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  • Cina: come vanno a “scuola” i robot a Xiong’an?

    Riuscite a immaginare robot che vanno a “scuola” ogni giorno, proprio come gli studenti? Nella Xiong’an New Area, nella provincia settentrionale cinese dello Hebei, sta già accadendo. In un centro di addestramento per l’intelligenza incarnata, gli istruttori insegnano ai robot a svolgere compiti in ambienti diversi, aiutandoli ad apprendere attraverso esercitazioni ripetute e l’analisi di enormi quantità di dati. (XINHUA/Ultima Ora) mec/(Fonte video: Xinhua)

  • Cina, la Banca centrale rafforza il sostegno alle aree colpite dalla frana

    PECHINO (CINA) (XINHUA/Ultima Ora) – La banca centrale cinese ha aumentato di 5 miliardi di yuan (circa 737 milioni di dollari) la propria quota di rifinanziamento destinata all’agricoltura e alle piccole imprese nella regione autonoma dello Xizang, nel sud-ovest della Cina, per sostenere le operazioni di soccorso e ricostruzione dopo il disastro, ha dichiarato ieri la Banca popolare cinese (PBOC).
    La misura mira a orientare e incoraggiare le istituzioni finanziarie a rafforzare il sostegno creditizio a favore delle entità di mercato nelle aree colpite, dopo che una colata di fango ha causato numerose vittime lungo il confine tra Cina e Nepal, secondo la banca centrale.
    Il rifinanziamento è uno strumento di politica monetaria attraverso il quale la banca centrale fornisce fondi a basso costo alle istituzioni finanziarie per incoraggiare l’erogazione di prestiti a settori specifici.
    Una colata di fango ha investito mercoledì mattina il valico di Gyirong, nell’omonima contea dello Xizang. Alle 8:00 di ieri mattina, tre persone risultavano decedute e altre 558 disperse.
    La banca centrale ha dichiarato che solleciterà la propria filiale regionale dello Xizang a utilizzare in modo efficace la quota aggiuntiva di rifinanziamento e a orientare le istituzioni finanziarie affinchè rispondano attivamente alle esigenze di finanziamento nelle aree colpite.
    Anche il settore assicurativo cinese si è attivato rapidamente per fornire servizi relativi alle richieste di risarcimento e sostegno finanziario in seguito al disastro. I principali assicuratori, tra cui PICC e Ping An P&C, hanno attivato meccanismi di risposta alle emergenze, inviando squadre nelle aree colpite e aprendo canali rapidi per la gestione delle richieste di risarcimento.
    Una prima squadra composta da 141 soccorritori è arrivata ieri mattina al valico di confine di Gyirong, colpito dalla colata di fango.Ultima Ora / IPA.-Foto Xinhua-

  • Pentathlon, Micheli riparte dai Mondiali a Guiyang verso il sogno olimpico

    GUIYANG (CINA) (XINHUA/Ultima Ora) – I Mondiali 2026 di pentathlon moderno, attualmente in corso, hanno richiamato oltre 500 atleti provenienti da più di 50 Paesi e regioni a Guiyang, nella provincia del Guizhou. Tra loro c’è il 24enne italiano Giorgio Micheli, tornato alle competizioni dopo un lungo periodo di pausa per infortunio e che gareggia in Cina per la prima volta.
    Dopo aver iniziato la carriera professionale nel 2018, Micheli considera il torneo un importante banco di prova per il suo ritorno, mentre insegue il sogno olimpico.
    E’ diventato professionista a 16 anni e ci si aspettava che si imponesse subito sulla scena internazionale. Tuttavia, i ripetuti infortuni degli ultimi tre anni ne hanno più volte interrotto i progressi e lo hanno tenuto lontano dalle competizioni. “In passato ho subito molti infortuni e questa è la mia prima stagione da senior davvero completa”, ha dichiarato Micheli in un’intervista rilasciata ieri.
    Per gli atleti che rientrano da un infortunio, l’impegnativo calendario agonistico del pentathlon moderno rappresenta una sfida importante. Le gare di staffetta maschile, femminile e mista si disputano parallelamente alle competizioni individuali, articolate in turni di qualificazione, semifinali e finali. Gareggiare ripetutamente ad alta intensità nell’arco di una settimana richiede notevoli riserve fisiche e la capacità di mantenere la condizione agonistica.
    “Mi sono appena ripreso dall’infortunio e non sono ancora sufficientemente in forma per affrontare gare consecutive. Tuttavia, devo competere una volta dopo l’altra per permettere al mio corpo di riadattarsi a confronti ad alta intensità”, ha affermato Micheli.
    Anche le condizioni di Guiyang hanno rappresentato un’ulteriore sfida. Il luogo di gara è stato caratterizzato da caldo e umidità, mentre il percorso sull’erba è tortuoso.
    I rapidi cambiamenti delle condizioni meteorologiche hanno contribuito all’andamento altalenante dei risultati. Micheli ha partecipato alle staffette maschile e mista, chiudendo al nono posto la prova maschile. Pur non essendo salito sul podio, ha offerto una valutazione misurata della propria prestazione, indicando la corsa a ostacoli come un punto di forza e giudicando solida la prova di corsa, pur riconoscendo la necessità di migliorare nel tiro.
    Gareggiare con i migliori atleti provenienti da tutto il mondo ha inoltre permesso a Micheli di farsi un’idea più chiara del livello richiesto sulla scena internazionale. “Il livello di questi Mondiali è estremamente alto, soprattutto nelle gare di staffetta. E’ facile immaginare che gli avversari saranno ancora più forti nelle competizioni individuali”, ha osservato.
    Dopo i Mondiali, Micheli prevede di iniziare in Italia un nuovo ciclo di allenamenti, con obiettivi di miglioramento ben definiti.
    Per Micheli, il pentathlon moderno è da tempo molto più di un semplice sport. “E’ il mio lavoro, la mia passione e il mio sogno”, ha dichiarato con emozione.Ultima Ora / IPA.-Foto Xinhua-

  • Malta, processo Caruana Galizia: la Procura chiede la condanna dell’imprenditore Fenech

    LA VALLETTA (MALTA) (Ultima Ora/MNA) – Al processo a Malta per l’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia, la Procura ha chiesto alla giuria di condannare l’imprenditore Yorgen Fenech, accusato di aver ordinato e finanziato l’assassinio.
    Caruana Galizia fu uccisa il 16 ottobre 2017 da un’autobomba nei pressi della sua abitazione a Bidnija. Nell’arringa conclusiva, il procuratore Anthony Vella ha sostenuto che Fenech avesse “le mani sporche del sangue di Daphne” e che il suo coinvolgimento fosse determinante nell’omicidio.
    Secondo l’accusa, il movente sarebbe legato alle inchieste della giornalista sugli interessi economici dell’imprenditore, in particolare sulla società 17 Black, registrata a Dubai e riconducibile all’imprenditore secondo la ricostruzione della Procura, e sul progetto energetico Electrogas, nel quale Fenech aveva una partecipazione.
    Fenech, 44 anni, nega ogni coinvolgimento nell’omicidio e respinge l’accusa di associazione a delinquere. La difesa presenterà ora le proprie conclusioni.
    La giudice Edwina Grima riassumerà quindi il caso davanti alla giuria, che si ritirerà per deliberare sul verdetto.
    Fonte: IPA
    Ultima Ora / IPA.

  • Bezzecchi leader delle Practice del Gp di Aragon, Martin settimo

    ALCANIZ (SPAGNA) Ultima Ora / IPA – Marco Bezzecchi si prende le Practice del Gran Premio di Aragon, tredicesimo appuntamento del Mondiale di MotoGp. Il pilota riminese dell’Aprilia ferma il cronometro sul tempo di 1’45″455 e precede di 0″010 la Ducati Gresini di Alex Marquez, davanti al fratello Marc (Ducati), terzo a 0″038. Accesso diretto al Q2 anche per Fabio Di Giannantonio (Ducati VR46), quarto a 0″299 davanti a Fermin Aldeguer (Ducati Gresini) e Raul Fernandez (Aprilia Trackhouse). Il leader del Mondiale Jorge Martin (Aprilia) è settimo a 0″572 da Bezzecchi. Seguono Pedro Acosta (Ktm), Franco Morbidelli (Ducati VR46) e Johann Zarco (Honda LCR). Dovrà passare dal Q1 Francesco Bagnaia (Ducati), 13esimo a 1″032.– Foto Ipa Agency –Ultima Ora / IPA.

  • Cremlino “Colloqui di pace con Kiev sono attualmente sospesi”

    MOSCA (RUSSIA) Ultima Ora / IPA – I colloqui di pace tra Russia e Ucraina sono attualmente in una fase di “sospensione”. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “La questione dei colloqui di pace: sì, questo argomento è attualmente in sospeso, non ci sono nuove idee”, ha detto Peskov rispondendo ai giornalisti, secondo quanto rilancia la Tass. Secondo Peskov, Kiev è al corrente delle richieste di Mosca, ma la parte ucraina “non è disposta” a risolvere il conflitto pacificamente. “La parte ucraina è ben consapevole delle nostre richieste. Non vogliono discuterne pacificamente. Pertanto, continuiamo a garantire questa dinamica positiva sul fronte. E l’operazione prosegue”, ha dichiarato. Secondo il portavoce del Cremlino, “l’avanzata delle forze armate russe” in prima linea è evidente. “Stiamo proseguendo la nostra operazione militare speciale. L’avanzata in prima linea è, di fatto, evidente. Gli esperti comprendono perfettamente cosa significhi questa dinamica e quali conseguenze avrà in definitiva per il regime di Kiev”, ha concluso. Ultima Ora / IPA. -Foto Ipa Agency-

  • Cina: pentathlon, Micheli riparte dai Mondiali a Guiyang verso il sogno olimpico

    GUIYANG (CINA) (XINHUA/Ultima Ora) – I Mondiali 2026 di pentathlon moderno, attualmente in corso, hanno richiamato oltre 500 atleti provenienti da più di 50 Paesi e regioni a Guiyang, nella provincia del Guizhou. Tra loro c’è il 24enne italiano Giorgio Micheli, tornato alle competizioni dopo un lungo periodo di pausa per infortunio e che gareggia in Cina per la prima volta.
    Dopo aver iniziato la carriera professionale nel 2018, Micheli considera il torneo un importante banco di prova per il suo ritorno, mentre insegue il sogno olimpico.
    È diventato professionista a 16 anni e ci si aspettava che si imponesse subito sulla scena internazionale. Tuttavia, i ripetuti infortuni degli ultimi tre anni ne hanno più volte interrotto i progressi e lo hanno tenuto lontano dalle competizioni. “In passato ho subito molti infortuni e questa è la mia prima stagione da senior davvero completa”, ha dichiarato Micheli in un’intervista rilasciata ieri.
    Per gli atleti che rientrano da un infortunio, l’impegnativo calendario agonistico del pentathlon moderno rappresenta una sfida importante. Le gare di staffetta maschile, femminile e mista si disputano parallelamente alle competizioni individuali, articolate in turni di qualificazione, semifinali e finali. Gareggiare ripetutamente ad alta intensità nell’arco di una settimana richiede notevoli riserve fisiche e la capacità di mantenere la condizione agonistica.
    “Mi sono appena ripreso dall’infortunio e non sono ancora sufficientemente in forma per affrontare gare consecutive. Tuttavia, devo competere una volta dopo l’altra per permettere al mio corpo di riadattarsi a confronti ad alta intensità”, ha affermato Micheli.
    Anche le condizioni di Guiyang hanno rappresentato un’ulteriore sfida. Il luogo di gara è stato caratterizzato da caldo e umidità, mentre il percorso sull’erba è tortuoso.
    I rapidi cambiamenti delle condizioni meteorologiche hanno contribuito all’andamento altalenante dei risultati. Micheli ha partecipato alle staffette maschile e mista, chiudendo al nono posto la prova maschile. Pur non essendo salito sul podio, ha offerto una valutazione misurata della propria prestazione, indicando la corsa a ostacoli come un punto di forza e giudicando solida la prova di corsa, pur riconoscendo la necessità di migliorare nel tiro.
    Gareggiare con i migliori atleti provenienti da tutto il mondo ha inoltre permesso a Micheli di farsi un’idea più chiara del livello richiesto sulla scena internazionale. “Il livello di questi Mondiali è estremamente alto, soprattutto nelle gare di staffetta. È facile immaginare che gli avversari saranno ancora più forti nelle competizioni individuali”, ha osservato.
    Dopo i Mondiali, Micheli prevede di iniziare in Italia un nuovo ciclo di allenamenti, con obiettivi di miglioramento ben definiti.
    Per Micheli, il pentathlon moderno è da tempo molto più di un semplice sport. “È il mio lavoro, la mia passione e il mio sogno”, ha dichiarato con emozione.
    Ultima Ora / IPA.

  • Perché il capo della Cia è andato a Mosca, nuvole nere all’orizzonte

     di Vincenzo Petrone (*)
    ROMA Ultima Ora / IPA – Il massimo responsabile della CIA, John Ratcliffe è andato a Mosca la settimana scorsa per qualche ora. Non ha incontrato Putin. Il più autorevole protagonista del momento nella politica estera dell’Amministrazione Trump ha viaggiato fino a Mosca in un C17A, un grosso velivolo dell’Aeronautica Militare che ha fatto scalo a Riga, in Lettonia. In tutta evidenza, gli Stati Uniti volevano che si sapesse del viaggio di Ratcliffe, ma non hanno comunicato nulla in materia né sul piano ufficiale né su quello ufficioso. Non ce n’era bisogno. Il volo è stato tracciato da Flightradar24, un’App aperta.
    E a visita già conclusa, ne ha fatto stato anche il portavoce del Cremlino, un abbottonatissimo Peskov, in risposta ad un giornalista. I Capi dei Servizi Segreti e non solo quelli americani, quando non vogliono essere notati, evitano di viaggiare in un grande aeroplano grigio della propria Difesa. Se poi addirittura vanno in Russia, un Paese in guerra, non partono da una base militare e non fanno scalo in aeroporti di Paesi ubicati in aree critiche, sotto osservazione da parte dei satelliti di mezzo mondo. In questo caso, il C17A ha fatto scalo a Riga dove non ha fatto refueling neanche per finta, perché non ne aveva bisogno. Lo stop over era un messaggio politico. La capitale della Lettonia, Paese del fronte NATO sul Baltico, si trova infatti a soli 500 km da Kaliningrad, enclave russa schiacciata tra Polonia e Lituania.
    Nella enclave fa scalo la flotta russa del Baltico, sono ospitati alcuni reparti di forze speciali russe e vi è immagazzinato un centinaio di ordigni nucleari. Una coincidenza molto eloquente è che solo poche ore prima del viaggio di Ratcliffe, la Nato aveva realizzato sullo stesso braccio del Mar Baltico una importante esercitazione, la ‘Baltic Thunder’. Non programmata: sottolineo, non programmata, con 50 dei più avanzati sistemi aerei da ricognizione e da combattimento di cui la NATO dispone. L’Italia vi ha preso parte, sulle acque della Lituania, con gli Eurofighters del 36mo Stormo.
    Per capirci: il Governo americano non soltanto non ha nascosto la visita a Mosca del Capo della CIA, non soltanto l’ha realizzata subito dopo l’esercitazione NATO, ma le ha voluto dare la fisionomia anche ritualistica di una missione importante, che per molti versi fa venire in mente, con sinistri riflessi, il crescendo di divulgazione di intelligence orchestrato dall’Amministrazione Biden nei giorni che hanno preceduto l’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio del 2022.
    La grande maggioranza dei media italiani ha dato ben poco risalto alla notizia della missione di Ratcliffe, inquadrandola nelle iniziative americane per un cessate il fuoco in Ucraina. Secondo i commentatori italiani, Ratcliffe avrebbe raccolto il testimone della trattativa russo-ucraina dagli eterei emissari personali di Trump, ossia suo genero Jared Kushner e l’immobiliarista Steve Witkoff, entrambi soci in affari del Presidente.
    Può darsi benissimo che anche l’Ucraina e il cessate il fuoco siano stati parte dell’agenda di Ratcliffe. Ma è di gran lunga più probabile che questo improvviso viaggio trovi origine in primo luogo nell’allarme americano per il moltiplicarsi degli episodi di guerra ibrida dei quali gli apparati di Putin si sono resi protagonisti nelle ultime settimane. Una escalation che porterebbe ad attendersi a breve scadenza un intervento militare russo in un Paese NATO. Come accadde per l’Ucraina nel 2022, Putin sta probabilmente ricevendo dai suoi Servizi Segreti e dai suoi vertici militari, valutazioni sbagliate circa la risolutezza con cui la NATO risponderebbe a un possibile intervento russo sul fronte dei Paesi baltici. In questa prospettiva, la visita di Ratcliffe sarebbe una buona notizia per 2 ragioni: la prima è che quando spie e diplomatici si parlano, in genere ma non sempre, lo fanno per evitare che parlino le armi. La seconda ragione, è che nonostante le sue rimuginazioni di amicizia per Putin e di simmetrica inimicizia per l’Europa, l’America di Trump sembra disposta a spiegare al dittatore russo che la NATO ed i suoi Paesi sono inviolabili e risponderebbero con le armi a qualunque provocazione intesa a dividere l’Alleanza.
    Anche il più distratto lettore di giornale, forse persino i portavoce ufficiosi, politici e mediatici, di Putin in Italia, devono aver registrato la serie di preoccupate e ponderate dichiarazioni che negli ultimi due mesi sono arrivate dai Capi di Stato Maggiore di Francia, Germania e Gran Bretagna e dal Capo del Comitato Militare della NATO, circa la consistente probabilità che la Russia tenti presto, probabilmente già quest’anno, un colpo di mano in uno dei 3 Paesi baltici o in Polonia. L’aspettativa di queste personalità, tutti militari appartenenti a Paesi indiscutibilmente democratici, non è che Mosca stia preparando una operazione militare su larga scala bensì che effettui un intervento puntuale, ma sufficientemente significativo in Paese NATO.
    L’intento sarebbe dimostrare che l’Art 5 del Trattato NATO sulla mutua difesa tra gli alleati non trova più a Washington, alla Casa Bianca, un Presidente disposto ad autorizzare una adeguata reazione militare ed operativa dell’Alleanza. Il pericolo che Putin possa tentare un colpo di mano è determinato da una serie di fattori obbiettivi. Il primo è che Putin non riesce a prevalere in Ucraina. Gli attacchi sulle infrastrutture energetiche russe stanno facendo sgretolare l’economia, le sanzioni mordono sempre più a fondo e la capacità dello Stato russo di finanziare i costi della ‘operazione speciale’ si riduce di giorno in giorno.
    Putin ha bisogno di aprire un diversivo strategicamente rilevante sul fronte occidentale per imporre agli europei la cessazione dell’invio di armi e denaro a Kiev. Difficile dire se sarà un attacco con droni del genere ‘false flag’, possibilmente ucraini, che verrebbero di proposito dirottati elettronicamente, verso obbiettivi in Polonia o Romania.
    Oppure una rapida e breve incursione terrestre in Estonia con ‘omini verdi’, come quelli già visti in Georgia ed altrove, ossia truppe speciali russe senza insegne. O magari un massiccio cyberattack a infrastrutture vitali di un Paese NATO: ferrovie, reti elettriche, sistemi internet, ospedali. Si ipotizza un intervento russo con una duplice caratteristica: che sia sufficientemente importante perché il Paese colpito si consideri attaccato in suoi interessi esistenziali. E che sia contenuto sul piano dimensionale, in modo da permettere agli Stati Uniti di Trump e magari anche agli alleati più deboli in questo momento, come l’Italia o la Francia, di derubricarlo a incidente non voluto, gestibile sul piano diplomatico senza ricorrere all’art 5 del Trattato del Nord Atlantico che prescrive la difesa collettiva nel caso di un attacco ad uno dei Paesi membri della NATO.
    L’obbiettivo politico, detto altrimenti, è divaricare l’America dall’Europa ed in particolare dai Baltici e dalla Polonia, in presenza di una minaccia russa. Il drone carico di esplosivo trovato in Germania sotto un aereo da trasporto in fase di carico all’aeroporto militare di Leipzig-Halle.
    Non deflagrato solo per il malfunzionamento dell’innesco, poteva causare numerose vittime. Gli incendi negli impianti di produzione di componentistica militare in Bulgaria e in Italia, a Colleferro. Di quest’ultimo il nostro Governo ha curiosamente parlato ben poco. La bomba incendiaria nella fabbrica di robot Milrem Robotics in Estonia.
    I due cittadini russi muniti di apparecchi ricetrasmittenti, arrestati pochi giorni fa in Svezia, a poche decine di metri dalla villa dell’Amministratore Delegato della SAAB. I tunnel scavati sotto il confine tra Bielorussia, Estonia, Lettonia e Polonia per l’esportazione di migranti illegali verso quei 3 Paesi NATO.
    I militari bielorussi pattugliano quei confini metro per metro e mai autorizzerebbero quei tunnel senza il benestare del Cremlino. In Gran Bretagna, il Paese europeo più determinato sostenitore dell’Ucraina nonostante l’alternarsi di 5 Primi Ministri, gli omicidi di rifugiati russi, gli attacchi cyber e gli incendi dolosi a infrastrutture strategiche sono innumerevoli. E l’MI6 se ne aspetta altri dopo la visita a Kiev nei giorni scorsi del nuovo Primo Ministro Laburista Burnham. Ma un eventuale intervento militare in piena regola magari camuffato, può partire dalla enclave di Kaliningrad. Oppure dal corridoio Suwalki, largo soltanto 65 km, incastrato tra Polonia e Lituania e confinante con l’enclave russa di Kaliningrad e con la Bielorussia di Lukashenko, fedelissimo alleato di Putin, al cui appoggio deve la permanenza al potere.
    Suwalki è l’unico passaggio che unisce i 3 Paesi baltici con il resto dei Paesi NATO. Se i russi riuscissero a chiuderlo, Lettonia, Lituania ed Estonia non sarebbero in grado di ricevere aiuti militari via terra. E poi ci sono le Svalbard svedesi che hanno ricevuto ripetute visite di sommergibili nucleari russi nelle proprie acque territoriali.
    Nei suoi incontri a Mosca, il Capo della CIA Ratcliffe deve aver notificato alle sue controparti russe che così come accadde tra la fine del 2021 e febbraio 2022 in Ucraina, all’intelligence americana non sfugge nulla di quanto Putin sta preparando come opzioni per un attacco ai Paesi NATO. In Ucraina il dittatore russo è bloccato in una traiettoria di sconfitta strategica e politica.
    Se l’Europa continua ad armare e a finanziare l’Ucraina, la guerra diverrà presto insostenibile per la Russia e per la permanenza al potere dello stesso Putin. Prima che questo accada, l’ultimo tentativo che gli resta è quello di spaventare l’Europa con un attacco diretto affinché il sostegno all’Ucraina venga interrotto.
    Il calcolo di Putin sul timing del suo intervento in Europa sicuramente è influenzato da un altro fattore: la velocità, imprevedibile solo pochi anni fa, del riarmo di due Paesi chiave dello schieramento NATO. Entro la fine del decennio, la Germania spenderà per la propria difesa 170-180 miliardi all’anno. La Polonia investirà 52-55 miliardi. Cifre insostenibili per una Russia il cui prodotto interno lordo è inferiore a quello dell’Italia.
    L’altro calcolo che influirà sul timing di Putin è che gli Stati Uniti sono impelagati nella palude della guerra nel Golfo Persico dal cui esito dipende il ormai il corso della politica interna americana e di Trump personalmente.
    Il problema è che Putin difficilmente si adeguerà al messaggio dissuasivo che Ratcliffe ha personalmente recapitato a Mosca. I precedenti storici dicono tutt’altro. Nei primissimi giorni di novembre del 2021, un illustre predecessore di Ratcliffe a capo della CIA, William Burns, andò a Mosca per spiegare di persona a Putin che l’intelligence americana sapeva, aveva le prove, che la Russia stava preparando l’invasione dell’Ucraina.
    Burns era un diplomatico di cappa e spada, era stato Ambasciatore a Mosca, conosceva Putin personalmente e parlava il russo perfettamente. Quindi gli equivoci erano impossibili. Putin negò rotondamente di voler invadere l’Ucraina.
    Il Presidente Trump, solo poche settimane fa ha dichiarato dall’Oval Office che Putin gli ha garantito personalmente che finché lui è alla Casa Bianca la Russia non attaccherà un Paese NATO. La cosa più curiosa è che il Presidente degli Stati Uniti ha affermato con una espressione seria negli occhi, di credergli davvero perché è un buon amico suo. Se Trump ha ragione, la CIA sta abbaiando alla luna. Se invece avesse torto avremmo presto un problema. Alle nuvole nere farebbe seguito una tempesta che neanche i portavoce di Putin in Italia potrebbero ignorare.
    *Ambasciatore A. R
    Fonte: IPA
    Ultima Ora / IPA.
     

  • Serbia, Mladic sarà sepolto con i più alti onori di stato: scoppia la polemica

    BELGRADO (SERBIA) Ultima Ora / IPA – L’ex generale serbo Ratko Mladic sarà sepolto in Serbia con i più alti onori di Stato e militari. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujic, spiegando che per il funerale saranno applicati i protocolli previsti per i generali. La decisione sul luogo della sepoltura spetterà invece alla famiglia.
    “Il generale Mladic è un generale e i protocolli sono noti. Si sa anche quale è stato il suo ruolo, ma ciò che spetta al generale Mladic sarà certamente rispettato”, ha dichiarato Vujic all’Alternativna televizija di Banja Luka, emittente della Repubblica Srpska, l’entità serba della Bosnia Erzegovina. L’annuncio di un tributo dello Stato all’ex generale, condannato dal tribunale dell’Aia all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, ha immediatamente suscitato dure reazioni in Serbia.
    L’Accademia regionale per lo sviluppo della democrazia (Add), organizzazione della società civile con sede a Novi Sad, ha definito l’annuncio “scandaloso e vergognoso”, sostenendo che ciò dimostra come il governo non abbia mai rinunciato alla “politica del genocidio”.
    In un comunicato riportato dall’emittente N1, l’Add ha contestato anche l’argomento dei protocolli utilizzato dal ministro, affermando che trasformare la sepoltura di Mladic in un evento ufficiale rappresenterebbe una nuova offesa per le vittime dei crimini commessi sotto il suo comando.
    Critiche sono arrivate anche dal Fondo per il diritto umanitario (Fhp), Ong serba fondata da Natasa Kandic e impegnata nella tutela dei diritti umani e nella documentazione dei crimini di guerra. Jovana Kolaric, del Fhp, ha dichiarato a N1 che l’attribuzione degli onori potrebbe costituire una violazione della legge sull’Esercito serbo, che prevede la perdita del grado per chi viene condannato a più di un anno di carcere. L’organizzazione Donne in nero, impegnata nella denuncia dei crimini di guerra e nella difesa della memoria delle vittime, ha condannato la decisione di concedere a Mladic i più alti onori di Stato e militari. Secondo l’organizzazione, questo dimostra come “lo Stato e la società serba siano sempre stati fianco a fianco” con un criminale di guerra condannato.
    Le Donne in nero hanno ricordato inoltre che Mladic non ha mai mostrato durante il processo “il minimo segno di pentimento” per i crimini commessi sotto il suo comando durante la guerra in Bosnia-Erzegovina.
    L’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic è morto ieri nell’ospedale del centro di detenzione di Scheveningen all’Aia, dove era sottoposto da tempo a cure palliative dopo una serie di ictus che lo avevano colpito negli ultimi anni. Mladic era stato incriminato nel 1995 dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi durante il conflitto bosniaco del 1992-1995.
    Tra i fatti principali per cui è stato condannato ci sono il genocidio di Srebrenica, l’assedio di Sarajevo e le persecuzioni e deportazioni di popolazioni bosniache. Dopo la fine della guerra, Mladic rimase nascosto per circa 16 anni, diventando uno dei latitanti più ricercati d’Europa. Fu arrestato il 26 maggio 2011 a Lazarevo, in Serbia, e pochi giorni dopo fu trasferito all’Aia. Mladic aveva intrapreso la carriera militare nell’esercito jugoslavo, raggiungendo incarichi sempre più importanti. Con la dissoluzione della Jugoslavia partecipò ai combattimenti in Croazia e, nel 1992, divenne comandante dell’Esercito della Repubblica Srpska durante la guerra in Bosnia. Nel 2017 fu condannato all’ergastolo per 10 degli 11 capi d’accusa. La condanna è diventata definitiva nel 2021.
    L’Accademia regionale per lo sviluppo della democrazia di Novi Sad (Add) ha definito la decisione “scandalosa e vergognosa”, sostenendo che la decisione dimostra come le autorità serbe “non abbiano preso le distanze” dall’ideologia e dalla politica che “hanno accompagnato le guerre” degli anni Novanta. Secondo l’organizzazione, celebrare Mladic con un funerale di Stato significa anche colpire nuovamente la dignità delle migliaia di vittime dei crimini commessi sotto il suo comando.
    Critiche sono arrivate anche dal Fondo per il diritto umanitario. Jovana Kolaric, dell’organizzazione, ha sostenuto in un’intervista all’emittente N1 che l’attribuzione di onori di Stato a Mladic potrebbe entrare in conflitto con la legge serba, che prevede la perdita del grado per le persone condannate a pene detentive superiori a un anno. Mladic è morto il 27 agosto a 83 anni in una struttura detentiva dell’Aia, dove stava scontando l’ergastolo confermato nel 2021 dal Meccanismo residuale per i tribunali penali internazionali.
    La notizia degli onori di Stato arriva mentre in Serbia non mancano manifestazioni di sostegno alla sua figura: a Belgrado e Novi Sad sono state organizzate fiaccolate in suo omaggio. In questo contesto, il movimento studentesco serbo sembra invece intenzionato a non trasformare la morte di Mladic in uno strumento politico.
    L’annuncio del governo riapre così una delle questioni più controverse della memoria delle guerre jugoslave: il rapporto tra lo Stato serbo, l’eredità di Mladic e il riconoscimento dei crimini per i quali il generale è stato condannato.
    Fonte: IPA
    Ultima Ora / IPA.

  • Carabinieri, il Generale Del Monaco in visita al Comando Provinciale di Agrigento

    AGRIGENTO Ultima Ora / IPA – Il Generale di Divisione Ubaldo Del Monaco, Comandante della Legione Carabinieri “Sicilia”, si è recato in visita presso il Comando provinciale di Agrigento. L’alto Ufficiale, accolto al suo arrivo presso la caserma “Biagio Pistone”, ha incontrato una rappresentanza di Ufficiali, Marescialli, Brigadieri, Appuntati e Carabinieri in servizio presso le Stazioni e le Compagnie del territorio provinciale.
    Nel corso del suo intervento, il Generale Del Monaco ha espresso il proprio “vivo compiacimento per la dedizione, l’alto senso del dovere e la costante aderenza alle esigenze dei cittadini che caratterizzano l’operato quotidiano dell’Arma nell’Agrigentino”, sottolineando “la centralità delle Stazioni Carabinieri quale presidio fondamentale di legalità e vicinanza alle comunità locali”.
    La visita ha rappresentato l’occasione per un formale e caloroso saluto al Comandante Provinciale, Colonnello Nicola De Tullio, prossimo al trasferimento ad altro prestigioso incarico. Il Generale di Divisione ha inteso formulare al Colonnello De Tullio il proprio “sincero ringraziamento per il qualificato lavoro svolto, la leadership dimostrata e gli eccellenti risultati operativi conseguiti durante il suo mandato alla guida dei Carabinieri della provincia di Agrigento”, rivolgendogli “i migliori auguri per i futuri successi professionali”.
    Il Colonnello De Tullio, da parte sua, ha espresso “profonda gratitudine” al Comandante di Legione “per la costante vicinanza dimostrata all’Arma agrigentina” e ha ringraziato tutti i militari della provincia per la leale collaborazione e l’impegno profuso nel periodo della sua permanenza.
    -Foto ufficio stampa Carabinieri-
    Ultima Ora / IPA.

  • Imprese, Camisa “Sistema resiliente, ma servono misure strutturali”

    ROMA Ultima Ora / IPA – “La nostra indagine congiunturale ha sicuramente dimostrato che è un periodo particolarmente complicato
    in cui gli investimenti, i volumi, ma anche i fatturati hanno percentuali elevate di dati stabili o negativi. Detto questo, la
    resilienza delle nostre aziende sta permettendo comunque al sistema industriale delle Pmi di andare in una direzione ancora
    discretamente positiva”, ma “chiediamo al governo una sorta di Piano Marshall per le Pmi” e “di ritornare al credito di imposta: questo è necessario per poter fare investimenti e per agganciare la competizione”. Così il presidente di Confapi, Cristian Camisa, a margine della presentazione dell’indagine sulle piccole e medie imprese nel primo semestre 2026 a Roma.
    Ultima Ora / IPA
    col4/azn

  • Proseguono le operazioni di soccorso in Nepal e in Tibet dopo la devastante frana

    KATHMANDU (NEPAL) Ultima Ora / IPA – Proseguono le operazioni di soccorso in Nepal e in Cina, nella regione del Tibet, dopo la devastante colata di fango, rocce e ghiaccio che ha provocato centinaia di vittime e di dispersi. I detriti si stanno asciugando e solidificando, lasciando emergere l’entità della distruzione di villaggi e infrastrutture.
    lcr/azn
    (Fonte video: CCTV+)

  • Coppa America, Alinghi in acqua a Napoli in vista della Preliminary Regatta / Video

    NAPOLI Ultima Ora / IPA – A Napoli si respira già aria di Coppa America. Dopo Luna Rossa e New Zealand, è Alinghi a scendere in acqua nel Golfo di Napoli, dove dal 24 al 27 settembre prossimi è in programma la Preliminary Regatta, primo appuntamento ufficiale in vista dell’America’s Cup 2027.
    Le immagini degli allenamenti del team svizzero, realizzate da Sport e Salute, soggetto attuatore dell’evento incaricato dal Governo italiano, raccontano una città sempre più proiettata verso il grande appuntamento velico internazionale.
    Nel video trovano spazio anche le immagini di Nisida, dove nell’area militare del porticciolo sono già stati completati i sei hangar destinati a ospitare i team impegnati nella regata preliminare di settembre. Proseguono parallelamente i lavori nell’area di Bagnoli, destinata ad accogliere le basi operative dei team per la Coppa America del 2027.
    Il progetto coinvolge anche il cuore della città. Sul Lungomare Caracciolo è infatti prevista la realizzazione del Race Village, che accompagnerà la competizione con eventi e attività gratuite aperte al pubblico, portando lo spettacolo della Coppa America direttamente sul waterfront napoletano.
    La regata preliminare di settembre rappresenterà un passaggio strategico per i team, chiamati a confrontarsi sul campo di regata e a studiare le caratteristiche del Golfo di Napoli e le strategie degli avversari. Ma sarà anche il primo grande banco di prova per una manifestazione destinata a lasciare una presenza molto più lunga in città.
    I team resteranno infatti a Napoli fino alla conclusione della competizione, prevista a fine luglio 2027. Un periodo di quasi un anno nel quale la Coppa America si trasformerà in un importante volano per il territorio, con ricadute attese sul turismo, sull’economia, sui territori, sull’occupazione e sulla promozione internazionale dell’Italia, di Napoli e della Campania.
    L’appuntamento di settembre sarà dunque solo l’inizio: Napoli si prepara ad accogliere uno dei più prestigiosi eventi sportivi internazionali e a trasformare il Golfo, il lungomare e i suoi luoghi simbolo nel grande palcoscenico della vela mondiale.
    IL VIDEO


    Fonte: IPA
    Ultima Ora / IPA.

  • Mozzarella di Bufala Dop, lo spot conquista il pubblico: coinvolgimento all’89%

    ROMA Ultima Ora / IPA – Guardare in tv le immagini della mozzarella di bufala campana Dop genera sentimenti di gioia e subito dopo di sorpresa, con l’attivazione di 43 muscoli facciali. È il risultato dell’analisi di Emotiva, condotta per conto di Publitalia ’80, sulle reazioni di un campione di 144 adulti responsabili di acquisto alla visione del nuovo spot del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, andato in onda questa estate. Emozione, attenzione e coinvolgimento sono stati al centro dello studio.
    L’impianto scientifico, utilizzato come base teorica, è rappresentato dagli studi dello psicologo Americano Paul Ekman e la risposta emotiva è stata misurata attraverso l’analisi dei micromovimenti del volto codificati in Action Units (Aus), unità di movimento di un muscolo o di gruppi muscolari che configurano l’espressione di un’emozione.
    Lo spot è caratterizzato dal “tormentone” memorabile (La, La, La sulle note di una canzone classica napoletana rivisitata) intonato dalla testimonial, l’attrice napoletana Serena Autieri. L’obiettivo è stato quello di rafforzare posizionamento, autenticità e legame territoriale del prodotto Dop.
    L’analisi ha evidenziato che l’attenzione per la mozzarella Dop in tv si attesta al 74% (sopra il benchmark del 71%), mentre il coinvolgimento raggiunge l’89% (contro un benchmark del 65%), con livelli costantemente superiori alla media lungo tutta la durata delle immagini. L’andamento delle emozioni ha mostrato una netta prevalenza della gioia, accompagnata da buona intensità emotiva. Il Global Index complessivo ha toccato il 90% (media di riferimento 68%), collocando la comunicazione nella fascia di alto impatto positivo.
    La ricerca pre e post (metodo Cawi su responsabili di acquisto) ha poi confermato l’efficacia memoriale e valutativa. Il ricordo della mozzarella di bufala campana Dop è risultato del 63%, otto punti sopra il benchmark del 55%. Inoltre, più dell’86% del campione ha riconosciuto la capacità di comunicare il legame con il territorio, la genuinità e la freschezza e oltre l’84% ha percepito la comunicazione chiara dell’originalità Dop. Il desiderio suscitato all’acquisto si attesta intorno all’80%.
    Sul fronte della notorietà, la conoscenza della Mozzarella di Bufala Campana, già molto alta (85%), ha registrato un ulteriore lieve rafforzamento all’85,8%. Più rilevanti gli effetti sulla consideration e sull’immagine: l’acquisto dichiarato nell’ultimo mese è cresciuto del 17,2%, mentre l’intenzione d’acquisto esclusiva è aumentata dell’8,7%. Infine, è migliorata anche la consapevolezza del logo Dop (+21,8% di chi sa cosa significa) e la corretta attribuzione della certificazione alla Mozzarella di Bufala Campana Dop (+5,7%).
    “I risultati della ricerca ci confermano che abbiamo scelto la strada giusta: raccontare la Mozzarella di Bufala Campana Dop attraverso le emozioni, senza mai perdere il legame profondo con il territorio e con la sua identità. Se solo guardarla provoca sentimenti di gioia, figuriamoci mangiarla”, commenta il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo.
    “Il dato sull’attenzione e, soprattutto, quello sul coinvolgimento dimostrano che il nostro prodotto riesce a entrare nell’immaginario dei consumatori con immediatezza e autenticità – aggiunge il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani – L’analisi ci restituisce inoltre un risultato particolarmente importante per il Consorzio: cresce la consapevolezza del valore del marchio Dop e della sua capacità di garantire origine, qualità e autenticità. È un messaggio che dobbiamo continuare a rafforzare, perché tutelare la Dop significa proteggere un patrimonio produttivo e culturale e, allo stesso tempo, sostenere le imprese della filiera”.
    -Foto Ufficio Stampa – Consorzio Mozzarella Dop-
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  • Appicca il fuoco al bosco nel vibonese, allevatore incastrato dal drone

    VIBO VALENTIA Ultima Ora / IPA – Un allevatore cinquantenne originario di Zungri è stato arrestato in flagranza dai Carabinieri Forestali con l’accusa di incendio boschivo doloso nel comune di Filandari, in provincia di Vibo Valentia. A tradire l’uomo, convinto di agire inosservato, sono state le immagini trasmesse in diretta al personale della Control Room della Regione Calabria da un drone impegnato nel monitoraggio nell’ambito della campagna “Tolleranza Zero”. I video hanno ripreso l’allevatore mentre appiccava volontariamente il fuoco in più punti di un’area boscata composta da pini e querce, per poi allontanarsi con i propri cani di guardiania.
    pc/r

  • Appicca il fuoco al bosco, arrestato un allevatore incastrato dal drone / Video

    VIBO VALENTIA Ultima Ora / IPA – Un allevatore cinquantenne originario di Zungri è stato arrestato in flagranza dai Carabinieri Forestali con l’accusa di incendio boschivo doloso nel comune di Filandari, in provincia di Vibo Valentia. Si tratta del secondo arresto effettuato nel territorio vibonese grazie alle tecnologie di sorveglianza. A tradire l’uomo, convinto di agire inosservato, sono state le immagini trasmesse in diretta al personale della Control Room della Regione Calabria da un drone impegnato nel monitoraggio nell’ambito della campagna “Tolleranza Zero”.
    I video hanno ripreso l’allevatore mentre appiccava volontariamente il fuoco in più punti di un’area boscata composta da pini e querce, per poi allontanarsi con i propri cani di guardiania. L’immediato intervento delle pattuglie dei Carabinieri Forestali di Vibo Valentia e Spilinga ne ha consentito il blocco e l’arresto.
    L’incendio, che ha bruciato oltre 2.000 metri quadrati di vegetazione, è stato poi domato dalle squadre dell’Antincendio regionale prima che potesse estendersi ulteriormente. Per l’uomo il giudice ha convalidato la misura dei sequestri e disposto gli arresti domiciliari in attesa del dibattimento.
    IL VIDEO


    -Foto ufficio stampa Carabinieri-
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