Lo sfogo della mamma di Tania, strangolata dall’ex: “Lo avevamo denunciato 7-8 volte”

Ultima Ora – Tania Terrin è morta strangolata dal suo ex, Dino Kerber, che si è tolto la vita subito dopo, nonostante 7 – 8 denunce. Dino, che ad aprile aveva stretto le mani attorno al collo di Tania così forte da farle perdere i sensi, non ha messo nemmeno il braccialetto elettronico. E’ lo sfogo al Corriere della Sera di Mariella Forner, mamma della 39enne strangolata la sera di ferragosto in casa a Camponogara dall’ex compagno, 43enne, di Dolo, nel Veneziano.
“Lo abbiamo denunciato sette o otto volte, tre io, tre lei dai carabinieri e due o tre anche suo padre, che non vive con me. Siamo separati. C’è stato anche l’ammonimento del questore. Tania si era convinta a querelarlo dopo i fatti accaduti ad aprile. Era Pasqua. Lui l’aveva convinta a riprovarci, sembrava andasse meglio e invece quando poi Tania era andata a casa sua, Dino le aveva stretto le mani attorno al collo così forte da farle perdere i sensi”, ha raccontato la donna al Corriere, che fa poi un appello ai carabinieri: “Chiedo di dire alle donne che denunciano le violenze che si facciano subito la valigia, che lascino tutto, la casa, il lavoro e che spariscano. Devono dire alle donne la verità. Perché non esiste altro modo per proteggere una donna che sporge denuncia verso il compagno. Deve rinunciare a tutto, alla sua vita, alla famiglia. Deve abbandonare il proprio paese e far perdere le sue tracce. Diversamente, deve mettere in conto che potrebbe morire”.

Quello tra Tania e Dino era un rapporto molto turbolento che durava, tra tira e molla, da due anni. “Si erano lasciati e ripresi molte volte”. Poi la prima aggressione: “Lui le aveva tirato un pugno, graffiandola e facendole male a un timpano. Si separavano, ma Dino stava distante da lei un mese al massimo, poi tornava. Lei lo perdonava e riprendeva a tartassarla. Messaggi, telefonate, scene di gelosia, controllo del telefono, pedinamenti. “Guarda che a me i talebani non piacciono”, gli ho detto una volta. E a Tania dicevo: guarda che prima o poi quello tira fuori un coltello”.
L’ultimo ritorno
Qualche giorno fa, prosegue la mamma della vittima, “Dino era tornato alla carica. Il 14 agosto lui era a Rimini con degli amici e ha iniziato a mandarle raffiche di messaggi, a tempestarla di telefonate. Mia figlia mi ha detto, l’indomani, che non aveva potuto chiudere occhio perché Dino non mollava. Lei era a casa di suo papà. Poi ci siamo viste e abbiamo trascorso il pomeriggio del Ferragosto assieme fino alle 17. “Mamma, forse vado a una festa alle 18, con una ventina di amici”, ha detto. Poi ho scoperto che la sera di sabato in realtà non si è mossa di casa. Io non l’ho voluta disturbare. Ma solo dopo che me l’ha ammazzata ho capito che lui era tornato da Rimini e deve averla raggiunta a casa, con un pretesto. Mia figlia gli ha aperto la porta. Alle 23.45 sabato sera Tania ha fatto il suo ultimo accesso a WhatsApp. Tutti i messaggi che le ho mandato la mattina e nel pomeriggio di domenica sono rimasti senza le spunte blu.
La scoperta del cadavere
Tra le 17 e le 18, con il cuore in gola, sono andata da lei. Ho bussato. “Tania, apri, è la mamma”. Nulla. Ho bussato ai vicini, a tutte le porte. Ho chiamato i carabinieri. Dopo venti minuti è arrivata una pattuglia da Stra”
A quel punto “dono riusciti ad accedere a casa di Tania saltando dalla terrazza della vicina. La luce era accesa, e non era da lei. La finestra era aperta. Non mi hanno lasciato entrare. Ho implorato che mi facessero vedere Tania. Mi dicevano: “Dopo, signora”. Ma se mia figlia era dentro e l’ambulanza non arrivava… Ho capito tutto, subito. Non me l’hanno fatta salutare. Quando hanno aperto da dentro l’ho intravista di scorcio. Era seduta sul divano, con il suo bellissimo abito rosso. Era pronta per uscire”.