte e a tutti un invito semplice, ma fondamentale – ha proseguito l’ad Gemme -: mettersi alla guida con calma, programmare il viaggio, considerare eventuali rallentamenti e rispettare sempre i limiti di velocità e le regole della strada. Arrivare qualche minuto prima non vale mai il rischio di un incidente.
E c’è un’attenzione che voglio ribadire con particolare forza: mai utilizzare il cellulare mentre si è al volante. Una notifica, una telefonata, un messaggio possono aspettare. Alla guida, invece, ogni secondo di distrazione può avere conseguenze irreversibili.
Concludo con un appello alla responsabilità: facciamo in modo che il viaggio di rientro sia davvero l’ultimo tratto delle nostre vacanze e non l’inizio di una tragedia. Nulla è più importante della vita. La nostra e quella di chi condivide con noi la strada”, ha detto l’ad. Per far fronte all’incremento del traffico, Anas ha all’attivo circa 2.500 tra tecnici e personale di esercizio, insieme agli operatori delle Sale Operative Territoriali e della Sala Situazioni Nazionale, impegnati per assicurare un presidio costante della rete e garantire il più elevato livello possibile di assistenza agli utenti e di gestione del traffico.
I bollini rossi
Viabilità Italia ha annunciato bollino rosso nel pomeriggio di oggi, venerdì 21 agosto, nella mattinata di domani, sabato 22 agosto, e nel pomeriggio di domenica 23: spostamenti in netta crescita verso i grandi centri urbani in tutta Italia dalle località di villeggiatura. Ricordiamo che il calendario dei bollini per l’estate è disponibile sul sito di Anas. Il divieto di transito dei veicoli pesanti è in vigore domani sabato 22 agosto dalle 8 alle 16 e domenica 23 agosto dalle 7 alle 22.
Le strade più trafficate
L’intensificazione della circolazione potrà riguardare i principali itinerari turistici: la A2 “Autostrada del Mediterraneo” che attraversa Campania, Basilicata e Calabria; le statali 106 “Jonica” e 18 “Tirrena Inferiore” in Calabria; le autostrade A19 “Palermo-Catania” e A29 “Palermo-Mazara del Vallo” in Sicilia; la strada statale 131 Carlo Felice in Sardegna; la strada statale 148 Pontina nel Lazio, arteria particolarmente trafficata che insieme alla SS7 “Via Appia” assicura i collegamenti tra Roma e le località turistiche del basso Lazio; l’Itinerario E45 (SS675 e SS3 bis) che interessa Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e collega il nord est con il centro Italia; le direttrici SS1 “Via Aurelia” (Lazio, Toscana e Liguria), SS16 “Adriatica” (Puglia, Molise, Abruzzo, Emilia-Romagna e Veneto).
Al nord i Raccordi Autostradali RA13 ed RA14 in Friuli-Venezia Giulia dai valichi di confine, la SS36 “del Lago di Como e dello Spluga” in Lombardia, la SS45 di Val Trebbia in Liguria, la SS26 “della Valle D’Aosta” e la SS309 Romea tra Emilia-Romagna e Veneto e la SS 51 “di Alemagna” in Veneto. -
Lavitola scrive una lettera alla compagna: “Ho fatto degli errori”
Ultima Ora – “Non sono lucidissimo, anche se sto bene. Spero di avere gli arresti domiciliari, comunque ho chiesto se posso lavorare, qui in carcere ti assicuro è molto più pesante l’impotente attesa”. Lo scrive Valter Lavitola – che si trova in custodia cautelare nel carcere di Rebibbia, con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci – in una lettera indirizzata alla compagna italo argentina e di cui il Tg1 delle 20 ha mostrato alcuni passaggi.
Lavitola ammette di aver fatto degli errori: “Ti ho già scritto che ti dovevo ascoltare. Ma ormai è tardi… Ho provato delle sofferenze e frustrazioni che mi sembrava mi sbranassero”, ha concluso.
L’avvocato Cola: “Lavitola si sente in colpa”
Anche il suo avvocato, Arturo Cola, in un’intervista rilasciata al quotidiano Libero ha rivelato, dopo il colloquio con il suo assistito nel carcere romano, che “Il dottor Lavitola vive una condizione psicologica non facile perché, per una sua scelta autonoma, ha provocato dei guai a due persone che per lui sono come un figlio, Gomez, e un fratello, il dottor Ranucci. È molto affranto”. Per poi aggiungere: “Si sente in colpa per aver messo nei guai persone a cui tiene in ragione di una scelta esclusivamente sua. Per quanto riguarda Gomez, per averlo coinvolto in un’azione delittuosa della quale era a conoscenza; per Ranucci, per averlo messo alla mercé delle note ipotesi di questa vicenda. Quanto alle decisioni di Gomez, saranno sue scelte personali su cui Lavitola non influirà”.
L’ordinanza del gip di Roma
L’ex editore di ‘Avanti!’ si trova in prigione dallo scorso 10 agosto, dopo che il gip del Tribunale di Roma, Iole Moricca, ha respinto la richiesta di andare agli arresti domiciliari, avanzata dal suo legale Arturo Cola. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il giudice ha rilevato come Valter Lavitola, “pur ammettendo di essere il mandante dell’azione delittuosa, ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell’organizzazione dell’azione criminosa – negando di essere a conoscenza delle modalità di esecuzione concretamente messe in atto, negando di avere svolto il sopralluogo in data 15/9/2025 -, e ha offerto un movente diverso, volto evidentemente a dimostrare come avesse agito esclusivamente nell’interesse della persona offesa e non anche per fini personali”.
Inoltre, il magistrato ha anche precisato che, nonostante la confessione, Lavitola “ha fornito ricostruzioni inverosimili sia per quanto concerne la sua estraneità alla scelta di utilizzare un ordigno esplosivo, sia per quanto concerne il movente della condotta criminosa ricondotto esclusivamente alla volontà di potenziare la scorta del Ranucci”.
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Palermo, muore a 4 anni per una sospetta difterite. L’allarme della pediatra: “Non era sta…
Ultima Ora – Una bambina di 4 anni è morta stanotte all’ospedale Civico di Palermo. Il sospetto è che la causa della morte possa essere la difterite, una malattia scomparsa nel nostro Paese da 10 anni. Dalle prime informazioni emerge che la piccola non sarebbe stata vaccinata per decisione dei genitori.
La bambina aveva accusato alcuni sintomi di malessere già giovedì 13 agosto e, dopo un accesso al pronto soccorso all’ospedale ‘Cervello’, era stata dimessa. Due giorni dopo le condizioni si erano aggravate ed era stata nuovamente ricoverata nella terapia intensiva dell’ospedale dei Bambini, sempre a Palermo, e poi nel reparto di cardiochirurgia, dove era stata sottoposta all’Ecmo e a emodialisi per tentare di ripulire il sangue. La Procura di Palermo ha disposto l’autopsia, che sarà eseguita all’istituto di medicina legale del Policlinico. Le indagini saranno condotte, su delega della Procura, dai carabinieri che acquisiranno la cartella clinica per ricostruire l’accaduto e chiarire eventuali responsabilità.
L’allarme della pediatra
L’allarme lo aveva dato la pediatra di base della piccola, dopo avere sollecitato i familiari a ricoverare la bimba di appena quattro anni e mezzo, per una sospetta difterite: ora è morta e il rischio di contagio non è secondario. La bambina era figlia di genitori, originati di un quartiere popolare di Palermo, che non avevano voluto vaccinarla perché convinti che un caso di autismo in famiglia fosse stato causato da una vaccinazione.
Era stata la dottoressa, insospettita dai sintomi manifestati dalla piccola dopo averla visitata, a indirizzare i genitori all’ospedale, ma il ricorso ai medici e alle cure è arrivato in netto ritardo, anche perché la bambina non era mai stata visitata in precedenza.
L’appello agli altri genitori
Nel pomeriggio di martedì 18 agosto, apprende l’AGI, una volta che la diagnosi era stata confermata dai nosocomi in cui la bimba era stata ricoverata, la pediatra ha scritto a tutti i genitori dei suoi piccoli pazienti: “A seguito del recente riscontro di un caso di difterite in ambito pediatrico si richiama l’attenzione sull’importanza di mantenere aggiornato il calendario vaccinale. La vaccinazione antidifterica è obbligatoria e gratuita per i minori 0-16 anni. Invito pertanto le famiglie dei bambini non vaccinati o con ciclo vaccinale incompleto a provvedere con urgenza alla regolarizzazione presso il Servizio vaccinale Asp. La vaccinazione rappresenta uno strumento fondamentale per la tutela dei singoli bambini e della comunità. Si evidenzia inoltre che il caso in questione riguarda un mio paziente con genitori no vax. Si richiede pertanto da parte di tutti voi un riscontro immediato alla vaccinazione”.
Vaia: “La disinformazione sanitaria non è neutra né innocua”
“La morte della piccola di quattro anni di Palermo è una tragedia che ci colpisce profondamente. Come medici, come genitori, come nonni. Prima di ogni altra considerazione viene il rispetto per una bambina che non c’è più e per una famiglia che sta vivendo un dolore indicibile. Non è questo certamente il momento di puntare il dito contro i genitori”. Così Francesco Vaia, già direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute e direttore generale dello Spallanzani, ha commentato il caso della bambina del quartiere Zen di Palermo.
“Saranno gli accertamenti sanitari e le indagini in corso a chiarire definitivamente quanto accaduto – ha proseguito – ma ciò che starebbe emergendo a livello mediatico impone una riflessione seria sul valore delle vaccinazioni e sul danno prodotto da anni di disinformazione. I vaccini hanno salvato milioni di vite e hanno reso rare malattie che per generazioni hanno ucciso o lasciato gravemente disabili soprattutto i bambini. Non possono e non devono diventare una bandiera ideologica o strumento politico. Il vaccino, e soprattutto il suo uso corretto, resta uno degli strumenti più efficaci della sanità pubblica”.
Il professor Vaia stigmatizza chi “utilizza i social per diffondere e alimentare paura e dubbi oscurantistici sui vaccini, senza alcuna evidenza scientifica consolidata. Chi lo fa si assume una responsabilità morale e sociale enorme, soprattutto se appartiene alla classe medica e sanitaria. La disinformazione sanitaria non è neutra né innocua: può tradursi nella rinuncia a una vaccinazione, nella conseguente perdita della protezione individuale e collettiva e, nei casi più drammatici, può contribuire a creare le condizioni perché malattie prevenibili tornino a fare vittime”.
Vaia: “La scienza può cambiare il destino delle persone”
In netta controtendenza (o paradossalmente) ha sottolineato Vaia, proprio “mentre assistiamo alle conseguenze di una crescente sfiducia verso i vaccini, la ricerca ci mostra quanto questa straordinario strumento della medicina preventiva possa spingersi ancora più avanti fino alla cura. In queste ore arrivano risultati molto importanti sul vaccino terapeutico personalizzato a mRNA contro il melanoma sviluppato da Moderna e Merck, che nello studio di fase 3, associato all’immunoterapia, ha mostrato un significativo beneficio nel ridurre il rischio che la malattia torni o si diffonda. È una prospettiva che può aprire una nuova stagione nella lotta contro i tumori. Come ha sottolineato anche Paolo Ascierto, uno dei massimi esperti internazionali di melanoma ed eccellenza italiana, siamo davanti a risultati di grande rilievo e a una nuova frontiera dell’oncologia. Naturalmente la ricerca deve completare il proprio iter, ma quello che stiamo osservando dimostra ancora una volta quanto investire nella scienza possa cambiare il destino delle persone”.
Combattere il novaxismo
Vaia ha però fatto distinzione tra chi ha dubbi e chi alimenta consapevolmente la disinformazione. “I cittadini che hanno paura devono essere ascoltati, informati e accompagnati. Il novaxismo non si combatte insultando le persone, ma spiegando, comunicando bene e offrendo evidenze scientifiche chiare. Altra cosa sono coloro che costruiscono consenso, visibilità e talvolta perfino carriere deformando i dati e diffondendo falsità”.
“A loro – ha concluso – dobbiamo rivolgerci con fermezza denunciando chiaramente che le parole possono avere conseguenze anche gravi. Chi distrugge la fiducia nella prevenzione contribuisce a rendere più vulnerabile l’intera comunità. Mentre la ricerca ci porta verso vaccini capaci persino di aiutare il sistema immunitario a combattere un tumore, c’è ancora chi tenta di riportarci indietro seminando paura verso uno dei più grandi strumenti di progresso della medicina. Non possiamo accettarlo. La scienza va discussa, verificata e migliorata perché si nutre del dubbio, ma non può essere demonizzata né strumentalizzata dalle parti politiche in polemica feroce tra loro. La buona scienza salva vite, la disinformazione può contribuire a perderle”. -
Tenta di uccidere la moglie (che non sa nuotare) lanciando l’auto in mare
Ultima Ora – I carabinieri della compagnia di Riccione hanno rintracciato e sottoposto a fermo di indiziato di delitto un 45enne di origine albanese, residente a San Giovanni in Marignano (Rimini), gravemente indiziato del tentato omicidio della moglie 44enne, avvenuto poche ore prima al porto di Cattolica (Rimini). Il 45enne è stato individuato in tarda serata nei pressi di un’area boschiva non lontano dalla propria abitazione, dopo alcune ore di serrata caccia all’uomo.
Secondo quanto ricostruito dai militari, anche sulla base delle dichiarazioni rese dalla donna, l’uomo nel pomeriggio le avrebbe proposto di uscire insieme in automobile, con il pretesto di recarsi a fare la spesa. Il 45enne l’avrebbe chiesto anche alla figlia maggiorenne, ricevendo tuttavia un rifiuto. Una volta giunti nella zona portuale, il 45enne avrebbe improvvisamente aumentato la velocità dell’auto dirigendola deliberatamente verso il mare.
L’auto finisce in mare
Dopo aver urtato un palo, il mezzo è finito in acqua, in un punto in cui la profondità del mare raggiunge circa tre metri. In quei momenti, l’uomo è riuscito per primo ad abbandonare l’abitacolo, mentre la moglie, che non sa nuotare, è rimasta inizialmente all’interno dell’autovettura che si stava rapidamente allagando, riuscendo a liberarsi, poi, solo attraverso il lunotto posteriore del mezzo.
I soccorsi alla coppia
Alcuni presenti hanno soccorso la coppia; due uomini si sono tuffati in acqua e, con l’aiuto di una cima fornita dalla banchina, hanno raggiunto la coppia e l’hanno messa in salvo. La 44enne è stata trasportata all’ospedale di Pesaro per accertamenti, fortemente provata per quanto accaduto, mentre l’uomo, non appena raggiunta la banchina, si è dato alla fuga, facendo perdere le proprie tracce. Sono scattate immediatamente le ricerche da parte dei carabinieri e l’uomo è stato individuato e bloccato.
L’intervento del 18 agosto
La notte del 18 agosto, i carabinieri erano intervenuti presso l’abitazione della coppia a San Giovanni in Marignano, a seguito di una richiesta di intervento per una lite familiare. In quella circostanza l’uomo, davanti ai militari, aveva assunto un comportamento violento e minaccioso, opponendo una forte resistenza al controllo, procurando lievi lesioni a due carabinieri e danneggiando un’autovettura di servizio.
L’arresto e la misura applicata
Era stato quindi arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Sottoposto a giudizio per direttissima presso il Tribunale di Rimini, l’arresto era stato convalidato e, nei suoi confronti, era stata applicata la misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
Il rancore verso la moglie
L’uomo avrebbe maturato un forte rancore nei confronti della moglie, ritenendola responsabile di quanto accadutogli e del suo arresto.
Il quadro indiziario
La dinamica del precipitare dell’autovettura nelle acque del porto, la profondità del punto interessato, le dichiarazioni raccolte e gli ulteriori elementi acquisiti nel corso degli accertamenti hanno consentito agli investigatori di delineare un grave quadro indiziario a carico del 45enne, ritenendo che la sua condotta possa essere stata volontariamente diretta a causare la morte della moglie. L’uomo è stato sottoposto, su iniziativa della Polizia Giudiziaria, a fermo di indiziato di delitto per l’ipotesi di tentato omicidio e posto a disposizione della magistratura riminese. -
A Taranto la cerimonia di inaugurazione con Mattarella e Meloni
Ultima Ora – Domani sera allo stadio Iacovone di Taranto la cerimonia di apertura che darà ufficialmente il via alla ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo, in programma fino al 3 settembre: 26 Nazioni, 3.803 atleti e 33 sport per uno dei più grandi eventi internazionali mai ospitati in Puglia. L’attesa è testimoniata anche dalla risposta del pubblico con il rinnovato stadio cittadino tutto esaurito per la serata che segnerà l’inizio ufficiale di Taranto 2026. La cerimonia sarà trasmessa in diretta su Rai 2.
Sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a pronunciare la formula ufficiale di apertura dei Giochi. In tribuna d’onore, insieme al capo dello Stato, siederanno il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, diversi ministri e alcune tra le più alte cariche istituzionali del Paese. Ci saranno anche alcuni capi di Stato e ministri dei Paesi partecipanti, nonché ambasciatori. Durante la cerimonia sono previsti i discorsi di Massimo Ferrarese, presidente del Comitato Organizzatore di Taranto 2026, e Mehrez Boussayene, presidente del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo.
Le delegazioni e il racconto della cerimonia
La cerimonia segnerà anche l’ingresso ufficiale delle delegazioni protagoniste di Taranto 2026. L’Italia si presenta ai Giochi con la squadra più numerosa della manifestazione: 497 atleti, 259 uomini e 238 donne, impegnati in tutte le discipline del programma. A guidare l’Italia Team nella cerimonia saranno i due portabandiera Azzurri, Filippo Tortu, campione olimpico dell’atletica, e Irma Testa, medaglia olimpica nel pugilato. Il filo conduttore dell’evento sarà il futuro raccontato attraverso gli occhi di un ragazzo di Taranto: un viaggio che intreccerà la storia della città, il mare, i delfini, gli atleti della Magna Grecia e i valori dello sport, richiamando il motto di Taranto 2026, Embrace the Future, Abbracciamo il Futuro. Sul fronte artistico, saranno protagonisti Serena Brancale, Mietta e Al Bano. A cantare l’inno nazionale sarà il giovane Simone Grande, vincitore di The Voice Kids. La cerimonia rappresenterà il momento simbolico che aprirà 14 giorni di sport e incontri tra le diverse sponde del Mediterraneo, riportando la manifestazione in Puglia dopo Bari 1997. Taranto 2026 è infatti la quarta edizione italiana e la seconda ospitata in Puglia.
La città vestita per i Giochi
Non solo gli impianti sportivi, riqualificati o costruiti ad hoc, costituiscono l’immagine della città per i Giochi del Mediterraneo. Da diversi giorni diverse aree centrali della città, e anche quelle in prossimità delle strutture sportive, sono vestite a festa con degli allestimenti specifici che richiamano i colori dell’evento. Questa sera, in piazza Garibaldi, nel centro della città, si inaugura il Fan Village dei Giochi, aperto al pubblico gratuitamente.
Il Fan Village
“Si inaugura questa sera – spiega Fabio Cianci, responsabile del Fan Village – con l’arrivo della parata di ‘Taranto 25’ che calcoliamo che giunga intorno alle 20.30. L’inaugurazione è alla vigilia della partenza dei Giochi. Noi quindi avremo due Villaggi: quello Mediterraneo alla base navale, dove sono le due navi per l’ospitalità di atlete e atleti, e il Fan Village per i tifosi, gli appassionati, i cittadini e quanti saranno a Taranto nei giorni dell’evento. Il Fan Village sarà un punto di ritrovo e di incontro. Ogni giorno, alla fine delle gare sportive, sarà un luogo per i tifosi e per chiunque altro vorrà passare un po’ di tempo in allegria visitando gli stand delle aziende sponsor dei Giochi e partecipando a talk show, proiezioni di docufilm, momenti musicali e cooking class. Utilizzeremo anche la cassarmonica della piazza. Quasi tutti i giorni ci sarà una parte di dibattiti, una parte di musica ed una di dj set. C’è già un programma sul sito dei Giochi”.
“Per la musica – spiega ancora – c’è Eufonia, che per due serate terrà un concerto, e la banda dei Vigili del Fuoco il 29 agosto. C’è poi l’azienda olivicola Pujje che farà ogni giorno delle master class e dei cooking show attraverso altre aziende a loro collegate. Inoltre, dalle 22.30 alle 24, quando non c’è proiezione di un docufilm o un talk show, ci sarà sempre un dj set”.
Il progetto visivo della città
Per la parte coreografica che ha riguardato la città, Claudia Pignatale, architetto, tarantina che vive e lavora a Roma, brand&look dell’evento, spiega che “filo conduttore è stato sicuramente quello di ‘vestire’ la città con i colori dei Giochi del Mediterraneo e di regalare ai cittadini degli spazi diversi da quelli che abitano e vivono normalmente. Ma anche di lanciare un messaggio con il motto ‘Embrace The Future’ cioè ‘Abbracciare il futuro’, collocato sotto il ponte girevole verso Mar Grande. Mar Grande che guarda verso il Mediterraneo”.
Le vele in via D’Aquino
Tra gli allestimenti spiccano, e attraggono attenzione, i teli ombreggianti stesi lungo 200 metri di via D’Aquino, la strada centrale di Taranto. Teli ombreggianti che riprendono quanto c’è in alcune città della Spagna per proteggersi dal sole e trovare un po’ di ombra. “Sono 200 metri di vele – spiega Pignatale – e non è stato semplice montarle considerati anche i tempi molto stretti a disposizione. Il materiale delle vele è il flag, lo stesso di cui sono fatte le bandiere. È un tessuto permeabile al vento. Taranto è una città di mare e di vento e bisogna prima di tutto preservare la sicurezza e poi fare l’installazione”.
Gli stendardi del Mediterraneo
“Abbiamo poi installato in via Duomo, in città vecchia, gli stendardi del benvenuto nelle 17 lingue del Mediterraneo – prosegue Pignatale – perché è vero che i Paesi che partecipano ai Giochi sono 26, ma le lingue del Mediterraneo sono un po’ meno, 17 appunto. Inoltre, sono state regalate alla città le panchine con gli ombrelli che richiamano i colori dei Giochi. Sono 15 panchine diverse, sparse tra corso Due Mari e via Garibaldi. Ancora, sono stati posizionati gli stendardi dei Giochi nelle vie interessate all’evento, stendardi di due diverse tipologie: quella con i colori dei Giochi e quella con il blu. Che è anch’esso un colore dei Giochi”.
L’installazione sulla Concattedrale
Domani sera, invece, viene accesa un’installazione luminosa sulla Concattedrale di Taranto ideata da Giò Ponti, uno dei simboli di Taranto.
Il portale dei Giochi
Infine, davanti al Palazzo del Governo, lato Rotonda del Lungomare, “ci sarà il portale degli arrivi e delle partenze. Il portale è alto 13 metri, largo 12 come la strada, e servirà da partenza ed arrivo di tutte le gare in città: roller marathon, mezza maratona, ciclismo e triathlon. Abbiamo anche ‘vestito’ Palazzo di Città con gli stendardi ed una scultura con il logo tridimensionale dei Giochi alto 6 metri. Le doppie X richiamano i numeri romani, e siamo alla ventesima edizione dei Giochi, e si ispirano al monumento ai marinai che è su corso Due Mari”. -
Il sindaco di Conversano: “Vi spiego perché la pallamano è la nostra punta di diamante”
Ultima Ora – “Conversano è una città che ha diverse realtà sportive che svolgono attività a buoni livelli, dal calcio alla pallavolo. Ma la pallamano è la nostra punta di diamante. Anche chi pratica altri sporti, poi, la domenica si ritrova al palazzetto”. Giuseppe Lovascio, oltre ad avere un passato da giocatore di handball, è da 16 anni il sindaco di Conversano, unica città della provincia di Bari coinvolta nei Giochi del Mediterraneo che si apriranno venerdì 21 agosto allo stadio Iacovone di Taranto.
Conversano, assieme a Fasano (Brindisi), ospiterà infatti il torneo di pallamano. E sabato 22, alle 20, la nazionale italiana femminile farà il suo debutto nel torneo proprio al Pala San Giacomo contro la Tunisia, su un campo storico per l’handball italiana: la Pallamano Conversano maschile, infatti, con 24 trofei (di cui 8 scudetti) è la seconda squadra più titolata in Italia dopo Trieste. Ma grandi soddisfazioni le hanno regalate anche le donne: la Handball femminile Conversano ha infatti vinto 9 trofei (tra cui due scudetti) tra 2014 e 2018 e al termine della scorsa stagione ha riconquistato la promozione in A1. Il che rende la città da poco più di 26mila abitanti una delle poche in Italia ad avere due squadre nella massima serie tra donne e uomini.
La storia della pallamano
“La storia della pallamano a Conversano è quella di un piccolo miracolo sia sportivo che imprenditoriale, perché per mantenere la squadra ad alti livelli ci sono voluti i sacrifici di tanti privati tra imprenditori, appassionati e tifosi che hanno voluto contribuire alla crescita della squadra e della città”, prosegue Lovascio. “Non è stato sempre semplice, soprattutto tra gli anni ’70 e ’80, quando lo sport era appena arrivato a Conversano e, oltre alla prima squadra, c’era anche la società dell’Acr, che pure conquistò una storica promozione in A1. L’ottimo livello raggiunto dalle due squadre convinse i presidenti a unire le forze e fondere le due società, e Conversano da allora non ha mai abbandonato il massimo campionato”. A partire dal 2003, infatti, la società barese ha vinto 8 scudetti, 6 Coppe Italia e 7 Supercoppe Italiane, una crescita di risultati supportata anche da uno sviluppo importante delle infrastrutture.
Dalle origini al palazzetto
“La Pallamano Conversano fu fondata nel 1974, grazie al lavoro di un professore di educazione fisica di Noci, Vittorio Laera, di Gino Laruccia e della famiglia Fanelli. All’inizio si giocava in piazza, poi la squadra si è spostata in un altro campo, anche quello inizialmente all’aperto e poi finalmente coperto”. La svolta vera arrivò nel 1997, proprio in occasione di altri Giochi del Mediterraneo, quelli di Bari. Oltre al capoluogo pugliese e all’imponente stadio San Nicola, inaugurato per i Mondiali di calcio di sette anni prima, tra le altre città ospitanti fu scelta anche Conversano e, per l’occasione, fu costruito un nuovo palazzetto, il Pala San Giacomo, con superficie in parquet e 4mila posti a sedere. “Quella fu una svolta, perché con il nuovo palazzetto la città si trovò a ospitare anche le partite della Nazionale. E da lì a poco iniziò una storia di successi che portò Conversano sulla mappa dello sport italiano, dov’è tutt’ora”.
I lavori per i Giochi
Per i Giochi di Taranto il palazzetto è stato oggetto di lavori per circa un milione e mezzo di euro: “Sono state rifatte le sale dell’accoglienza, sono stati rifatti gli impianti, gli spogliatoi e i bagni per il pubblico, oltre agli ambienti ristoro e alla superficie di gioco, che è del tutto nuova. È un palazzetto che farà fare alla città la sua bella figura, non solo nella partita inaugurale”, dice con orgoglio Lovascio. Nella nazionale femminile che esordirà sabato al Pala San Giacomo, tra l’altro, c’è anche Giada Babbo, di Conversano (ma nata a Putignano) e tesserata con la Brixen Sudtirol di Bressanone. “Con gli anni, oltre alla squadra, Conversano ha contribuito a formare una bella selezione di giocatori che si sono imposti a livello nazionale. E questo per noi è un ulteriore motivo di orgoglio”, spiega il sindaco.
Turismo e sport
Non c’è però solo lo sport, nella città di collina che dall’alto guarda il mare da un lato e la Valle d’Itria dall’altro. “Conversano sta vivendo anni di grande fermento sportivo, culturale e turistico. L’offerta museale e di eventi cresce di anno in anno, e questo è confermato dal fatto che la presenza di turisti in città è sempre in crescendo”. “Non si tratta di un boom occasionale o di una moda, ma di una crescita che è nata e si è consolidata a partire dal patrimonio artistico di cui ci possiamo vantare da sempre. Conversano è una città d’arte che non vive solo d’estate, ma che accoglie turisti e visitatori 12 mesi l’anno e offre sempre qualcosa da vedere. Anche dal punto di vista sportivo, ovviamente. Sono sicuro”, conclude Lovascio, “che questi Giochi del Mediterraneo contribuiranno a rafforzare il brand della Puglia, ormai da anni scelta dai viaggiatori di tutto il mondo come meta. E in questo, Conversano ha e continuerà ad avere un ruolo di primissimo piano”. -
Due giorni di maltempo, ma la prossima settimana torna il caldo africano con temperature f…
Ultima Ora – Il caldo africano tornerà la prossima settimana. Correnti atlantiche instabili stanno interessando soprattutto il Nord Italia, dove sono attese piogge e temporali anche intensi, con rischio di grandine e nubifragi. Secondo il Centro meteo italiano, venerdì il maltempo si estenderà anche alle regioni centrali, in particolare sul versante tirrenico, mentre al Sud continueranno condizioni più stabili e calde. Nel weekend è previsto un generale miglioramento grazie al ritorno dell’alta pressione, con residui fenomeni al Nord e qualche acquazzone pomeridiano lungo l’Appennino.
Nuova ondata di caldo la prossima settimana
Per la prossima settimana cresce invece la possibilità di una nuova intensa rimonta dell’anticiclone africano, con temperature che potrebbero tornare fino a circa 10 C sopra le medie stagionali.
Sabato tornano i bollini rossi, allerta a Bari e a Palermo
A partire dal Sud, tornano i bollini rossi sul bollettino quotidiano sulle ondate di calore del ministero della Salute. Sabato sarà allerta massima di livello 3, che prevede condizioni di rischio per la popolazione generale, a Bari e Palermo. Oggi sono sette le città da bollino arancione, il livello 2 di allerta: Ancona, Bari, Bologna, Campobasso, Firenze, Palermo e Roma. Domani scenderanno a 4: Bari, Campobasso, Palermo e Pescara. Sabato, invece, nessun bollino arancione, ma come detto due bollini rossi. L’estate, insomma, è tutt’altro che finita.
Le previsioni per giovedì 20 agosto
Previsioni meteo per oggi. AL NORD – Fenomeni in estensione a tutte le regioni con temporali sulla Lombardia, piogge diffuse su Piemonte, Liguria, Trentino Alto-Adige, Valle d’Aosta e Triveneto, più isolate sull’Emilia Romagna; in serata e in nottata maltempo persistente con fenomeni intensi tra Trentino e Triveneto.
AL CENTRO – Tempo stabile sia al mattino che al pomeriggio con cieli sereni o al più poco nuvolosi ovunque. Progressivo peggioramento tra serata e nottata con nuvolosità in aumento ovunque e piogge in arrivo a partire dalla Toscana, più intense nel corso delle ore notturne.
AL SUD E SULLE ISOLE – Tempo stabile su tutti i settori nel corso delle ore diurne con assenza prevalente di nuvolosità.
Previsioni meteo per venerdì 21 agosto
AL NORD – Al mattino tempo perturbato con acquazzoni e temporali da sparsi a diffusi su tutte le regioni. Al pomeriggio ancora tempo instabile con piogge e temporali sparsi. In serata e in nottata condizioni meteo verso un miglioramento salvo residui fenomeni specie al Nord-Est.
AL CENTRO – Tempo instabile durante la giornata con piogge e temporali sparsi, specie sul versante tirrenico ma con fenomeni anche sul versante adriatico soprattutto al pomeriggio. In serata e nella notte tempo in miglioramento ma con ancora degli addensamenti, anche bassi e compatti, sui settori tirrenici.
AL SUD E SULLE ISOLE – Tempo stabile al mattino con cieli soleggiati su tutte le regioni, salvo della nuvolosità sulla Sardegna con anche degli acquazzoni sui settori centro-settentrionali dell’Isola. Al pomeriggio locali temporali in arrivo anche sulla Campania. In serata e in nottata tempo più stabile con schiarite, salvo addensamenti sulla Campania con locali piogge sulle coste. Temperature minime in stabili o in generale diminuzione, massime in calo al Centro-Nord e in lieve rialzo al Sud e sulla Sicilia.
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Anziani sempre più malati d’ansia, “boom” di spesa per gli psicofarmaci
Ultima Ora – Anziani vittime dell’ansia. Si candidano a essere il nuovo consumatore di psicofarmaci. A fare luce sul fenomeno è il vicepresidente vicario della Federazione italiana medici di Medicina generale (Fimmg), Pierluigi Bartoletti.
“L’anziano – rivela – si sta dimostrando la figura più esposta a fare uso di psicofarmaci. Si tratta del pensionato ultrasessantacinquenne che ha smesso di lavorare, magari 12 ore al giorno, e d’improvviso si ritrova a non far niente: non ha hobby, passioni, interessi. Prima lo chiamavano in tanti, adesso il telefono non squilla più. Con queste premesse – continua Bartoletti – è facile arrivare allo psicofarmaco. Si comincia col passaparola, si viene a conoscenza del prodotto che fa al caso e si finisce per abusarne rischiando l’assuefazione. Così – avverte il vicepresidente Fimmg – il rimedio è peggiore del male. L’ansia non è una malattia, è un sintomo. E assumendo lo psicofarmaco non si guarda al problema, si affrontano solo le conseguenze. Le benzodiazepine – tiene a precisare Bartoletti, che è anche segretario provinciale romano della stessa sigla – per gli anziani sono sconsigliate: possono causare problemi a cuore, cervello, ossa e muscoli e, per esempio, possono aumentare, anche di tanto, il rischio di cadute. Negli altri Paesi europei – considera il medico – questi farmaci a certe persone sono addirittura vietati”.
La spesa per l’ansia
Effetti indesiderati a parte, l’ansia è uno dei grandi affari dell’industria farmaceutica “Made in Italy”. Secondo il recente rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), per liberarsi dallo stato d’inquietudine lo scorso anno gli italiani hanno speso in farmacia circa 619 milioni di euro contro i quasi 599 del 2024.
Le categorie terapeutiche
“Tra le prime 20 categorie terapeutiche di classe C – prosegue il lavoro – i derivati benzodiazepinici (sia ansiolitici che ipnotici-sedativi) si confermano le categorie a maggior acquisto privato, con una spesa pari al 15,8% di quella totale, e rappresentano il 26,2% dei consumi complessivi dei farmaci di classe C con ricetta”. Mentre quelli mirati contro l’ansia – continua il testo – “sono la categoria a maggior spesa con 376,7 milioni di euro”. Una miniera d’oro. Nel complesso, l’intero settore dei medicinali sembra una vena aurea. Stando alle 436 pagine di analisi e cifre dell’Osservatorio, “nel 2025 la spesa farmaceutica pubblica ha raggiunto i 28,4 miliardi di euro”.
Il peso degli psicofarmaci
Gli psicofarmaci rappresentano un pezzo importante di questo giacimento. Rientrano nella fascia C, ovvero dei prodotti non pagati dal Servizio sanitario nazionale, interamente a carico del paziente e da richiedere al farmacista presentando una ricetta medica non ripetibile. Tirando le somme, un segmento – conta l’Osmed – che nel 2025 ha registrato “10,7 miliardi di euro, in aumento del 7,5% rispetto al 2024”.
Entrate e costi
Ma non sarebbe tutto oro quello che luccica. Oltre ai ricavi l’Aifa considera anche i costi. Secondo il Rapporto, l’incremento delle entrate è dovuto allo “spostamento delle prescrizioni verso specialità più costose e, soprattutto, all’aumento dei prezzi”.
La cultura del farmaco
Ciononostante, i dati sul “flagello ansia” restano ai primi posti delle classifiche. Con una nota a margine del vicepresidente della Fimmg. “Il tema vero – dice – è che in Italia la cultura del farmaco deve cambiare”. E conclude: “Siamo abituati a prendere pasticche come se fossero confetti della prima comunione”. -
Le capre di Capri danneggiano la vegetazione. Scoppia la polemica
Ultima Ora – Capri e le capre …della discordia. Se l’isola più nota al mondo incastonata nel golfo di Napoli deve il suo nome probabilmente proprio alle capre che abitavano numerose il monte Solaro, questa estate (e non è la prima volta) le capre sono diventate l’argomento più dibattuto della stagione. Specie ad Anacapri, uno dei due Comuni isolani, dove i residenti lamentano danni a zone verdi, orti e giardini per la voracità dei simpatici animaletti.
Capre che, beninteso, a Capri esistevano da secoli, ma che in tempi recenti sarebbero diventate più numerose e non più autoctone dopo che per il film Capri-Revolution (2018) di Mario Martone, nel quale la protagonista Lucia è una giovane capraia, ne sono state importate alcune di razza diversa, rimaste poi nel territorio del Monte Solaro, sollevando dibattiti sulla protezione della flora locale. Questa capre infatti si sono moltiplicate, incrociandosi, e brucando erba e arbusti in maniera massiccia.
L’Asl Veterinaria Napoli 1 Centro rese noto che avrebbe provveduto a sterilizzare i maschi, evitando la proliferazione incontrollata degli animali. Per motivi non chiari, questo sembra essere stato fatto in misura insufficiente. Il sindaco di Anacapri, Franco Cerrotta, per tutelare le capre (nel luglio 2023 ben 22 caprette vennero trovate morte sotto un albero e, dopo la denuncia delle associazioni animaliste campane, venne eseguita l’autopsia che concluse che gli animali erano stati folgorati da un fulmine che aveva colpito l’albero), dopo una petizione che raccolse più di 5000 firme contro una deportazione, prese un opportuno provvedimento opponendosi al loro trasferimento sulla terraferma.
Le capre sono troppe
Ora il procuratore generale partenopeo, Aldo Policastro, frequentatore di Anacapri, ha messo nero su bianco per Repubblica Napoli che le capre ormai sono in “un numero impressionante per un ecosistema fragile come quello di Monte Solaro. Ovunque sono evidenti i segni del loro passaggio: vegetazione divorata, arbusti spogliati, giovani piante, ginestre, cisto, che non riescono più a crescere, muretti a secco trasformati in pietraie, alcune rocce lesionate o divelte, con pericolo di rotolamento a valle…
Nessuno intende demonizzare questi animali, ma quando la loro presenza diventa così massiccia da compromettere l’equilibrio ambientale, si impone una soluzione, ignorare il problema non è mai una buona scelta… Monte Solaro non è soltanto il panorama più bello di Capri, è memoria, natura e appartenenza. Per questo occorre affrontare con serietà il problema della proliferazione delle capre, certamente non nuovo, prima che il loro impatto diventi irreversibile”.
Via le capre?
Un ‘via le capre’ autorevole? “Ho parlato con il procuratore Policastro, che conosco da anni – spiega Stella Cervasio, presidente di una associazione animalista ed ex garante napoletano degli animali – non era assolutamente sua intenzione indurre le autorità competenti a prendere provvedimenti contrari alla tutela e al benessere animale”. “Anche per l’associazione nazionale per la diffusione del corretto rapporto con gli animali Animal Day Aps, della quale sono presidente da dieci anni, l’intervento necessario e più appropriato è la sterilizzazione dei maschi, come in un primo momento deciso dalle autorità sanitarie veterinarie in accordo con il primo cittadino.
La cosa va fatta al più presto perchè il rischio è che la popolazione caprina raddoppi ogni anno. Va assolutamente evitato anche il rischio che le norme esistenti richiamino cacciatori sull’isola con improvvidi interventi ‘risolutivi’ contro i quali noi di AD saremo i primi a intervenire con precise e severe azioni giudiziarie con richiesta di risarcimento. Quel che non si capisce è per quale motivo nessuno abbia denunciato chi ha ‘importato’ le capre non autoctone, autore del vero sfacelo di questa situazione. Anche il cinema, seppure industria redditizia in Campania, dovrebbe agire sempre coadiuvato da esperti, nelle proprie realizzazioni. Altrimenti i risultati sono questi. Guai, e non solo per gli animali”, conclude. -
Choc a Crotone, si prostituivano in auto davanti ai figli: in manette sei persone
Ultima Ora – Accompagnavano le mogli a prostituirsi in pieno giorno non solo nei parcheggi più frequentati di Crotone, ma anche vicino ai parchi giochi, per poi sorvegliarle a distanza, mentre ad assistere agli incontri c’erano anche i loro figli piccoli, portati nelle auto per non destare sospetti. Quando poi il giro d’affari ha iniziato a farsi consistente, le stesse donne del clan si sono attivate per reclutare altre ragazze.
È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Crotone, Assunta Palumbo, dopo che le indagini dei carabinieri – avviate nell’autunno scorso – hanno portato alla luce un giro di prostituzione messo in piedi da una banda di rumeni con base a Isola Capo Rizzuto, ma che operava essenzialmente nella città. In carcere sono finiti Ionut Onoriu Nita, 35 anni, ritenuto il capo dell’organizzazione di sfruttatori, Benone Nita, 41 anni, Marcel Dumitru, 32 anni, e Vasile Dumitru, 35 anni. Agli arresti domiciliari sono invece finiti Aldo Marasco, crotonese di 74 anni, ed Elena Visan, 39 anni. Altre due persone sono state denunciate a piede libero.
Il reclutamento e le violenze
I sei indagati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, mentre il presunto capo clan, Ionut Onoriu Nita, anche di violenza sessuale aggravata e minaccia grave. Nel 2024, l’uomo avrebbe minacciato di morte una donna per costringerla a prostituirsi, ma la vittima lo aveva poi denunciato ai carabinieri. Da lì sarebbe emersa un’altra denuncia da parte di una ragazza, parente dello stesso Nita, che ha raccontato alle forze dell’ordine di essere stata violentata dall’uomo quando era ancora minorenne, con lo scopo di farla poi prostituire.
Secondo gli inquirenti, Ionut Onoriu Nita sarebbe l’organizzatore del sodalizio, impartendo le direttive, occupandosi di accompagnare le donne nei luoghi d’incontro e gestendo i proventi. Benone Nita, fratello di Onoriu Ionut, partecipava all’organizzazione degli spostamenti e alla gestione dei ricavati. Marcel e Vasile Dumitru accompagnavano le ragazze da Isola Capo Rizzuto a Crotone. Due di loro – Vasilica Nita, moglie di Ionut Onoriu, e Andreea Vescan, moglie di Benone – sono accusate di esercizio, intermediazione e favoreggiamento della prostituzione per aver presentato clienti ad altre donne del gruppo.
Gli incontri in un motel
Aldo Marasco ed Elena Visan, infine, sono accusati di aver favorito gli incontri anche nell’albergo Motel Pitagora, attività per la quale ricevevano denaro in nero. La coppia gestiva abusivamente la struttura ricettiva, poi sequestrata.
Il giro di affari
L’operazione congiunta tra Carabinieri e Guardia di finanza ha smascherato il lussuoso tenore di vita degli indagati, che però si dichiaravano nulla tenenti. Gli sfruttatori guadagnavano in media quasi 90 mila euro a testa, con parte del denaro che veniva trasferita all’estero. Ad alimentare questo fiorente business era una platea di clienti molto vasta, che arrivava a Crotone anche dalle province di Catanzaro e Cosenza. Tanto che, secondo gli inquirenti, il gruppo stava progettando di esportare il consolidato modello di sfruttamento anche in altre aree della regione. -
Panico a Riccione, un lupo si aggira per la città. Parchi chiusi fino al 3 settembre
Ultima Ora – Il Comune di Riccione ha stabilito la chiusura temporanea in orario serale e notturno di tre parchi cittadini dopo l’accertata presenza di un esemplare di lupo nel territorio urbano.
L’ordinanza è stata emanata dalla sindaca, Daniela Angelini, su precisa e formale richiesta del Servizio faunistico regionale, istituzione con la quale sono state concordate dettagliatamente tutte le modalità di chiusura e perimetrazione dei parchi interessati. La misura, in vigore oggi fino al 3 settembre prossimo, prevede il divieto assoluto di accesso e transito dalle ore 19 alle ore 7 all’interno delle aree verdi del parco della Resistenza, del parco Chico Mendes e del parco degli Olivetani.
Le autorità competenti stanno continuando il monitoraggio anche di altre aree della città in cui sono avvenuti avvistamenti di esemplari. La chiusura dei parchi è finalizzata prioritariamente alla messa in sicurezza delle persone in concomitanza con le specifiche azioni prevalentemente in orario serale e notturno del Servizio faunistico regionale mirate all’allontanamento dell’animale dal centro urbano di Riccione.
Le programmazioni all’aperto nei parchi
All’interno del parco degli Olivetani proseguirà regolarmente la rassegna “Cinema nel parco”: lo svolgimento delle proiezioni non subirà alcuna variazione poichè l’iniziativa si tiene in un’area appositamente recintata, condizione che garantisce la totale assenza di interazioni di qualsiasi genere con le operazioni pianificate per l’allontanamento dell’animale.
Per quanto riguarda il parco Chico Mendes il divieto riguarda la fascia verde tra il Rio Melo, la Statale 16 nei pressi del Ponte Romano e le abitazioni adiacenti al Centro studi.
Per il parco degli Olivetani l’interdizione comprende il settore tra l’anfiteatro e il cimitero, delimitato da viale Einaudi e dal Rio Melo, e l’area tra la Statale 16, il cimitero vecchio e il canale. Al parco della Resistenza il transito serale sarà vietato su tutta l’area verde, fatta eccezione per lo spazio antistante il campo da basket e la vicina casa colonica su viale Montebianco.
L’amministrazione comunale raccomanda inoltre ai residenti di evitare l’abbandono di rifiuti organici fuori dai contenitori, non lasciare cibo per animali d’affezione all’esterno delle abitazioni, custodire con attenzione i propri animali domestici e mantenere pulite da folta vegetazione le aree adiacenti alle case. Per i trasgressori dei divieti di accesso nelle aree delimitate dall’ordinanza sono previste sanzioni amministrative da un minimo di 25 a un massimo di 500 euro. -
Furto al MuMe, la chiamata alla polizia: “Ci sono due quadri in mezzo alla strada” [AUDIO]
Ultima Ora – “Salve, mi trovo all’Annunziata bassa prima della rotonda, accanto al museo ci sono due quadri in mezzo alla strada come se qualcuno li avesse rubati e appoggiati qua, però sono quadri del museo valgono un sacco di soldi”: è la segnalazione che la sera di Ferragosto è giunta alla sala operativa della polizia a Messina e ha fatto scoprire il furto delle opere di Antonello da Messina.
A telefonare è una donna che ipotizza possa trattarsi del risultato di un furto e coglie anche l’importanza delle opere trovate: “Mi trovo all’Annunziata accanto al museo, nella discesa dell’Annunziata, sono due quadri grandi, secondo me qualcuno li ha rubati e li ha lasciati in attesa di riprenderli perchè sono belli come quadri”. “Le mando subito una volante”, è la risposta dell’agente al centralino.
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Trovato l’ultraleggero scomparso in Calabria. Recuperati i corpi dei due avvocati romani
Ultima Ora – Sono stati trovati carbonizzati i corpi degli avvocati Carlo Arnulfo, 64 anni, di Roma, e Angela Buccicco, 55 anni, di Matera. I due erano a bordo dell’ultraleggero partito dalla Sicilia e diretto nell’aviosuperficie di Sibari.
Questa mattina è stato trovato il mezzo nel comune di Fuscaldo (Cs). Da una prima ricostruzione, il velivolo ha preso fuoco. Sul posto le forze dell’ordine e il pm di turno che ha sequestrato area.
La scatola nera dell’ultraleggero
È stata individuata, a Laghicelle nel comune di Fuscaldo (Cs) la scatola nera dell’ultraleggero. Da ieri le ricerche si erano concentrate nel Cosentino, in particolare nell’area compresa tra i comuni di Fuscaldo e San Benedetto Ullano. Nella giornata di ieri, anche la questura di Cosenza aveva chiesto la collaborazione di persone, come cacciatori e cercatori di funghi, che conoscevano bene queste zone impervie.
Il cordoglio del presidente della Calabria
“Apprendiamo con profondo dolore la notizia del tragico epilogo delle ricerche del velivolo ultraleggero scomparso nell’Alto Cosentino. Il ritrovamento dei resti del mezzo e il tragico destino dell’avvocatessa materana Angela Buccico e del collega Carlo Arnulfo lasciano un vuoto incolmabile e gettano nello sconcerto e nella sofferenza l’intera comunita’ lucana”. È quanto dichiara il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi.
“A nome mio e di tutta la Giunta regionale – continua Bardi – esprimo il più sentito cordoglio ai familiari dei due professionisti e, in particolare, al papa’ di Angela, Emilio Nicola Buccico, al fratello Rocco, alla citta’ di Matera colpita da una perdita cosi’ grave e prematura. Un pensiero di sincera gratitudine – conclude – va alle forze dell’ordine, ai soccorritori, al Soccorso Alpino e a tutti i volontari che si sono spesi con instancabile dedizione nelle complesse operazioni di ricerca”.
Il ricordo di Casellati
“Sono addolorata per la tragica scomparsa di Angela Buccico. Un pensiero commosso va alla sua famiglia alla quale mi lega una profonda amicizia e sono loro vicina con tanto affetto”. Lo dichiara il Ministro per le Riforme istituzionali, Elisabetta Casellati. -
Tra i poveri di Milano ad agosto: “1500 in fila ogni giorno”
Di sabato da dieci anni Alessandro Continiello sta alla “porta” in viale Toscana, accoglie e conta il numero degli ospiti del “Pane Quotidiano” e nelle loro mani tese, nei loro sguardi e in quelli di chi li guarda scorge la città che sta cambiando. Agosto è il mese in cui c’è più luce sull’ombra di Milano, proprio qui, accanto ai nuovi palazzi luccicanti dell’università Bocconi.
“I numeri dell’estate sono quelli dell’inverno, in media circa 1500 persone, l’unica differenza è che adesso le corse degli autobus sono meno frequenti e gli arrivi a singhiozzo” racconta all’Agi Continiello, avvocato penalista e garante per l’infanzia a Landriano, Comune nel Pavese. L’associazione “Pane Quotidiano” è stata fondata nel 1898 con l’obbiettivo di non fare mai mancare il pane a nessuno, senza bisogno di “tessere” e col motto “Nessuno qui ti domanderà chi sei, ne’ perché hai bisogno, né quali sono le tue opinioni”.
Cambia la fotografia della povertà a Milano
“Chi viene ad agosto spesso ora arriva coi bambini perché non sanno dove lasciarli. Mi spiegano che non hanno i soldi nemmeno per mandarli in piscina e sono costretti a portarli qua. Non è facile venire davanti ai propri figli per il senso di dignità che appartiene a ogni essere umano. I bambini ci chiedono giocattoli, gli portiamo anche cioccolato e caramelle mentre per ore fanno la fila”. Milano è sempre accogliente ma “è cambiata e c’è stata un’involuzione sotto diversi punti di vista”.
“Basti pensare, ed era impensabile dieci anni fa, che ora ci sono tante persone di nazionalità cinese. Parliamo di un popolo che ha una profonda cultura dell’onore e una comunità coesa nella quale ci si aiuta molto. Eppure vengono qui, come gli altri stanno in coda, fin dalle 4 del mattino. Per le conseguenze della guerra ci sono anche molti ucraini e poi tanti sudamericani che lavorano ma non ce la fanno. In un certo senso, il ‘Pane Quotidiano’ ha una funzione sociale: evita che queste persone compiano dei furti spinti dalla fame”.
“Meno pietas e più distacco”
Il pane, il latte, la frutta e la verdura, la base dell’alimentazione, paradossalmente scarseggiano e non perché i donatori siano meno generosi. “Di pane se ne produce sempre meno perché i costi per produrlo sono alti, il latte è richiestissimo per anziani e bambini ma le aziende lo usano molto anche per produrre latticini e di frutta e verdura se ne vede poca, sempre per la crisi economica”.
Ma c’è qualcosa di più indecifrabile che colpisce Continiello: “Gli occhi di chi è in auto quando passa di qua. Vedo meno pietas, più distacco”. L’avvocato a volte annota sui social il numero delle persone che si presentano. “Succede che si creino situazioni di nervosismo, magari quando si dà la precedenza a una persona nella fila perché ha delle fragilità. Tocca a noi gestirle. Noi volontari siamo molto uniti. Qui ho visto bambini diventare grandi e creato dei legami emozionanti.” “Il mio sogno è che un giorno ‘Il Pane Quotidiano’ fallisca, significherebbe che non c’è più la povertà. Un sogno grande come quelli che si fanno da bambini”.
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Ranucci: “La Rai vuole sostituirmi? Può fare quello che vuole, è l’azienda”
Ultima Ora – “L’azienda può fare quello che vuole, è l’azienda”. E’ la risposta che il giornalista Sigfrido Ranucci ha dato ai cronisti oggi a Lavarone, in Trentino, in occasione della presentazione del suo libro ‘Il ritorno della Casta’, a proposito della possibile sostituzione da parte della Rai alla conduzione di ‘Report’. Ranucci non ha voluto dire nulla sull’inchiesta giudiziaria che vede il suo amico Valter Lavitola in carcere perchè individuato come mandante dell’attentato che il giornalista ha subito il 16 ottobre dello scorso anno. “Io non vedo l’ora di parlare – ha precisato ma, per rispetto, lo farò prima con la magistratura. Dell’inchiesta non parlo per rispetto dei giudici”.
Risposta a Colosimo
Ha invece risposto indirettamente alla presidente della commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, secondo la quale non è più necessario un rinforzo della scorta di Ranucci. “Non spetta a lei decidere sull’eventuale riduzione della scorta”, ha replicato il giornalista.
L’incontro con il pubblico
All’evento di oggi, organizzato nell’ambito degli Incontri d’autore, hanno preso parte alcune centinaia di persone sia all’interno della sala congressi che all’esterno. “Sto benissimo, tra la mia gente sto benissimo”, ha aggiunto Ranucci.
“Vergognosa la pubblicazione dei compensi”
Ranucci ha poi definito “vergognosa” la pubblicazione su un giornale dei presunti compensi della squadra di ‘Report’. Secondo il giornalista, le cifre riportate non rappresentano soltanto i compensi, ma anche le spese legate a trasferte, montaggio, grafica e altri costi di produzione. Circa la provenienza dei dati, Ranucci ha aggiunto: “E’ vergognoso che da dentro la Rai sia stato passato questo documento”. Poi, una battuta: “Fa caldo? Le mie giornate sono calde almeno dal 2000”.
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Palio di Siena, vince il Nicchio dopo 28 anni. Ma che spavento nel finale!
Ultima Ora – Il Nicchio ha vinto il Palio di Siena con Giovanni Atzeni detto Tittia su Anda e Bola ma non è mancato il brivido nel finale con una caduta da cavallo del vincitore. La contrada dei Pispini torna al successo dopo 28 anni: l’ultimo risaliva al 16 agosto 1998 con Il Bufera su Re Artù. È la 43esima vittoria del Nicchio. Dopo il successo dell’Aquila del 3 luglio, il Nicchio era diventato la contrada nonna, quella che da più tempo non vinceva. Si toglie così la “cuffia” dopo appena 47 giorni. Soltanto nel 1794 era accaduto che due contrade si scuffiassero nello stesso anno: Giraffa a luglio e Selva ad agosto. Nel 2026 è successo con Aquila e Nicchio.
Per Tittia è “cappotto” personale: trionfa anche nel Nicchio dopo la Carriera di luglio nell’Aquila su Diodoro. Atzeni sale a 13 vittorie, raggiunge Trecciolino e si porta a una sola lunghezza dalle 14 di Aceto, fantino più vincente dell’epoca moderna. Secondo successo invece per Anda e Bola, che non vinceva dal 16 agosto 2025, nel Valdimontone con Giuseppe Zedde detto Gingillo. La cuffia passa ora alla Chiocciola, che attende la vittoria dal 16 agosto 1999.
La corsa dominata da Tittia
L’ennesimo assolo, una cavalcata perfetta arrivata dopo oltre un’ora di mossa. Giovanni Atzeni detto Tittia vince il suo tredicesimo Palio ancora una volta con prepotenza, dominando dal primo all’ultimo giro. E così, dopo l’Aquila a luglio, il fantino sardo-tedesco spezza anche l’incantesimo del Nicchio, che aspettava questa vittoria da 28 anni. Lo ha fatto su Anda e Bola, che ha trionfato per la seconda volta in Piazza del Campo. L’ultimo successo della Contrada dei Pispini risaliva al 16 agosto 1998, con Il Bufera su Re Artù. Per il Nicchio è la 43esima vittoria.
Una mossa lunga e nervosa
La mossa, si diceva, è durata oltre un’ora ed è stata segnata da un forte nervosismo, con il mossiere che ha richiamato le Contrade fuori dai canapi per tre volte e con altrettante partenze giudicate non valide. Questo l’ordine tra i canapi: Lupa, Chiocciola, Giraffa, Selva, Torre, Istrice, Onda, Nicchio, Oca e Aquila di rincorsa. Al via Tittia e Anda e Bola sono schizzati immediatamente in testa, seguiti da Selva, Torre e Istrice. Un gruppo di testa rimasto sostanzialmente invariato per tutti e tre i giri, con Atzeni saldamente al comando e capace di mantenere diversi metri di vantaggio sugli inseguitori.
Il record di vittorie si avvicina
Per Tittia è “cappotto” personale: trionfa nel Nicchio dopo aver conquistato anche la Carriera di luglio nell’Aquila su Diodoro. Atzeni sale così a 13 vittorie, raggiunge Trecciolino e si porta a una sola lunghezza dalle 14 di Aceto, il fantino più vincente dell’epoca moderna.
La caduta dopo il traguardo
Una corsa dominata fino all’ultimo metro e conclusa con un brivido: subito dopo aver alzato il nerbo al bandierino, Tittia è caduto da cavallo, quando ormai la vittoria del Nicchio era già conquistata, ed è finito in ospedale delle Scotte per accertamenti. Le sue condizioni non desterebbero preoccupazioni.
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Colleferro, uccide la moglie a coltellate
Ultima Ora – Un uomo ha ucciso la compagna a coltellate a Colleferro, alle porte di Roma. L’ennesimo femminicidio si è consumato oggi pomeriggio intorno alle 15.30 e l’assassino è stato fermato dalla polizia a poca distanza dall’abitazione, dopo la chiamata della figlia.
“Ho ucciso io mia moglie” ha detto l’uomo, di origine straniera, ammettendo di essere l’autore del delitto. La vittima è una donna polacca di 50 anni. Il fermato vive in Italia da 20 anni e ha cinque figli insieme alla donna. Uno di questi avrebbe visto in diretta l’omicidio. Sul posto il pm della procura di Velletri diretta dal procuratore Carlo Villani.
Tensioni nella coppia
Secondo quanto si apprende, tra i due c’erano grandi tensioni da tempo. Sul posto è arrivato anche il pm della Procura di Velletri, diretta dal procuratore capo Carlo Villani.
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Riapre il Museo di Messina, drappi neri al posto delle opere trafugate di Antonello. Parla…
Ultima Ora – Ha riaperto oggi al pubblico il Museo regionale di Messina dove nella serata di Ferragosto si è verificato un clamoroso furto di opere di Antonello da Messina. Drappi neri sono stati installati laddove si trovavano le tavole trafugate.
Stamattina erano presenti una trentina di persone ma con il passare delle ore i visitatori sono aumentati. “È una grande perdita, siamo rimasti molto colpiti dal museo in sé per tutto quello che ha, però avrei voluto vedere le opere di Antonello, mi sarebbe piaciuto”, dice una turista. “Non siamo spinti dalla curiosità per quello che è accaduto, il museo con le opere di Antonello era una tappa in programma”, ha aggiunto rispondendo alle domande dei giornalisti. Tra coloro che hanno visitato il museo c’era un gruppo di turisti siracusani e palermitani, oltre a diversi messinesi rammaricati per la grave perdita delle opere di Antonello.
La testimone, “ho chiamato io il 112”
“Stavamo parcheggiando e i fari dell’auto hanno illuminato le due tavole che erano sul marciapiede, appoggiate sul muretto: le ho viste benissimo e le ho riconosciute all’istante”. Parla la testimone che ha trovato le due tavole di Antonello da Messina abbandonate dagli autori del clamoroso colpo al Museo regionale, da dove i ladri hanno portato via quattro opere del grande artista. “Abbiamo fatto le foto alle opere – racconta ancora alla Gazzetta del Sud – e chiamato all’istante il 112, erano le 21.02”.
I ladri, secondo quanto emerge dalle telecamere di videosorveglianza interne, erano entrati in azione alle 20.47: in due col volto coperto e vestiti di nero hanno preso il Polittico e frantumato con una mazza la teca blindata per poi arraffare la tavoletta bifronte. In servizio c’erano quattro custodi e l’allarme sarebbe scattato ma non sarebbe stato sentito dai guardiani.
L’allarme, in ogni caso, come segnalato con sorpresa dal presidente della Regione, Renato Schifani, non disponeva di alcun collegamento diretto con le forze di polizia: “Ho scoperto oggi che, fin dall’apertura del nuovo museo parziale nel 2016 e completa nel 2017, non è mai stato previsto alcun collegamento diretto con le forze di polizia. Una scelta grave e incomprensibile. Non cerco alibi nelle decisioni del passato: oggi la responsabilità è nostra e il sistema cambierà”, ha detto in un’intervista al Corriere della Sera. “Le prime verifiche indicano che allarme e telecamere hanno funzionato: il segnale è scattato e le immagini ci sono. La criticità sembra quindi umana: segnali non letti o non gestiti. Un fatto grave su cui accerteremo senza indugio le responsabilità. Un custode non può essere soltanto un nome scritto sul turno. Custodire significa vigilare davvero e reagire subito a un allarme. Se la sala di controllo doveva essere presidiata ed era vuota, sarebbe molto grave. Non accetterò il gioco nel quale, alla fine, nessuno era competente e nessuno è responsabile”, ha proseguito Schifani, dopo aver annunciato che “da oggi i quattro custodi sono in ferie d’ufficio e vi resteranno finché i fatti non saranno chiariti. Non è una condanna anticipata, ma una misura organizzativa”.
La testimonianza sul ritrovamento
A segnalare il furto è stata invece una signora che ha scoperto all’esterno le opere abbandonate: “Quando è arrivata la polizia ha tentato di contattare il museo, ma non si trovava nessuno alle linee telefoniche. Dopo circa 20 minuti sono usciti due custodi. Uno di loro, al quale mi ero avvicinata, era sbalordito e spaventato e cercava con il telefonino di contattare qualcuno”. E chiarisce un altro aspetto della vicenda: le sbarre trovate divaricate, “in realtà lo erano da vari mesi e quindi non sono state manomesse quella sera”.
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Lo storico driver di Varenne: “Io e lui eravamo una macchina perfetta”
Ultima Ora – “La storia l’ha scritta lui, io non ho fatto altro che stargli dietro. Se oggi la gente mi riconosce per strada lo devo a Varenne. Abbiamo costituito insieme un connubio e una macchina perfetta. Gli sarò riconoscente per tutta la vita”. Giampaolo Minnucci, lo storico driver del ‘Capitano’, ricorda così all’Ultima Ora il trottatore più forte di sempre, scomparso oggi all’età di 31 anni nell’allevamento di Eboli, con cui conquistò trionfi in tutto il mondo.
L’incontro casuale e il lungo sodalizio
Un legame indissolubile nato da un acquisto quasi casuale insieme al proprietario Enzo Giordano (“Cosa vista, piaciuta e comprata”) e proseguito ben oltre l’addio alle piste: “Ha chiuso gli occhi a 31 anni e io non ho mai saltato un suo compleanno. L’ho visto per l’ultima volta proprio quel giorno, lo scorso 19 maggio. Non riesco a spiegare l’emozione tra di noi in ognuno di questi incontri, la tengo per me”.
Quando gli si chiede della prima gara insieme, il driver ammette: “Non pensavo nemmeno che si avvicinasse al 30-40% di quello che ha poi fatto. Ci bastava fosse un ottimo acquisto, da lì a diventare il campione del mondo c’è di mezzo un abisso. Ho vinto quasi 6 mila corse in carriera e lui ne ha vinte 62, ma non ho mai ritrovato un cavallo così”.
Le competizioni vinte insieme al ‘Capitano’
Tra i trionfi leggendari – dall’Elitloppet al Prix d’Amérique, fino ai record del mondo negli Usa e alla Lotteria di Agnano – il ricordo più vivido resta però l’ultima uscita insieme: “Scelgo la gara in Canada, quando lo retrocessero per una squalifica nell’ultima curva. Me la tengo stretta insieme a tutte le vittorie”. Oggi Minnucci torna in pista a Cesena per un torneo internazionale di driver da tutto il mondo, ma con il pensiero rivolto al suo compagno di una vita: “I cavalli hanno un cuore e un cervello pensante. Non so se sia stato lui a cercare me o io lui, ma so che è lui ad avermi trovato. Ci siamo incontrati e insieme abbiamo fatto la storia. Dico grazie per sempre al Capitano”, ha concluso commosso. -
È morto Varenne, il più grande trottatore di sempre
Ultima Ora – È morto Varenne. Il cavallo italiano, che era nato a Copparo nel 1995, è stato un grande trottatore, ritenuto da molti il più forte di tutti i tempi. Il “Capitano”, questo uno dei suoi soprannomi, ha vinto tanti titoli durante la carriera, in particolare ha centrato il Grand Slam per due volte, nel 2001 e nel 2002, vincendo le tre corse di Gruppo 1 più prestigiose d’Europa, ovvero il Prix d’Amérique, il Gran Premio Lotteria e l’Elitloppet.
Nato il 19 maggio 1995 nell’allevamento di Zenzalino, a Copparo, in provincia di Ferrara, Varenne era figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz e doveva il suo nome alla rue de Varenne di Parigi, la strada dove si trova l’ambasciata italiana in Francia. Soprannominato “Il Capitano”, è considerato uno dei più grandi, se non il più grande, trottatore della storia dell’ippica mondiale.
Gli esordi e la carriera
La sua carriera cominciò in maniera curiosa il 4 aprile 1998 a Bologna: all’esordio venne squalificato per una rottura al galoppo, ma impressionò comunque per la rimonta compiuta dopo aver perso terreno. Affidato all’allenatore finlandese Jori Turja e accompagnato per quasi tutta la carriera dal driver romano Giampaolo Minnucci, Varenne avrebbe poi dominato le più importanti corse del trotto internazionale. In 73 partenze ottenne 62 vittorie, sei secondi posti e due terzi posti, accumulando oltre 6 milioni di euro di premi, cifra che lo rese il trottatore più vincente al mondo.
Il palmarès
Nel suo palmarès figurano il Derby italiano del trotto del 1998, il Gran Premio delle Nazioni del 1999, tre Gran Premi Lotteria di Agnano consecutivi dal 2000 al 2002, due Prix d’Amérique a Parigi nel 2001 e nel 2002, due Elitloppet a Stoccolma negli stessi anni e la Breeders Crown del 2001 negli Stati Uniti. Proprio al Meadowlands di New York, nella finale della Breeders Crown, stabilì sul miglio il tempo di 1’51″1, allora record mondiale, con una media di 1’09″1 al chilometro. Il 2001 fu l’anno della definitiva consacrazione: Varenne riuscì a vincere nello stesso anno le più prestigiose corse del calendario internazionale, un’impresa senza precedenti nel trotto. Fu inoltre proclamato “Cavallo dell’anno” in tre diversi Paesi: in Italia nel 2000, 2001 e 2002, in Francia nel 2001 e 2002 e negli Stati Uniti nel 2001.
Il ritiro e la vita da riproduttore
Chiuse la carriera agonistica il 28 settembre 2002 a Montréal, nella tappa finale della World Cup, dove una sconfitta non gli impedì comunque di conquistare il trofeo grazie ai risultati ottenuti nelle prove precedenti. Terminata l’attività in pista, iniziò una lunghissima carriera da riproduttore, generando più di duemila figli. Dopo aver vissuto in diversi allevamenti, da Vigone nel Torinese all’Equicenter Monteleone nel Pavese e alla tenuta Il Cigno di Villanterio, nel marzo 2025 era stato trasferito all’allevamento LJ di Dario De Angelis a Eboli, dove trascorreva la pensione. -
Il ricordo di Fausto Brizzi: “Era l’algoritmo, insieme abbiamo cambiato la commedia”
Ultima Ora – “Fulvio ha rappresentato un prima e un dopo nella mia vita. Per me se ne va un pezzetto della mia esistenza, che tra i pezzetti era quello che reggeva tutto il resto”.
Così il regista e sceneggiatore Fausto Brizzi ricorda all’Ultima Ora il produttore Fulvio Lucisano, scomparso oggi all’età di 98 anni.
Brizi e Lusciano, un sodalizio inespugnabile
Con lui ha firmato cinque successi al botteghino, a partire da ‘Notte prima degli esami’ per il quale vinse il David di Donatello come miglior regista esordiente.
“Insieme con quel film abbiamo dimostrato che si poteva fare un nuovo modo di fare commedia, anche senza le parolacce”, racconta Brizzi. “Ci ispiravamo più alla commedia inglese che a quella italiana classica basata solo sul comico: pensavamo a Richard Curtis, Love Actually, Notting Hill, storie dove la trama conta più della battuta facile. Il produttore di una volta si ‘fidanzava’ con un autore, lo sceglieva e gli metteva a disposizione i mezzi per seguirne le idee, difendendo la scelta fino alla fine. Oggi c’è un algoritmo che ti dice a ogni step se l’idea o la sceneggiatura funzionano. L’algoritmo era Fulvio”, sottolinea, spiegando il valore visionario e la grande competenza di Lucisano.
Il successo di “Notte prima degli esami”
Ripercorrendo la genesi del loro successo più iconico, Brizzi rivela: “‘Notte prima degli esami’ è stato un lavoro durato tre anni. Fu scritto nel 2004 e nessun regista voleva girarlo. Dopo un anno di tentativi con vari colleghi, Fulvio propose la regia a me. Lo abbiamo girato nell’estate 2005 ed è uscito nel 2006: ci siamo trovati di fronte a un evergreen inconsapevole. Per noi era soltanto il nostro piccolo progetto del cuore, non immaginavamo che sarebbe andato in onda per i vent’anni successivi”.
L’opera più amata
Nonostante l’impatto generazionale del film d’esordio, l’orgoglio più grande condiviso con il produttore resta un altro titolo: “Il film a cui eravamo più affezionati era ‘Ex’, fatto un paio d’anni dopo. È stato il mio esame di maturità, cercavo di creare un titolo dal nulla senza appoggiarmi a un successo pregresso. Ci ha dato una soddisfazione ancora maggiore: invece di fare un facile ‘Notte prima degli esami 2’, che sarebbe stato un gol a porta vuota, decidemmo di tirare da più lontano. E Fulvio mi ha seguito in un progetto che all’epoca era produttivamente molto impegnativo”, conclude con commozione. -
Lo sfogo della mamma di Tania, strangolata dall’ex: “Lo avevamo denunciato 7-8 volte”
Ultima Ora – Tania Terrin è morta strangolata dal suo ex, Dino Kerber, che si è tolto la vita subito dopo, nonostante 7 – 8 denunce. Dino, che ad aprile aveva stretto le mani attorno al collo di Tania così forte da farle perdere i sensi, non ha messo nemmeno il braccialetto elettronico. E’ lo sfogo al Corriere della Sera di Mariella Forner, mamma della 39enne strangolata la sera di ferragosto in casa a Camponogara dall’ex compagno, 43enne, di Dolo, nel Veneziano.
“Lo abbiamo denunciato sette o otto volte, tre io, tre lei dai carabinieri e due o tre anche suo padre, che non vive con me. Siamo separati. C’è stato anche l’ammonimento del questore. Tania si era convinta a querelarlo dopo i fatti accaduti ad aprile. Era Pasqua. Lui l’aveva convinta a riprovarci, sembrava andasse meglio e invece quando poi Tania era andata a casa sua, Dino le aveva stretto le mani attorno al collo così forte da farle perdere i sensi”, ha raccontato la donna al Corriere, che fa poi un appello ai carabinieri: “Chiedo di dire alle donne che denunciano le violenze che si facciano subito la valigia, che lascino tutto, la casa, il lavoro e che spariscano. Devono dire alle donne la verità. Perché non esiste altro modo per proteggere una donna che sporge denuncia verso il compagno. Deve rinunciare a tutto, alla sua vita, alla famiglia. Deve abbandonare il proprio paese e far perdere le sue tracce. Diversamente, deve mettere in conto che potrebbe morire”.Quello tra Tania e Dino era un rapporto molto turbolento che durava, tra tira e molla, da due anni. “Si erano lasciati e ripresi molte volte”. Poi la prima aggressione: “Lui le aveva tirato un pugno, graffiandola e facendole male a un timpano. Si separavano, ma Dino stava distante da lei un mese al massimo, poi tornava. Lei lo perdonava e riprendeva a tartassarla. Messaggi, telefonate, scene di gelosia, controllo del telefono, pedinamenti. “Guarda che a me i talebani non piacciono”, gli ho detto una volta. E a Tania dicevo: guarda che prima o poi quello tira fuori un coltello”.
L’ultimo ritorno
Qualche giorno fa, prosegue la mamma della vittima, “Dino era tornato alla carica. Il 14 agosto lui era a Rimini con degli amici e ha iniziato a mandarle raffiche di messaggi, a tempestarla di telefonate. Mia figlia mi ha detto, l’indomani, che non aveva potuto chiudere occhio perché Dino non mollava. Lei era a casa di suo papà. Poi ci siamo viste e abbiamo trascorso il pomeriggio del Ferragosto assieme fino alle 17. “Mamma, forse vado a una festa alle 18, con una ventina di amici”, ha detto. Poi ho scoperto che la sera di sabato in realtà non si è mossa di casa. Io non l’ho voluta disturbare. Ma solo dopo che me l’ha ammazzata ho capito che lui era tornato da Rimini e deve averla raggiunta a casa, con un pretesto. Mia figlia gli ha aperto la porta. Alle 23.45 sabato sera Tania ha fatto il suo ultimo accesso a WhatsApp. Tutti i messaggi che le ho mandato la mattina e nel pomeriggio di domenica sono rimasti senza le spunte blu.
La scoperta del cadavere
Tra le 17 e le 18, con il cuore in gola, sono andata da lei. Ho bussato. “Tania, apri, è la mamma”. Nulla. Ho bussato ai vicini, a tutte le porte. Ho chiamato i carabinieri. Dopo venti minuti è arrivata una pattuglia da Stra”
A quel punto “dono riusciti ad accedere a casa di Tania saltando dalla terrazza della vicina. La luce era accesa, e non era da lei. La finestra era aperta. Non mi hanno lasciato entrare. Ho implorato che mi facessero vedere Tania. Mi dicevano: “Dopo, signora”. Ma se mia figlia era dentro e l’ambulanza non arrivava… Ho capito tutto, subito. Non me l’hanno fatta salutare. Quando hanno aperto da dentro l’ho intravista di scorcio. Era seduta sul divano, con il suo bellissimo abito rosso. Era pronta per uscire”.
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Tragedia in carcere, un detenuto dà fuoco al materasso in cella e muore per le esalazioni
Ultima Ora – Dramma al carcere di Pordenone.
Un detenuto di 19 anni, cittadino egiziano, è morto a causa del fumo inalato dopo aver dato fuoco al proprio materasso nel carcere del Castello di Pordenone.
La morte in carcere
Il giovane, che si trovava in una cella singola, poco prima delle 23 ha sbarrato l’ingresso della stanzetta con una sedia e ha appiccato il fuoco. Nonostante l’intervento della polizia penitenziaria, il giovane è morto poco dopo l’arrivo del personale della centrale operativa Sores Fvg.
L’intervento delle forze dell’ordine
Sul posto anche i vigili del fuoco che hanno spento, assieme agli agenti della polizia penitenziaria, il rogo in pochi minuti, rimanendo poi sul posto per tutta la notte per analizzare la qualità dell’aria e per scongiurare altri rischi. Altri due detenuti hanno riportato una lieve intossicazione e sono stati trasportati precauzionalmente al Pronto soccorso. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri.
Il ragazzo, che aveva piccoli precedenti, era stato arrestato alcune settimane fa per resistenza a pubblico ufficiale in seguito a una rissa avvenuta nel centro di Pordenone.
