Milano d’estate: la solitudine che si vede più forte alla luce del sole

Ultima Ora – L’uomo in foto che zoppica nella striscia d’ombra accanto al muro impugna con la mano destra un bell’ombrello bordeaux di quelli affusolati e lunghi, col manico di legno, nel mezzogiorno milanese a 36 gradi. Non sono previste piogge nelle prossime ore. Lo incontriamo in via Porpora, una delle strade più trafficate e nevrotiche di Milano, appisolata nel silenzio del quasi Ferragosto col sole che buca l’asfalto.
È fermo a metà delle strisce pedonali, porta uno zaino nero sulla spalla dal quale estrae una cartellina di plastica trasparente. “Devo andare qui” con la mano invita ad avvicinarci, sempre senza fare un passo né avanti né indietro, naufrago nell’isola delle strisce.“Via Jommelli 1” indica sul foglio. Ha gli occhi socchiusi per la fatica, le rughe dure di un uomo di cento anni, la caducità di una foglia che si sta staccando da un ramo.
Il racconto di Francesco e la ricerca dell’ospedale
“Che cosa cerca in via Jommelli?”. “L’ospedale di Città Studi, la dottoressa mi ha detto di andarci perché ho i piedi infettati dal diabete, devo farmi vedere con urgenza”. “Da dove viene?” “Dall’altra parte della città, coi mezzi. Mi fa vedere dov’è la via?”. Chissà perché è stato mandato proprio qui, a mille chilometri di distanza per le forze che non ha. “Non c’è qualcuno che possa accompagnarla e poi passare a prenderla? Un familiare, un vicino…i servizi sociali…”. “No”. “Un taxi magari…?”. “Non ce la faccio, non ho la pensione, stanno studiando le carte. Aspetto…”.
Si chiama Francesco e lavorava, dice, “col legno, coi parquet di legno”. Sono solo sei-settecento metri da percorrere per l’ospedale. “Francesco, ma perché va in giro con l’ombrello con ‘sto sole?”. “Me l’ha dato la diabetologa, mi ha detto di appoggiarmi per camminare altrimenti rischio di cadere”.
L’arrivo in clinica e la solitudine della città
Ogni pochi metri si blocca, ansima, spinge la punta dell’ombrello sull’asfalto che sembra cedere assieme a lui. Il piede gli duole, lo trascina ma non si lamenta. Ormai vicini alla Clinica di Città Studi, fruga nello zaino e si accorge che mancano dei documenti. “La cureranno lo stesso, non si preoccupi…”. Insiste.
Torniamo indietro, alcuni fogli effettivamente erano caduti sul marciapiede durante il tragitto. Francesco, leggiamo, è nato a Gioia del Colle, in provincia di Bari, nel 1960. Non è giovane, non è così anziano. È solo solo a Milano d’estate e probabilmente lo è anche d’inverno ma con questa luce si vede di più anche se oggi cerchiamo tutti gli occhiali speciali per l’eclissi.