Categoria: Notizie Italia

Ultime notizie in Italia

  • Ranucci, oggi l’interrogatorio di Lavitola. Salvini chiede lo stop: “Servono chiarimenti”

    Ultima Ora – È fissato per oggi a mezzogiorno, nel carcere romano di Rebibbia, l’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola, arrestato lunedì nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre dello scorso anno. Una vicenda oscura che sta provocando un duro scontro politico e mediatico attorno al conduttore di Report. 
    L’avvocato di Ranucci: “È vittima di linciaggio”
    Dura la posizione della difesa del giornalista. L’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci, sottolinea come il suo assistito sia finito al centro di un attacco orchestrato: “Sigfrido Ranucci è tre volte vittima: di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico in un delirante teatro della follia (se i fatti verranno definitivamente accertati) e, in ultimo, con forse maggiore gravità, di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture e insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell’attentato.”
    Il legale ha poi preannunciato azioni legali contro chi ha denigrato la figura del conduttore: “Adesso attendiamo il giudizio anche nei confronti di quanti sono stati denunciati per diffamazione aggravata per aver contribuito consapevolmente alla violenta azione denigratoria della figura più rilevante del giornalismo di inchiesta in Italia, azione pericolosa per la democrazia come un attentato.”
    Salvini chiede lo stop
    Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, a margine di una visita al Polo di interscambio del Pigneto a Roma, chiedendo un passo indietro per i protagonisti del caso: “Coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura e preoccupante debbono prendersi una pausa. Fino a che gli italiani che pagano questo stipendio non avranno totale e assoluta chiarezza, ritengo sia utile aspettare che la magistratura faccia il suo corso.”
    La replica di Ranucci
    Le parole del vicepremier sono state prontamente lette dal conduttore Rai come una richiesta diretta di allontanamento dalla TV. In un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, Sigfrido Ranucci ha infatti commentato: “Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione.”

  • Crollo al Tribunale di Bolzano: cinque indagati per disastro colposo

    Ultima Ora – Cinque persone sono indagate nell’ambito dell’inchiesta per il crollo della parte centrale del Tribunale di Bolzano, avvenuto poco dopo le ore 6 del 16 luglio scorso. Lo rende noto la procura di Bolzano che, a sua volta, ha aperto un fascicolo per disastro colposo affidandolo a due magistrati dell’ufficio. La procura ha incaricato un consulente tecnico e che all’esito del sopralluogo è stato disposto il sequestro della parte centrale del palazzo dove è avvenuto il crollo.
    Consegna dei documenti e valutazioni del consulente tecnico
    Le cinque persone indagate, come informa la Procura, “hanno consegnato spontaneamente la documentazione in loro possesso relativa ai lavori”. Il consulente tecnico nominato ha l’incarico di individuare i rischi di ulteriori potenziali crolli, indicando misure immediate da adottare, e di indicare le aree da sottoporre a sequestro in vista degli accertamenti peritali sulle cause del crollo al termine della rimozione delle macerie e delle parti pericolanti dell’edificio.
    Monitoraggio strutturale e interventi di messa in sicurezza
    In accordo con i tecnici incaricati dalla Provincia, sono stati collocati sensori nelle parti rimaste integre del palazzo per monitorare costantemente eventuali cedimenti strutturali. È stato disposto di montare un ponteggio che avrà la funzione di stabilizzare la facciata centrale rimasta pericolante. Sono in corso ulteriori accertamenti tecnici per individuare le ragioni del crollo.

  • L’Etna torna a eruttare: stop ai voli a Catania fino alle 11 di domani

    Ultima Ora – A causa dell’intensa attività eruttiva dell’Etna e della situazione dei venti, è stata disposta l’estensione della chiusura del settore C1 e la chiusura del settore B3, con conseguente sospensione di tutti gli arrivi e delle partenze fino alle ore 11 di domani.
    Voli sospesi
    L’ultimo bollettino emesso dalle autorità conferma il livello di allerta rossa per il vulcano siciliano. Le colate di flussi lavici stanno scorrendo lungo la Valle del Leone e la Valle del Bove, accompagnate da continue esplosioni e da copiose emissioni di cenere che stanno condizionando l’operatività dello scalo aereo.
    Forte attività esplosiva e nube di cenere
    L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), attraverso un nuovo avviso VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation) rivolto alla navigazione aerea, ha comunicato che è stata osservata una forte attività esplosiva nei crateri sommitali del vulcano.
    Mentre il livello di allerta per l’aviazione resta rosso, la nube di cenere vulcanica si sta muovendo in direzione sud/sud-ovest. Il fenomeno è costantemente monitorato dalle telecamere di sorveglianza visive e termiche e dal personale dell’INGV presente sul campo.

  • Capo scout muore per salvare un 13enne precipitato in un dirupo

    Ultima Ora – Si è buttato in una scarpata per tentare di salvare un 13enne del suo gruppo che era precipitato. È morto così, sul colpo, un capo scout di 61 anni del posto. L’incidente è avvenuto sull’Appennino in zona Bosco di Corniglio, nel Parmense, in tarda mattinata.
    Il 13enne scout elitrasportato all’ospedale di Parma
    Sul posto è accorso il soccorso alpino, il 118 e i vigili del fuoco e il 13enne precipitato nella scarpata è stato elitrasportato in codice di media gravità all’ospedale di Parma, con una probabile frattura alla gamba. Sul luogo sono arrivati anche i carabinieri che stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’incidente.

  • Rigopiano, le motivazioni della sentenza d’appello bis: “L’assenza della ‘carta valanghe’ …

    Ultima Ora – Oggi sono state rese note le motivazioni della sentenza bis emessa dalla Corte d’appello di Perugia sulla tragedia dell’hotel di Rigopiano, a Farindola (Pescara), travolto da una valanga che provocò 29 morti. “L’assenza della Carta di localizzazione probabile delle valanghe (Clpv) si pone come antecedente causale certo delle conseguenze disastrose della valanga, non già per aver cagionato il distacco della valanga (che resta un evento naturale non imputabile di per sé ad alcuno), ma per aver precluso – anche agli altri soggetti istituzionali aventi poteri di intervento in materia di Protezione Civile – ogni possibilità di impedire che il distacco e lo scorrimento della imponente massa nevosa sul versante declive della montagna andasse a provocare la distruzione della struttura alberghiera e la morte di molti di coloro che in quel momento si trovavano all’interno della stessa”.
    Le condanne e le assoluzioni
    Lo scorso 11 febbraio, la Corte d’appello di Perugia aveva condannato a due anni gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci (deceduto il 2 luglio). Erano stati invece assolti l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Colangeli e i tre dirigenti regionali Giovani, Belmaggio e Primavera.
    Era giunta la prescrizione, invece, per gli ex dirigenti della provincia Di Blasio e D’Incecco.”Nell’ambito della Protezione Civile – hanno scritto i giudici di Perugia – la Cassazione, per non incorrere nell’equivoco che aveva viziato il ragionamento della Corte di Appello di L’Aquila, ha ritenuto utile innanzi tutto differenziare i concetti di ‘pericolo’ e di ‘rischio’, che non possono essere considerati interscambiabili. Il ‘pericolo’ si riferisce all’evento naturale in sé, mentre il ‘rischio’ è il riverbero che il pericolo è suscettibile di avere su persone e cose. Il pericolo mantiene quindi una prevalente dimensione naturalistica, mentre il rischio è connesso a decisioni umane ed è pertanto tendenzialmente contenibile”.
    I giudici di Perugia: “Turbina spazzaneve fuori uso dal 6 gennaio”
    Nel documento, i giudici perugini hanno aggiunto: “È il mancato preventivo monitoraggio della disponibilità di mezzi adeguati ad assicurare la viabilità della SP8 in periodo invernale, in cui l’ingombro creato dalla neve costituiva un’evenienza tutt’altro che improbabile, che costituisce, per gli imputati del ‘blocco Provincia’, la cautela violata, fondante la tipicità oggettiva colposa per i delitti di omicidio e lesioni”. 
    “Risulta dimostrato in atti – hanno proseguito i magistrati – che al tratto Mirri-Rigopiano della SP8 era stata assegnata dalla Provincia una turbina Unimog” che però “era fuori uso almeno dal 6 gennaio. In un periodo dell’anno in cui sono assai probabili, nelle zone montane, precipitazioni nevose intense, i responsabili della viabilità provinciale non si erano resi conto della gravità di tale inconveniente, e non avevano tenuto conto dei tempi necessari per la riparazione (almeno 20/30 giorni, come subito rappresentato presso l’officina ove il mezzo era stato ricoverato), che di per sé avrebbero consigliato di predisporre tutti gli strumenti disponibili per sostituire tempestivamente il mezzo in questione”. “L’avaria si era verificata quando la stagione era ancora pienamente invernale e le nevicate, anche intense, senz’altro probabili in territori montani come quello di interesse. Altrettanto probabile, in un siffatto contesto, era da considerare il distacco di slavine, ancorché di dimensioni ben più modeste di quella originatasi il 18 gennaio”.
    Nessuna responsabilità del sindaco e dei dipendenti comunali
    Riguardo il ruolo dell’allora primo cittadino di Farindola, la Corte d’appello di Perugia ha sottolineato: “Per gli imputati ‘comunali’, e segnatamente per il sindaco Ilario Lacchetta, il comportamento alternativo lecito, per la parte riferita ai poteri di intervento previsti dalla legge regionale 47 del 1992, non può essere considerato esigibile, in quanto correttamente esercitabile solo dopo il varo degli strumenti predittivi generali previsti dalla stessa legge 47, a partire dalla Clpv (carta localizzazione probabili valanghe). Solo a fronte di chiara delimitazione delle zone qualificate a rischio valanghivo, nell’ambito delle stesse, il sindaco potrebbe emettere, in caso di emergenze meteorologiche suscettibili di aggravare tale rischio, ordinanze di sgombero delle strutture operanti al loro interno, inibendo temporaneamente l’accesso alle stesse”.
    Rigopiano non riconosciuto come sito valanghivo
    Secondo la Corte d’appello perugina, quindi, “deve essere esclusa sia in capo al sindaco Ilario Lacchetta che al responsabile dell’Ufficio Tecnico Enrico Colangeli, la configurabilità dell’elemento soggettivo colposo, limitatamente alle condotte in relazione alle quali era stata precedentemente affermata la loro responsabilità, con conseguente necessità di mandare assolti entrambi con la formula di cui al dispositivo”. I magistrati infine hanno ribadito che “la prevenzione adeguata a garantire al meglio l’incolumità delle persone avrebbe dovuto essere attuata non al momento della verificazione dell’evento né nell’imminenza dell’accadimento, ma avrebbe dovuto precedere di molto lo stesso e consistere nell’identificazione in primis di Rigopiano come sito valanghivo. Da tale classificazione sarebbe derivato, sulla scorta della normativa all’epoca vigente, la possibilità di vietare, limitare o comunque disciplinare l’accesso al sito”.

  • Sangineto, pestaggio al “Castello”: fermati due fratelli per l’omicidio del 34enne Antonio Perrotta

    Ultima Ora – Svolta nelle indagini sul pestaggio mortale avvenuto a Sangineto, sul litorale tirrenico cosentino. Sono due fratelli le persone fermate con l’accusa di omicidio per la morte di Antonio Perrotta, il 34enne deceduto all’ospedale di Cosenza per le gravi ferite riportate. Si tratta di Domenico Orsino, 22 anni, e del fratello Umberto, di 24 anni.
    Originari della Calabria ma residenti in Lussemburgo — dove il primo è un giocatore della nazionale di rugby e il secondo lavora come fisioterapista —, i due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al pm. Per la discoteca “Il Castello” è intanto scattata la sospensione della licenza per 15 giorni.
    Chi sono i due fermati
    L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo di Paola, Domenico Fiordalisi, e condotta congiuntamente da Polizia di Stato e Carabinieri. A incastrare i due giovani sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e del locale, rivelatesi fondamentali per la loro identificazione.
    Secondo una prima ricostruzione della vicenda, la vittima e i due fratelli avrebbero iniziato a litigare all’interno della discoteca “Il Castello” di Sangineto nella notte tra l’8 e il 9 agosto; la discussione è poi degenerata all’esterno, dove Perrotta è stato violentemente colpito. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Cetraro da un amico, il 34enne è stato poi trasferito in pericolo di vita al reparto di Rianimazione dell’ospedale Annunziata di Cosenza, dove è deceduto il giorno seguente.
    Chi era Antonio Perrotta
    La tragica scomparsa di Antonio Perrotta lascia nel dolore un’intera comunità. Il 34enne risiedeva a Fuscaldo con la moglie e i suoi quattro bambini. Lavorava come operaio per una ditta locale e, per sostenere la famiglia, svolgeva anche il secondo lavoro di addetto alla sicurezza nei locali della zona.
    In un primo momento era trapelato che il giovane stesse lavorando come buttafuori al momento dell’aggressione. Tuttavia, i gestori della discoteca “Il Castello” hanno diffuso una nota precisando che “il giovane non lavorava per il locale” e sostenendo che non si fosse verificato alcun episodio criminoso.
    Sigilli al locale per 15 giorni
    Nonostante la nota dei gestori, gli accertamenti condotti dal commissariato di Diamante, dalla Squadra Mobile di Cosenza e dalla Compagnia Carabinieri di Paola hanno confermato il legame tra la rissa e l’attività del locale. Per questo motivo, il Questore di Cosenza, Antonio Borelli, ha emesso un provvedimento urgente che dispone la sospensione dell’attività della discoteca per 15 giorni per motivi di ordine e sicurezza pubblica.