Ultima Ora – Una bimba di 3 anni è morta annegata in una piscina di una villa in via Villagrazia a Palermo. È successo ieri, 27 agosto, a tarda sera. Sono stati i genitori ad accorgersi della figlia, ormai senza vita, all’interno della piscina.
Le prime ricostruzioni sulla morte della bambina
È stata, purtroppo, vana la corsa verso la guardia medica della Guadagna. Sul posto il medico legale ha effettuato una ispezione sul corpo della piccola e non avrebbe riscontrato segni di violenza. I carabinieri hanno ascoltato i genitori e un’altra coppia.
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Bambina di 3 anni annega in una piscina privata a Palermo
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Donna di 45 anni trovata morta in casa a Parma con ferite da coltello
Ultima Ora – È in corso il sopralluogo dei Ris dei carabinieri nell’appartamento di largo Visconti, a Parma, dove è stata trovata senza vita Sara Lodi, 45 anni. Gli specialisti dell’Arma stanno effettuando accertamenti tecnici nell’abitazione, anche sui due coltelli sequestrati e sulle tracce rinvenute nell’appartamento.
Sul corpo della donna, secondo quanto emerso dagli accertamenti, sono state riscontrate numerose ferite compatibili con colpi inferti con un’arma da taglio. In alcuni ambienti della casa sono inoltre presenti vistose macchie di sangue. Elementi che, al momento, non consentono tuttavia di ricostruire con certezza la dinamica dei fatti.
Non si esclude nessuna pista
“Non è affatto chiara, per cui non può, allo stato, escludersi ne’ la matrice omicidiaria né quella suicidiaria”, ha spiegato il procuratore di Parma Alfonso D’Avino. “Allo stato non sono emersi concreti elementi a carico di soggetti identificati”. Nessuna pista viene dunque esclusa e al momento non risultano persone sospettate.
La Procura conferirà a breve l’incarico per l’autopsia, che dovrà contribuire a chiarire le cause e le modalità del decesso. Parallelamente proseguiranno gli accertamenti tecnico-scientifici dei Ris sull’appartamento, sulle tracce di sangue e sui due coltelli rinvenuti.
La scoperta del corpo della donna
A lanciare l’allarme era stata ieri la madre della 45enne, preoccupata perché la figlia non rispondeva alle telefonate. La donna, che vive nelle vicinanze, aveva raggiunto l’abitazione e, una volta entrata, aveva fatto la drammatica scoperta. Sul posto erano intervenuti i soccorritori del 118, i carabinieri, il pubblico ministero di turno Cecilia Baravelli e il medico legale, impegnati negli accertamenti fino a tarda sera. -
Le foto dell’eclissi di luna di oggi (se l’avete persa)
Ultima Ora – Dopo l’eclissi solare totale di due settimane fa e lo spettacolo delle Perseidi, è stata la Luna a prendersi la scena. Nelle prime ore di oggi, venerdì 28 agosto, poco prima dell’alba, il nostro satellite è stato protagonista di un’eclissi parziale visibile anche dall’Italia, ultimo appuntamento di un mese particolarmente ricco di eventi astronomici.
Pur non essendo totale, l’eclissi ci è andata molto vicino: l’ombra della Terra ha infatti coperto circa il 93% della superficie lunare, lasciando visibile soltanto una sottile porzione del disco.
Eclissi visibile anche in Europa, Africa e nelle Americhe
In Europa e Africa, il fenomeno si è prodotto nelle ore precedenti l’alba. In America del Nord, l’eclissi è coincisa con il sorgere della Luna, durante il tramonto del 27 agosto, mentre in America del Sud si è prodotta verso mezzanotte e non è stata visibile né in Asia né in Oceania.
Un’eclissi di Luna si produce in cinque fasi: la penombra, in cui l’ombra della Terra cancella il bordo anteriore della Luna; l’ombra piena, che produce un drammatico oscuramento nel bordo inferiore sinistro del disco lunare, e l’eclissi massima, quando l’astro si tinge di rosso. Nelle due fasi successive il processo si inverte e la Luna recupera gradualmente la sua luminosità iniziale.
A differenza di un’eclissi solare totale, visibile solo lungo una fascia lunga e stretta della superficie terrestre, un’eclissi lunare si può osservare da tutto l’emisfero notturno rivolto verso la Luna. Inoltre, le eclissi lunari sono anche più lunghe di quelle solari, per cui c’è stato tempo a sufficienza per godersi il fenomeno, sottolinea la Società Astronomica Americana (AAS).
Le prossime eclissi di sole e luna
Ogni anno si verificano tra quattro e sette eclissi solari e lunari. I due fenomeni tendono a presentarsi a coppie: a un’eclissi di Sole segue spesso, a distanza di circa due settimane, un’eclissi di Luna, come è avvenuto anche questa volta. Per questo, nell’arco di un anno si registrano almeno due eclissi solari e due lunari.
Le eclissi parziali di Sole sono relativamente più frequenti e facili da osservare, mentre quelle totali o anulari sono molto più rare. In Spagna, l’ultima eclissi anulare visibile risale al 2005, mentre per l’ultima eclissi totale bisogna tornare al 1959, quando il fenomeno fu osservabile soltanto dalle Isole Canarie.
L’eclissi solare totale dello scorso 12 agosto è stata quindi un evento eccezionale: in Spagna non se ne vedeva una dal 1912. Secondo l’Osservatorio Astronomico Nazionale, i prossimi appuntamenti saranno il 2 agosto 2027, con un’eclissi totale, e il 26 gennaio 2028, con un’eclissi anulare.
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Meteo, oggi temporali al Nord e caldo record al Centro-Sud
Una saccatura depressionaria dall’Atlantico porterà oggi piogge e temporali al Nord, mentre dal Nord Africa arriva sull’Italia centro-meridionale un clima rovente con temperature anche oltre i +40 gradi e polvere del Sahara in sospensione. Nel weekend il fronte perturbato si allontanerà rapidamente, favorendo un generale miglioramento e un calo termico, soprattutto al Centro-Sud.
Gli ultimi aggiornamenti del Centro Meteo Italiano segnalano che l’inizio della prossima settimana dovrebbe restare ancora estivo, ma tra mercoledì 2 e giovedì 3 settembre potrebbe arrivare un nuovo passaggio instabile al Nord, con possibile coinvolgimento successivo di parte del Centro, mentre il Sud resterà più caldo e stabile.
Previsioni al Nord
Al mattino molte nubi in transito, più compatte al Nord-Ovest, con piogge sulle Alpi e sul Piemonte. Nel pomeriggio instabilità in aumento con acquazzoni e temporali sparsi al Nord-Ovest, Lombardia e Alpi centro-orientali. In serata ancora temporali tra Alpi e alte pianure. Variabilità asciutta nella notte, salvo residui fenomeni in Alto Adige.
Il meteo al Centro
Al mattino tempo asciutto su tutte le regioni, con molte nubi tra Toscana, Umbria e Alto Lazio e sole prevalente altrove. Al pomeriggio non sono attese particolari variazioni, con nubi in lieve diradamento. In serata si rinnovano condizioni di tempo stabile con cieli sereni o poco nuvolosi. Nuvolosità in aumento nella notte.
Oggi al Sud e sulle Isole
Giornata all’insegna del bel tempo su tutte le regioni, con cieli soleggiati sia al mattino che al pomeriggio, salvo dei disturbi nuvolosi sulla Sardegna. In serata e nella notte si rinnovano condizioni di tempo stabile con cieli sereni o poco nuvolosi, ma un marcato aumento della nuvolosità nella notte sulla Sardegna. Temperature minime e massime in generale rialzo su tutta l’Italia, salvo una lieve flessione al Nord-Ovest e sulla Sardegna.
Le previsioni per domani (29 agosto)
Al mattino tempo stabile con cieli soleggiati, addensamenti al Nord-Est con locali piovaschi tra Veneto e Friuli. Al pomeriggio locali fenomeni anche sui rilievi tra Lombardia e Trentino Alto Adige, per lo più invariato sul resto del Nord. Generale miglioramento dalla serata con prevalenza di cieli sereni, salvo residui fenomeni sulle Alpi orientali.
Al mattino molta nuvolosità in transito su tutte le regioni con locali piogge in Appennino. Al pomeriggio non sono attese particolari variazioni, salvo delle schiarite sulla Toscana. Tra la serata e la notte ampie schiarite su tutte le regioni con prevalenza di cieli sereni.
Al mattino tempo stabile su tutte le regioni, con ampi spazi soleggiati su Sicilia e regioni ioniche e nuvolosità in transito altrove. Nel pomeriggio nuvolosità in aumento anche sulle regioni ioniche ma tempo ancora asciutto, graduali schiarite sulla Sardegna. Tra la serata e la notte ampie schiarite su tutte le regioni. Temperature minime e massime stabili o in generale diminuzione su tutta la Penisola. -
Tavares rompe il silenzio: “Se volessi scappare andrei in Russia, dove non c’è l’estradizi…
Ultima Ora – “Non mi sto nascondendo, se volessi scappare andrei in Russia dove tengo qualcuno che mi può accogliere e dove l’Europa non può chiedere l’estradizione”.
Raggiunto in Camerun dal Tg1, Clesio Gomes Tavares – accusato insieme a Valter Lavitola di aver organizzato l’attentato al conduttore di Report, Sigfrido Ranucci – assicura di voler “tornare a breve, sto decidendo la data con il mio legale. Sarò un uomo libero, solo il tempo di verificare che non c’entro niente con tante cose”. “Fatti e forza ed esci presto”, dice al faccendiere di cui ammette di essere ‘socio’, ma si rifiuta di commentarne le dichiarazioni: “Ognuno – conclude – è responsabile di quello che fa e di quello che dice”.
Gli esecutori interrogati a Rebibbia per 11 ore
Nel frattempo, nella giornata di giovedì 27 agosto Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, accusati dell’attentato dinamitardo del 16 ottobre scorso contro Ranucci, hanno subito un interrogatorio fiume – durato 11 ore – nel carcere di Rebibbia. “Hanno reso la loro versione difensiva e non si sono sottratti alle domande formulate dal pubblico ministero” ha commentato l’avvocato Antonio Falconieri dopo il confronto.
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Famiglia nel bosco, iscrizione a scuola ancora ‘congelata’ per i 3 fratelli
Ultima Ora – Manca meno di un mese al ritorno sui banchi, ma per i tre fratelli conosciuti come i bambini nel bosco il nuovo anno scolastico è ancora senza una destinazione.
Tra Palmoli e Vasto (Chieti), tra scuola pubblica e istruzione parentale, la scelta resta congelata in attesa della decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila sul futuro della famiglia Trevallion-Birmingham.
La famiglia nel bosco attende la pronuncia dei giudici
Le lezioni riprenderanno il 14 settembre a Palmoli e il 16 settembre negli istituti di Vasto. Due appuntamenti ormai imminenti, ma che per i tre minori, separati dai genitori da quasi un anno dopo la sospensione della responsabilità genitoriale, dipendono dall’esito del procedimento ancora pendente davanti ai giudici minorili.
La situazione della famiglia nel bosco
Dal 20 novembre scorso i bambini vivono in una comunità educativa di Vasto. Nella struttura era stata accolta inizialmente anche la madre, Catherine, che però il 6 marzo è stata trasferita dopo contrasti con la direzione della casa famiglia. Da allora i rapporti con i figli proseguono attraverso incontri protetti organizzati a Gissi, mentre il padre, Nathan, è l’unico genitore autorizzato ad accedere alla comunità e raggiunge quasi quotidianamente Vasto da Palmoli per trascorrere alcune ore con i bambini. La pronuncia del tribunale è attesa da settimane.
Le decisioni sulla scuola
Il nuovo legale della coppia anglo-australiana, l’avvocato Simone Pillon, confidava in un provvedimento già nel mese di luglio. Una decisione che non riguarda soltanto l’eventuale ricongiungimento familiare, ma anche il percorso educativo dei tre fratelli: senza sapere dove saranno collocati stabilmente, non è possibile formalizzare l’iscrizione scolastica.
Le tre ipotesi sul percorso scolastico
Le ipotesi sul tavolo restano tre: frequentare la scuola primaria di Palmoli, essere inseriti in un istituto di Vasto oppure proseguire con l’homeschooling. Durante la permanenza nella comunità, infatti, il percorso didattico è stato seguito dalla maestra in pensione Lidia Camilla Vallarolo, e i bambini hanno superato gli esami per l’ammissione alla seconda e alla quarta classe della scuola primaria.
L’organico a Palmoli
Nel frattempo Palmoli si prepara alla riapertura delle scuole con un organico rafforzato anche dall’arrivo di una nuova insegnante di sostegno. Un elemento importante qualora i fratelli venissero inseriti nell’istituto del paese, situato a breve distanza dall’abitazione messa gratuitamente a disposizione dal Comune alla famiglia, in attesa della costruzione della casa in bioedilizia in contrada Mondola.
L’iscrizione dei minori spetta alla loro tutrice
L’iscrizione dei minori spetta attualmente alla tutrice nominata dal tribunale, l’avvocata Maria Luisa Palladino. Sebbene i termini ordinari siano scaduti, la normativa consente comunque un’iscrizione tardiva attraverso la procedura cartacea, con successivo inserimento manuale nel sistema ministeriale.
La casa meta di visitatori
Intanto la casa dei bambini nel bosco a Palmoli (Chieti) continua a essere meta di visitatori attratti dal caso che da mesi coinvolge la famiglia Trevallion-Birmingham. Decine di curiosi si fermano ogni giorno davanti al casolare, alcuni arrivando perfino a oltrepassare i confini della proprietà privata per fotografare l’abitazione.
L’appello alla privacy
Per tutelare la propria riservatezza, Nathan e Catherine hanno affisso un appello all’ingresso chiedendo il rispetto della privacy e hanno realizzato una recinzione provvisoria; nei prossimi giorni installeranno anche un nuovo cancello per impedire gli accessi non autorizzati.
La sortita di ‘Gallipoli’, l’asino della famiglia
La presenza di visitatori ha avuto anche un risvolto insolito: Gallipoli, l’asino della famiglia, è uscito dal recinto e si è fermato sulla strada provinciale che conduce a Palmoli, bloccando temporaneamente la circolazione prima di essere ricondotto all’interno della proprietà. -
Effetto Giochi del Mediterraneo, è “boom” di visitatori al Marta di Taranto
Ultima Ora – I Giochi del Mediterraneo di Taranto hanno avuto un effetto “molto positivo”, finora, sul Museo archeologico nazionale di Taranto (il Marta) e, più in generale, sulla città, che ora “può e deve raccontarsi sotto una prospettiva diversa”. Lo dice all’Ultima Ora Stella Falzone, direttrice del museo, sottolineando la “bellissima sinergia” intercorsa tra il Marta e il comitato organizzatore, soprattutto nella progettazione della cerimonia inaugurale. Protagonista è stato l’atleta di Taranto, “risorto” dopo 2500 anni issandosi nello stadio Iacovone e guardando dall’alto gli atleti di tutte le delegazioni.
La cerimonia, sottolinea Falzone, ha saputo rappresentare “tutti i contenuti legati alla storia, all’archeologia, al passato di Taranto”, città fondata dagli spartani nel 706 a.C. Alla cerimonia, spiega la direttrice, “il museo ha partecipato come partner scientifico, mettendo a disposizione competenze, materiali e contenuti per contribuire alla narrazione dell’evento”. “Mi è piaciuta moltissimo e mi ha emozionato”, aggiunge, “e sono contenta che sia stato sottolineato il lavoro degli archeologi, troppo spesso sottovalutato”.
“Abbiamo lavorato tanto per dare tutte le informazioni possibili sull’atleta, sugli ori di Taranto e sul legame tra la città e la sua storia. Abbiamo avuto tantissime visite, scambi di informazioni e di materiali e costanti interlocuzioni. Abbiamo fornito materiale fotografico e grafico, insomma abbiamo dato tutti i contenuti necessari a dare all’evento il giusto contesto scientifico”, ricorda. Un lavoro che ha coinvolto anche la Rai e che, secondo la direttrice, ha prodotto “momenti molto belli di scambio, di approfondimento, di conoscenza reciproca”.
Il radicamento nella storia della città
“Mi sembra – prosegue – che sia passato molto forte questo messaggio del radicamento nella storia della città e quindi dell’importanza dei giochi antichi nella prospettiva anche della contemporaneità”. Una prospettiva che il Marta aveva già fatto propria con la mostra ‘L’arte della vittoria’, inaugurata a fine luglio e incentrata sul racconto dello sport attraverso l’archeologia e la storia, e con le tre repliche dello spettacolo teatrale ‘L’Atleta di Taranto’, ideato da Massimo Cimaglia e prodotto da Terra Magica Arte e Cultura in collaborazione con il Marta, con il sostegno economico del comitato organizzatore e inserito nel programma ufficiale di animazione territoriale dei Giochi. I biglietti per le tre date, sottolinea Falzone, “sono andati esauriti in pochissimo tempo, e questo perché hanno partecipato i tarantini e i pugliesi, più che i turisti, e per noi questo è un dato fondamentale. Lavorare sul territorio è uno degli aspetti più importanti del nostro lavoro, e avere questa risposta significa che a Taranto c’è tanta voglia di vedere ampliata l’offerta culturale”.
La risposta del pubblico
Accanto alla risposta del pubblico locale, poi, c’è stata quella internazionale. “Dall’inizio del mese abbiamo avuto circa diecimila visitatori”, esplicita il manager culturale, tra stranieri, nuovi visitatori, ospiti delle delegazioni e televisioni. Una visibilità “eccezionale” per il museo, che Falzone considera “il risultato di un lavoro messo a punto nei mesi scorsi, per prepararci al meglio a questa bellissima occasione che sta vivendo la città”. “Ci tengo a ringraziare – evidenzia – tutto il personale del museo in ogni sua funzione, perché è solo grazie a loro se siamo riusciti a far funzionare questa macchina anche con aperture serali. Tutti hanno dimostrato una serietà, una disponibilità e una professionalità encomiabili”.
L’effetto a lunga durata
Lo sguardo si sposta poi al 4 settembre, quando i Giochi saranno terminati e la vita di Taranto tornerà alla normalità: “Bisognerà capire come mettere a frutto certe capacità, cioè come produrre un effetto lunga durata dei risultati raggiunti. Credo che dipenda da tutti, istituzioni e cittadini. Bisogna crederci e credo che ci sia bisogno di investire su questo”. I Giochi, poi, hanno dato la possibilità a Taranto di raccontarsi sotto una luce diversa, ben distante dalle difficoltà storiche legate soprattutto alla vicenda dell’ex Ilva e “bisogna lavorare per costruire un racconto che vada anche in altre direzioni, perché di Taranto c’è tantissimo di bello da raccontare e non è solo la città dell’acciaieria”.
Il patrimonio del Marta e della città
Tra le cose belle da evidenziare, ad esempio, c’è la collezione “incredibile, importantissima, unica al mondo”, custodita dal Marta. Ma, sottolinea Falzone, “la particolarità di Taranto, oltre alla collezione che è un dato oggettivo, è la città meravigliosa che la contiene, e che ha bisogno di credere in se stessa. Dobbiamo aiutare questa città a credere nei valori assoluti che detiene”. -
Colpo di pistola contro il Lazio Store a Ostia
Ultima Ora – Colpi di pistola poco prima delle 12.30, in via Carlo Bosio 72, a Ostia. Una persona incappucciata avrebbe esploso un colpo d’arma da fuoco contro un vetro dell’esercizio commerciale a insegna Lazio Store. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Ostia che stanno eseguendo i rilievi tecnico scientifici e indagano sull’accaduto. Al vaglio anche le immagini delle telecamere presenti in zona. L’episodio e’ avvenuto con gente presente in strada.
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Morto Luciano Paraggio, l’inventore della Zizzona di Battipaglia
Ultima Ora – Ha trasformato una tradizione del territorio in un prodotto diventato simbolo della sua città. È morto a 75 anni Luciano Paraggio, imprenditore caseario di Battipaglia e ideatore della Zizzona di Battipaglia, un formato particolare di mozzarella di bufala di grandi dimensioni.
Insieme con i fratelli Cosimo e Antonio, nel 1988, Paraggio fondò il caseificio La Fattoria, raccogliendo e portando avanti la tradizione di famiglia, legata alla lavorazione del pregiato “oro bianco”.
La notorietà della Zizzona
La Zizzona, che pesa 5 chili e ha una forma che ricorda il seno con capezzolo, ha visto consacrare la sua notorietà anche grazie al film Benvenuti al Sud.
Il ricordo del sindaco
Cecilia Francese, sindaco di Battipaglia, in un post social, di Paraggio ricorda, in particolare, coraggio e inventiva “perché scommettere su un prodotto ancora da scoprire, come la mozzarella di bufala, inventandone una di dimensioni straordinarie, poteva rivelarsi un vero azzardo”. L’imprenditore è stato, inoltre, impegnato nella promozione della cultura locale, in particolare nel teatro. -
Una bimba è stata schiacciata da un’acquasantiera e operata d’urgenza a Bari
Ultima Ora – È rimasta schiacciata da un’acquasantiera all’interno di una chiesa di Trinitapoli, riportando una gravissima lesione dell’aorta.
Una bambina di sei anni è stata sottoposta nella notte tra il 25 e il 26 agosto a un delicato intervento d’urgenza al Policlinico di Bari.
L’incidente con l’acquasantiera
La piccola è attualmente ricoverata in Chirurgia vascolare e la prognosi resta riservata.
L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio del 25 agosto. La bambina, dopo il trauma addominale provocato dall’ pesante oggetto, è stata trasportata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Barletta. Il direttore dell’unità operativa dell’Asl Bt, Giuseppe Di Paola, ha diagnosticato immediatamente la gravità della lesione e la necessità di un trattamento specialistico di chirurgia vascolare in un polo pediatrico.
Il trasferimento a Bari
È stato quindi immediatamente contattato il Policlinico di Bari, dove è stato attivato prima ancora dell’arrivo della paziente il team per le emergenze pediatriche ad alta complessità, con il coinvolgimento di rianimatori, chirurghi pediatrici e vascolari.
Gli accertamenti hanno confermato una lacerazione in corrispondenza della biforcazione aortica, con il coinvolgimento delle arterie iliache comuni, una lesione definita dai sanitari grave ed estremamente rara in età pediatrica. La bambina è stata quindi trasferita nella sala ibrida di Asclepios 3, dove l’equipe diretta da Domenico Angiletta, direttore della Chirurgia vascolare, ha scelto un approccio mininvasivo.
L’intervento al cuore
Sono state posizionate tre endoprotesi, una a livello dell’aorta e due nelle arterie iliache, evitando così un intervento chirurgico a cielo aperto.
L’operazione è durata circa due ore e si è conclusa intorno alle 3.30, e al suo termine la piccola è stata trasferita in Rianimazione. “La macchina dell’emergenza si è attivata prima ancora dell’arrivo della paziente a Bari”, spiega il direttore sanitario del Policlinico, Danny Sivo. “Quando la bambina è giunta al nostro pronto soccorso, intorno alle 23, il percorso assistenziale era già stato definito e tutte le equipe coinvolte erano state allertate e pronte a intervenire. In emergenze di questa gravità, la tempestività e il coordinamento tra le diverse competenze specialistiche sono determinanti”.
Per il direttore generale del Policlinico, Antonio Sanguedolce, l’intervento “dimostra concretamente l’importanza imprescindibile dell’integrazione tra i professionisti” delle diverse specialità e dei due presidi coinvolti nell’assistenza alla bambina. -
Sequestro di missili al porto di Bari, il legale: “Trasporto autorizzato dalla Difesa francese”
Ultima Ora – La regolarità “dell’intera operazione” di trasporto di quattro missili intercettati lo scorso 7 giugno dalla guardia di finanza nel porto di Bari, operazione che ha portato all’arresto del francese Regis Claude Albert Normand, “è comprovata da una licenza individuale di trasferimento rilasciata dal Ministero della Difesa francese, valida fino al 26 gennaio 2027, che autorizzava espressamente il trasferimento temporaneo verso la destinazione greca”.
I missili e l’autorizzazione della Difesa francese
A spiegarlo in una nuova nota è l’avvocato Fabio Schino, difensore del 46enne detenuto da oltre due mesi con l’accusa di aver introdotto in Italia, senza autorizzazione, quattro missili da guerra.
“Nel ribadire la totale estraneità del proprio assistito alle condotte contestate”, l’avvocato “precisa che l’indagine riguarda un trasporto di materiale tecnico connesso a un’attività di collaudo presso la base Nato Namfi di Chania (Creta), svolta nell’ambito di una partnership industriale tra Mbda France e la società greca Altus Lsa. Tale operazione – prosegue – era finalizzata esclusivamente a test di sviluppo e rientrava in una collaborazione lecita e regolamentata”.
Erano davvero ordigni operativi?
Nel testo, il legale precisa anche che “il materiale oggetto del sequestro è costituito da modelli funzionali inerti e attrezzature da collaudo, privi di qualsiasi capacità offensiva e tecnicamente inidonei a essere convertiti in ordigni operativi”.
Una tesi che contrasta quella della Procura che invece, sulla base di primi rilievi, ritiene che quei missili fossero classificabili come armi da guerra. Gli inquirenti, però, hanno disposto accertamenti ulteriori che sono ancora in corso.
Il viaggio dalla Francia alla Grecia e l’arresto
“La ricostruzione logistica, documentata dagli atti difensivi, conferma la trasparenza dell’operazione: il viaggio di andata si è svolto dalla Francia alla Grecia, con trasporto terrestre fino al porto di Séte e successivo inoltro marittimo verso il porto di Suda (Creta). Le operazioni di rientro hanno avuto inizio il 4 giugno 2026; il mezzo condotto dal mio assistito è stato fermato al porto di Bari l’8 giugno 2026 durante il tragitto di ritorno verso la Francia, senza che vi fosse alcuna condotta elusiva”, prosegue il legale.
“Il sig. Normand – il cui ruolo si è limitato a quello di autista subappaltato all’interno di una catena logistica organizzata da primari operatori internazionali – ha tenuto un comportamento sempre collaborativo: non è stato arrestato in flagranza, è stato lasciato libero in attesa delle verifiche e si è presentato spontaneamente alle successive convocazioni, dimostrando piena disponibilità a chiarire la propria posizione”. “La difesa – conclude Schino -, nel ribadire la piena fiducia nel lavoro dell’Autorità Giudiziaria di Bari, che ha già disposto accertamenti tecnici supplementari, confida che l’esito delle indagini consenta di riconoscere nel più breve tempo la legittimità dell’operazione e di conseguenza la necessita’ di porre fine alla privazione della libertà personale dell’indagato”.
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Caso Ranucci, i presunti esecutori risponderanno al pm. Il legale degli arrestati: “Non c’…
Ultima Ora – “Oggi i nostri assistiti risponderanno alle domande del pubblico ministero che ha richiesto i due interrogatori”.
A dichiararlo è l’avvocato Generoso Pagliarulo, difensore insieme al collega Antonio Falconieri dei quattro indagati – tre dei quali attualmente in carcere – accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo contro il conduttore di ‘Report’ Sigfrido Ranucci, avvenuto a Pomezia nell’ottobre del 2025.
Le parole del legale
Nel penitenziario di Rebibbia sono infatti previsti oggi gli interrogatori di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello. Quello a Marika De Filippis, invece, andrà fissato in una data successiva. La donna in questo momento si trova ai domiciliari e renderà l’interrogatorio solo successivamente, presso i carabinieri della sua località di residenza.
“L’anticipo rispetto al Riesame? Dovete chiederlo al pm, per noi andava bene qualunque data. Avevamo presentato la richiesta poco prima del 15 agosto. Oggi è del pubblico ministero e quindi è lui che farà le domande. Noi ovviamente daremo la nostra versione difensiva” ha precisato l’avvocato Pagliarulo
La detenzione in carcere
Per il difensore, infatti, la detenzione in carcere non sarebbe una misura adatta ai suoi assistiti: “Non vedo un pericolo di fuga e il pericolo di reiterazione può essere salvaguardato con misure meno afflittive” ha dichiarato l’avvocato, sottolineando che “Non sussistendo secondo la nostra valutazione l’aggravante del 416-bis, in attesa del processo non vedo perché debbano stare in carcere: la riteniamo veramente una misura residuale che, con la situazione carceraria attuale, è doppiamente afflittiva. Gli arresti domiciliari non sono la libertà, ma una cautela più congrua. I miei assistiti si sentono sovrastati, vorremmo un po’ più di serenità per valutare obiettivamente la loro posizione” ha concluso.
Il nodo dell’aggravante mafiosa
Entrando nel carcere di Rebibbia prima dell’interrogatorio dei suoi assistiti, il professionista ha ribadito un punto fondamentale per la sua difesa: “Riteniamo che non ci sia l’aggravante mafiosa, ma che già da tempo sia caduta. L’interrogatorio darà un contributo decisivo alla valutazione dei magistrati”. “La contestazione attualmente li vede indagati per strage, detenzione di materiale esplosivo e danneggiamenti – ha sottolineato il penalista – i nostri assistiti forniranno la loro versione dei fatti per chiarire qual’era la loro posizione e i confini del mandato”. -
Caso Ranucci, il legale degli arrestati: “Non c’è l’aggravante mafiosa”
Ultima Ora – “Oggi i nostri assistiti risponderanno alle domande del pubblico ministero che ha richiesto i due interrogatori”. A dichiararlo è l’avvocato Generoso Pagliarulo, difensore insieme al collega Antonio Falconieri dei quattro indagati – tre dei quali attualmente in carcere – accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo contro il conduttore di ‘Report’ Sigfrido Ranucci, avvenuto a Pomezia nell’ottobre del 2025.
Le parole del legale
Nel penitenziario di Rebibbia sono infatti previsti gli interrogatori di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello. Quello a Marika De Filippis, invece, andrà fissato in una data successiva. La donna in questo momento si trova ai domiciliari e renderà l’interrogatorio solo successivamente, presso i carabinieri della sua località di residenza.
“L’anticipo rispetto al Riesame? Dovete chiederlo al pm, per noi andava bene qualunque data. Avevamo presentato la richiesta poco prima del 15 agosto. Oggi è del pubblico ministero e quindi è lui che farà le domande. Noi ovviamente daremo la nostra versione difensiva” ha precisato l’avvocato Pagliarulo
La detenzione in carcere
Per il difensore, infatti, la detenzione in carcere non sarebbe una misura adatta ai suoi assistiti: “Non vedo un pericolo di fuga e il pericolo di reiterazione può essere salvaguardato con misure meno afflittive” ha dichiarato l’avvocato, sottolineando che “Non sussistendo secondo la nostra valutazione l’aggravante del 416-bis, in attesa del processo non vedo perché debbano stare in carcere: la riteniamo veramente una misura residuale che, con la situazione carceraria attuale, è doppiamente afflittiva. Gli arresti domiciliari non sono la libertà, ma una cautela più congrua. I miei assistiti si sentono sovrastati, vorremmo un po’ più di serenità per valutare obiettivamente la loro posizione” ha concluso.
Il nodo dell’aggravante mafiosa
Entrando nel carcere di Rebibbia prima dell’interrogatorio dei suoi assistiti, il professionista ha ribadito un punto fondamentale per la sua difesa: “Riteniamo che non ci sia l’aggravante mafiosa, ma che già da tempo sia caduta. L’interrogatorio darà un contributo decisivo alla valutazione dei magistrati”. “La contestazione attualmente li vede indagati per strage, detenzione di materiale esplosivo e danneggiamenti – ha sottolineato il penalista – i nostri assistiti forniranno la loro versione dei fatti per chiarire qual’era la loro posizione e i confini del mandato”. -
Il caldo africano colpisce il Centro-Sud, ma da domani torna il maltempo
Ultima Ora – L’Italia si appresta a vivere un fine settimana a due velocità, stretto tra la prima vera rottura temporalesca al Nord e un’ondata di caldo estremo al Centro-Sud.
L’Italia divisa tra caldo e temporali
Per la giornata di oggi il quadro generale resta ancora in gran parte stabile e molto caldo, ma con i primi segnali di cedimento.
Al Nord la mattinata trascorre tranquilla e soleggiata, a parte qualche innocuo addensamento tra Piemonte e Valle d’Aosta. Il pomeriggio scorre sostanzialmente asciutto su tutta la pianura, mentre sui rilievi valdostani si potrà verificare qualche isolato piovasco. Sarà tuttavia tra la sera e la notte che la nuvolosità andrà ad intensificarsi in modo più deciso su tutta la Lombardia e sull’arco alpino, portando i primi deboli piovaschi.
Al Centro il mattino si apre con cieli irregolarmente nuvolosi tra Toscana, Umbria e zone interne, mentre altrove prevale il sole. Durante il pomeriggio si noterà un incremento della variabilità tra Lazio e Abruzzo, senza comunque fenomeni associati. In serata la situazione migliora rapidamente grazie a diffuse schiarite, pur lasciando qualche nuvola residua sul versante adriatico. Il Sud e le Isole vivono invece una giornata interamente all’insegna del bel tempo e del sole, fatta eccezione per qualche innocuo disturbo nuvoloso sulla Sardegna che non altererà il quadro generale. Su tutta la Penisola le temperature minime e massime sono previste stabili o in ulteriore rialzo.
Venerdì di fuoco e tempeste
Il vero strappo meteorologico si consumerà domani, venerdì 28 agosto. Le regioni settentrionali saranno investite da un’intensa perturbazione che porterà acquazzoni, temporali diffusi e il rischio concreto di nubifragi, grandinate e forti raffiche di vento, in particolare tra Nord-Ovest, Lombardia e settori alpini. Di contro, il Centro-Sud farà i conti con l’apice del caldo africano, con cieli in prevalenza soleggiati e temperature roventi che supereranno localmente i +40 °C.
Cosa ci attende nel weekend?
La bufera al Nord si esaurirà comunque in fretta. Già nel corso del weekend il fronte instabile si allontanerà rapidamente dalla Penisola, regalando un generale miglioramento e una spazzata d’aria più fresca che farà calare le temperature soprattutto al Centro-Sud.
L’inizio della prossima settimana manterrà tratti ancora estivi, ma la tregua potrebbe durare poco. Tra martedì 1 e mercoledì 2 settembre è atteso un nuovo cavo d’onda instabile che potrebbe riattivare i temporali al Nord, per poi scivolare verso parte delle regioni centrali. Nessun cambio di rotta invece per il Sud, che continuerà a rimanere protetto dallo scudo del caldo e della stabilità. -
“Voglio andare via da Crans Montana”, il grido di aiuto dell’amica di Cyane Panine
Ultima Ora – Chi vuole lasciare la casa per troppo dolore, chi per lo stesso sentimento non vuole abbandonarla. Nelle ore in cui si discute dell’arresto di Jacques Moretti per violenze sulla moglie Jessica, emergono due storie dalle attività della Fondazione Beloved che sta aiutando le vittime “collaterali” dell’incendio.
L’amicizia tra Camille e Cyane
Camille C. e Cyane Panine condividevano tutto: la stessa città d’origine in Francia, la scelta di andare a lavorare in Svizzera come cameriere stagionali, le amicizie, gli interessi. Cyane era la ragazza col casco sulle spalle di un collega che portava le bottiglie con le candele scintillanti al “Le Constellation”, un’immagine che ha fatto il giro del mondo e che sarà sempre legata alla “strage” dei ragazzi di Crans-Montana.
La Fondazione Beloved
Cyane è morta a 24 anni, Camille C., che era passata a dare un saluto e ad augurare buon anno all’amica al lavoro, è rimasta ferita ma è sopravvissuta. A quanto apprende l’AGI, Camille C. si è rivolta alla Fondazione Beloved, creata dal Canton Vallese per aiutare le vittime dell’incendio, perché, ha spiegato nella domanda di assistenza, non voleva più vivere nei 25 metri di casa a Crans-Montana dove aveva condiviso tutto con Cyane.
Troppo dolore e troppi ricordi
Troppo dolore, troppi ricordi ora senza felicità. La Fondazione ha vagliato e accolto nei giorni scorsi la richiesta e alla ragazza, che ha dato vita al popolare profilo TikTok “CamillaCyane”, l’unione dei due nomi, per ricordare la sua “migliore amica”, ha destinato 2mila franchi al mese per lasciare l’abitazione.
L’inchiesta e il ruolo dei coniugi Moretti
Un passaggio ritenuto importante per elaborare il lutto. Il ruolo di Camille come testimone viene considerato fondamentale anche dalla Procura di Sion nell’inchiesta per omicidio, lesioni e incendio colposo che vede sedici indagati, tra i quali i gestori Jacques Moretti e Jessica Moretti. La ragazza ha raccontato che fu Jessica Moretti a chiederle di indossare il casco, una versione diversa da quella di Jessica secondo la quale l’iniziativa sarebbe stata della giovane.
L’aiuto alla madre che ha perso il figlio
La seconda storia riguarda una madre svizzera che ha perso il figlio giovanissimo nell’incendio e che ha fatto domanda per un aiuto economico alla Fondazione Beloved perché non voleva lasciare la casa con la stanza del ragazzo in cui sono condensati i ricordi del figlio. Anche in questo caso la Fondazione le è andata incontro con un aiuto economico per pagare l’affitto per un anno. -
Evade dai domiciliari per incontrare il fidanzato detenuto in carcere, arrestata
Ultima Ora – Evade dai domiciliari per incontrare il fidanzato, recluso nel carcere di Viterbo, ma viene arrestata dopo aver provato a entrare con un documento falso. Protagonista della vicenda è Nefertari Mancini, 32 anni, figlia di Antonio Mancini, detto “Accattone”, e Fabiola Moretti, storici esponenti della Banda della Magliana.
I fatti risalgono alla mattina di lunedì, quando la donna avrebbe raggiunto il carcere a bordo di un’auto, alla guida della quale c’era un 32enne sprovvisto di patente, poi denunciato per procurata evasione.
Documento falso ai colloqui
La giovane ha tentato di accedere ai colloqui, fornendo una carta d’identità elettronica intestata a un’altra persona. Gli agenti della polizia penitenziaria hanno rilevato anomalie negli ologrammi e incongruenze nella fotografia del documento. Al termine del colloquio, la donna è stata fermata dalla polizia penitenziaria.
Dopo un primo tentativo di fornire false generalità, ha ammesso la propria identità. È quindi scattato l’arresto in flagranza per evasione, uso e fabbricazione di documento falso e sostituzione di persona. Il provvedimento è stato disposto dalla procura di Viterbo. La 32enne è stata trasferita dai carabinieri di Tuscania nel carcere di Civitavecchia. Ora è in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto. -
Tragedia in Piemonte: un ultraleggero urta dei cavi e precipita, due vittime
Ultima Ora – Tragico incidente aereo questa mattina, intorno alle ore 11, nella zona del lago artificiale di Campliccioli, a 1.400 metri di quota in alta Valle Antrona, al confine tra l’Ossola e la Svizzera.
Un ultraleggero ha urtato i cavi elettrici sopra il bacino artificiale, prendendo fuoco e precipitando al suolo.
Le vittime dell’incidente in Piemonte
Le vittime del tragico incidente sono un ingegnere sessantaquattrenne residente a Premeno, comune sulla collina di Verbania, e un’amica dell’uomo, di un anno più giovane, residente nel Milanese.
I due erano decollati in mattinata dall’aviosuperficie di Megolo, a Pieve Vergonte nel fondovalle ossolano. Il velivolo su cui viaggiavano era un “autogiro” biposto, un mezzo ibrido ad ala rotante.
A differenza dell’elicottero, il suo rotore superiore non è collegato al motore, ma gira liberamente grazie al flusso d’aria generato dall’avanzamento, mentre il motore aziona un’elica per dare spinta in avanti.
La dinamica dell’incidente
Secondo quanto si apprende, il mezzo avrebbe impattato contro i cavi della funivia Enel di servizio alla diga del lago di Campliccioli, il bacino artificiale nei pressi del quale è avvenuto l’incidente. Alcuni testimoni hanno riferito che, dal vicino paese di Antrona, sarebbe stato avvistato il velivolo in fiamme, descritto come “una palla di fuoco”.
Dalle immagini diffuse dai vigili del fuoco sembra che del piccolo elicottero, finito nella gola ai piedi della diga, sia rimasto ben poco.
L’intervento dei soccorritori
Sul posto sono tempestivamente intervenuti i Vigili del Fuoco, le forze dell’ordine e i mezzi del 118, tra cui l’elisoccorso partito da Borgosesia.
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In Lombardia il primo suicidio assistito gestito dal servizio sanitario
Ultima Ora – Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è il primo paziente ad aver usufruito del suicidio assistito in Lombardia, sotto la gestione del Servizio sanitario regionale, per attuare la propria scelta. Zuccarella è morto il 25 agosto scorso. Lo rende noto l’associazione ‘Luca Coscioni’.
Il 59enne è la terza persona in Lombardia, il primo caso nel quale il Servizio sanitario regionale ha organizzato l’intera fase attuativa, compresi l’assistenza sanitaria, il farmaco e la strumentazione necessari e l’individuazione del luogo nel quale procedere.
L’iter burocratico e il via libera
Domenico aveva presentato la propria richiesta all’ASST Ovest Milanese l’8 novembre 2025. Dalla richiesta all’effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali del 13 maggio 2026 prevedano un termine massimo complessivo del procedimento di 145 giorni, pari a quattro mesi e tre settimane. Dopo mesi di attesa, solleciti e diffide, il collegio legale di studio e difesa di Domenico, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione ‘Luca Coscioni’ e suo difensore, aveva presentato a fine maggio un ricorso d’urgenza al tribunale chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della sua malattia, e che, in caso di verifica positiva, venisse concretamente organizzata anche la fase attuativa.
Dagli atti depositati dall’azienda sanitaria era emerso che la Commissione medica multidisciplinare aveva concluso e sottoscritto la propria relazione già il 18 maggio 2026, accertando a maggioranza la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito e individuando le modalità con cui procedere, compresi farmaci, dosaggi e meccanismo di autosomministrazione.
Domenico La relazione era stata trasmessa al Comitato etico il 20 maggio. Il 25 giugno l’ASST aveva comunicato di avere ricevuto dal Comitato etico una richiesta di ulteriori approfondimenti sulle sue condizioni. Lo scorso 23 giugno, in udienza, Zuccarella aveva espresso direttamente al giudice il peso dell’attesa: “Sono stanco, non ne posso più”. Il percorso si è infine concluso all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo, non limitandosi alla verifica dei requisiti. Il servizio pubblico ha organizzato anche la fase attuativa: il personale sanitario disponibile su base volontaria, il farmaco e la strumentazione necessari, la modalità di autosomministrazione compatibile con le condizioni del 59enne, l’assistenza sanitaria e il luogo nel quale esercitare la propria scelta. Nel percorso di Domenico sono stati inoltre utilizzati diversi strumenti di tutela: l’amministratore di sostegno, che lo ha affiancato negli aspetti amministrativi; l’Ufficio di Pubblica Tutela Ovest Milanese al quale sono stati segnalati i ritardi; e, infine, la tutela giudiziaria urgente. Le decisioni relative alle cure e all’autodeterminazione sono rimaste in capo a Zuccarella, pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli. Il 59enne ha inoltre disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica, attivando la procedura prevista.
Gallo e Cappato: “Oggi esiste un percorso concretamente tracciato”
Filomena Gallo e Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione ‘Luca Coscioni’, dichiarano: “Domenico è morto con la speranza che ciò che aveva ottenuto potesse essere utile ad altre persone nella sua stessa situazione. Oggi in Lombardia esiste dunque un percorso concretamente tracciato: dalla richiesta di verifica alla tutela contro i ritardi, fino alla presa in carico della procedura, dell’assistenza e del luogo da parte del Servizio sanitario regionale. Non soltanto un’affermazione di principio, ma una strada percorsa fino in fondo nel servizio pubblico, che da oggi potrà essere più chiara per chi verrà dopo. Anche la scelta di donare il proprio corpo alla ricerca aggiunge un ulteriore passo. Questo è ciò che Domenico ci lascia: piccoli passi in più per la libertà degli altri. Per evitare che la procedura sia condotta in tempi così lunghi, e anche per evitare che un futuro assessore alla Salute possa disfare tutto con un tratto di penna, è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare ‘Liberi subito’ sulla quale è in corso la raccolta firme e che chiediamo al Consiglio regionale di approvare già in questa legislatura”.
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Morto il boss della ‘ndrangheta Domenico Papalia, quasi 50 anni trascorsi in carcere
Ultima Ora – Il boss della ‘ndrangheta Domenico Papalia, considerato il capo delle cosche al Nord, è morto all’ospedale San Paolo di Milano a 81 anni. Era stato ricoverato il 17 agosto per l’aggravamento delle condizioni a causa del cancro da cui era affetto da tempo. Papalia ha trascorso in carcere 49 anni.
Lo scorso luglio il Tribunale di sorveglianza di Bologna aveva disposto il differimento pena agli arresti domiciliari per motivi di salute. “Micu” Papalia era detenuto nel carcere di Parma: il 18 luglio ebbe la possibilità di lasciare la cella e di incontrare i familiari. Era entrato in carcere per la prima volta nel 1977 con l’accusa di aver partecipato all’omicidio a Roma del boss emergente Antonio D’Agostino. Nel 2021 nel processo di revisione della Corte di assise di appello di Perugia era stato scagionato con un’assoluzione per non aver commesso il fatto. Nel frattempo Papalia ha incassato altre due condanne all’ergastolo, passate in giudicato: quelle per gli omicidi dell’avvocato Pietro Labate ucciso a Milano nel 1983 e dell’educatore penitenziario Umberto Mormile, freddato nel 1990 a Carpiano, nell’hinterland del capoluogo lombardo. Papalia ha poi accumulato altre condanne per traffici di droga, sequestri di persona e altri reati legati agli affari illeciti dell’omonimo clan.
I domiciliari per motivi di salute
La figura di Papalia è stata legata negli ultimi anni anche ai numerosi tentativi dei suoi avvocati Ambra Giovene e Annarita Franchi di farlo scarcerare dopo quasi mezzo secolo di detenzione alla luce del tumore giunto ormai in uno stadio terminale. “È un giorno difficile. Il mio ultimo ricordo di lui – dice all’Ultima Ora l’avvocata Ambra Giovene – è la videochiamata che mi fece a metà luglio quando tornò libero prima dell’ultimo ricovero. In quella conversazione volle ringraziare me e l’avvocato Franchi”.
“Il mio è un ricordo difficile – spiega Giovene -. È stata una battaglia decennale davanti al Tribunale della Sorveglianza nel nome del rispetto di un uomo malato nonostante gli ergastoli. La detenzione è una croce per chiunque affronti, come lui, gli ultimi anni in carcere stremato da una patologia. L’amministrazione penitenziaria l’ha curato certamente sotto l’aspetto sanitario. Noi abbiamo sperato che potesse trascorrere con la famiglia del tempo, ha potuto farlo solo quando ormai era sottoposto alle cure palliative”.
Le richieste di scarcerazione
Sono state tante negli ultimi anni le richieste di liberare il vecchio e malconcio boss da ‘Nessuno Tocchi Caino’ ai Radicali ad associazioni e quotidiani. Rita Bernardini, presidente di ‘Nessuno Tocchi Caino’, commenta così la sua scomparsa: “Ci siamo battuti perché gli fosse riconosciuta almeno la possibilità di morire accanto ai suoi cari. Così è stato. L’innocenza, quella vera che conta, è anche quella che si conquista e Domenico, pur vivendo in carcere, ha condotto una vita esemplare”. -
Cassino, due immigrati-eroi salvano tre persone dopo l’esplosione di una palazzina
Ultima Ora – Hanno sentito una esplosione, hanno visto il tetto di un’abitazione saltare in aria e non hanno esitato: hanno attraversato i binari della linea Roma-Napoli e si sono arrampicati tra le macerie fumanti per prestare soccorso, portando in salvo tre persone. E’ l’impresa da attribuire a due immigrati africani, protagonisti di un eroico salvataggio lunedì scorso a Cassino, in provincia di Frosinone.
Condé Mamady, 20 anni, originario della Guinea, e Diao Aliou, 29 anni, senegalese, sono due giovani lavoratori che si trovavano in via Casilina Nord insieme al loro datore di lavoro, Alfonso Sica, imprenditore della provincia di Salerno. Insieme hanno raggiunto l’abitazione di via Guado Santa Maria devastata dall’esplosione, trovando due persone gravemente ustionate. Le hanno aiutate a uscire e, convinti che potesse esserci ancora qualcuno, sono tornati più volte all’interno dell’edificio. E in effetti, nella parte posteriore della casa, c’era un anziano, terrorizzato e rimasto chiuso nella propria camera e alla fine portato in salvo.
Il racconto dell’imprenditore
“I due senegalesi hanno avuto un coraggio che non vi so spiegare, io li ho seguiti a ruota”, ha raccontato Sica.
I feriti dell’esplosione
L’esplosione, avvenuta la mattina di lunedì, ha provocato il crollo del tetto e il ferimento gravissimo di due operatori sanitari dell’ospedale di Cassino: un infermiere di 54 anni, che ha riportato bruciature sul 90% del corpo, e un’operatrice socio-sanitaria di 40 anni, che ne ha sul 70%. Entrambi sono stati trasferiti a Roma in un Centro grandi ustionati.
Le cause della deflagrazione sono ancora al vaglio degli investigatori: tra le ipotesi c’è quella di una fuga di gas.
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Catania, rischia di ‘saltare in aria’ con 191 chili di fuochi d’artificio in auto sotto il sole
Ultima Ora – Trasportava tranquillamente 191 chili di fuochi d’artificio e altro materiale esplosivo nella sua auto, sotto il sole cocente, mentre percorreva l’autostrada in direzione Giarre (Catania).
Per questo motivo un uomo di 38 anni, incensurato e originario di Vittoria, è stato denunciato per detenzione e porto abusivo di fuochi d’artificio, nonché per ricettazione dalla Polizia di Catania.
I controlli in autostrada
L’uomo aveva accatastato nel portabagagli della sua auto una gran quantità di scatoloni con il materiale pericoloso e la circostanza non è passata inosservata agli occhi dei poliziotti delle moto volanti, che lo hanno intercettato nei pressi dello svincolo autostradale di Giarre, dove è stato fermato e sottoposto a controllo. Poi la singolare scoperta: gli agenti hanno trovato 139 articoli pirotecnici di vario tipo.
Il sequestro
Dalle verifiche specialistiche effettuate sul posto dai poliziotti artificieri, questi ultimi hanno rilevato un’elevata pericolosità del materiale perché, per trasportare questo tipo di prodotti, è necessario possedere il porto d’armi o il nulla osta dell’autorità di pubblica sicurezza all’acquisto. Il 38enne, invece, non aveva alcun titolo e non è stato in grado di esibire alcuna autorizzazione. Tutti gli scatoloni sono stati messi in sicurezza, sequestrati e trasportati in un luogo sicuro per essere distrutti. -
Ranucci: “Un mio spostamento in Rai? Ho la coscienza a posto. Io e Report i più premiati”
Ultima Ora – Resta al centro delle polemiche il futuro di Report e del suo conduttore Sigfrido Ranucci.
A margine del suo spettacolo “Diario di un trapezista” a Cerveteri, il giornalista è intervenuto con fermezza sulle ultime indiscrezioni che lo darebbero a rischio rimozione dalla guida dello storico programma d’inchiesta della Rai.
Il futuro di Ranucci e di Report
Il professionista non sembra avere dubbi “Un eventuale ridimensionamento o uno spostamento ad altre testate della Rai per me sarebbe un tornare indietro”, ha chiarito Ranucci. “Se sposti Sigfrido Ranucci perché non lo ritieni consono per una trasmissione d’inchiesta lo mandi a formare altri 100 Sigfrido Ranucci per poi spostarli? Non ha senso”.
A chi gli chiede se sia pronto a rassegnare le dimissioni in caso di un allontanamento forzato dalla trasmissione, il giornalista non nasconde le sue riserve: “Vediamo quali sono le offerte che faranno e farò le mie valutazioni. Certo non torno indietro dopo la mia storia, lo devo alla mia famiglia e a tutto quello che ha dovuto subire, compresa la bomba sotto casa”. E con amara ironia aggiunge: “C’è qualcosa di meglio di Report? Tu accetteresti qualcosa? È la trasmissione migliore della storia. Cosa c’è di meglio? Forse uno spazio informativo dentro Sanremo? La vedo dura”.
Sul margine di una sua permanenza alla conduzione del programma,infatti, Ranucci appare pessimista: “No, non credo che sia questa l’intenzione”.
E commentando il post social pubblicato nel pomeriggio contro la Rai, ha aggiunto: “Mi sembra che sono decisi a spostarmi. Non è la prima volta che tentano. Hanno chiesto il mio licenziamento nel 2000 quando ritrovai l’intervista di Borsellino. Hanno tentato di farlo con l’inchiesta su Fallujah nel 2005, poi quando c’è stata la storia dell’Autogrill e adesso ci riprovano”.
Sigfrido Ranucci a Cerveteri, video di Thomas Cardinali
La redazione e il suo percorso
Nonostante le tensioni, rivendica il valore della sua redazione e la stabilità del proprio percorso professionale: “La squadra di Report, non vi voglio sconvolgere dicendo questo, è sempre stata una redazione molto vivace e dai tempi di Milena Gabanelli. Però è una squadra composta da persone che hanno mostrato la loro lealtà nei pezzi e nelle inchieste. Non è importante la lealtà nei miei confronti, è importante la lealtà nei confronti del pubblico e della trasmissione. Io non voglio essere un puro, non ci tengo neanche”.
Ranucci e “la coscienza a posto”
Il giornaliste, inoltre, ha difeso con orgoglio il lavoro svolto durante la sua carriera in viale Mazzini: “Io sono tranquillissimo perché ho la coscienza a posto, sono 35 anni che sono in Rai, sono nato come assistente al programma, non ho avuto sponsor politici né di sindacato, ho fatto il mio percorso grazie a delle persone che ho incontrato sulla mia strada, Roberto Morrione e Milena Gabanelli”. “Sono stato inviato, sono stato caporedattore, ho condotto e sono stato autore di varie trasmissioni”, ha rimarcato in conclusione Ranucci, “tra cui la migliore della storia del giornalismo d’inchiesta italiano perché Report è la trasmissione più premiata e io sono il giornalista più premiato della storia della Rai. Ho attraversato indenne oltre 240 atti di citazione, querele e mediazioni. Ho tenuto alto l’onore della Rai e tutto questo mettendo a repentaglio la mia vita, quella dei miei cari e anche dei miei inviati. Quindi io ho la coscienza a posto”.
Le repliche su Lavitola e l’inchiesta sull’attentato
Sollecitato dai cronisti sulle presunte omissioni relative agli avvertimenti ricevuti da Valter Lavitola su un possibile attentato, Ranucci ha chiarito la propria posizione, sottolineando che “Spiegherò agli inquirenti. Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola l’avrei denunciato. Ho sempre denunciato anche cose che riguardavano me. Voi siete padroni di fare tutti i collegamenti che volete. Io quello che ho da dire, per rispetto ai magistrati, lo dirò loro”.
Rispondendo poi alle contestazioni sui contatti con figure controverse, ha aggiunto: “Se non l’avessi ammessa, sarebbero usciti gli atti e sarebbe emersa l’amicizia. Ma che vi devo dire? Non c’erano degli elementi precisi. Io non sono puro, io sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino, perché faccio questo. Se potessi andrei a cena con Totò Riina”.
Sui dettagli dell’indagine per la bomba mossa contro la sua abitazione lo scorso ottobre, il giornalista ha messo poi un punto fermo: “Niente domanda sull’inchiesta giudiziaria. Siccome la bomba l’hanno messa a casa mia e dove c’era mia figlia io ho interesse che la giustizia vada avanti e fino in fondo, quindi non do informazioni che riguardano l’inchiesta giudiziaria. Io rispondo ai magistrati”.
Le reazioni politiche e la vicinanza della gente
Interpellato sulla differente reazione dei partiti e sulla mancanza di una solidarietà pubblica immediata da parte del Pd rispetto a quella del M5S, Ranucci ha minimizzato: “Io personalmente ho ricevuto tantissima solidarietà anche da gente che non avete idea. Poi la solidarietà io la ricevo dalla gente, dove vado vado, ho tantissime manifestazioni di solidarietà”. E sul clima aziendale interno ha chiosato: “Se mi sento isolato in Rai? Ho tanti amici clandestini che mi scrivono, hanno paura anche”.
Rispondendo a chi gli chiedeva del futuro della trasmissione, Ranucci ha difeso inoltre l’identità del programma e della sua squadra: “Io sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti: quindi non vedo perché bisognerebbe ricorrere a delle figure esterne”.
Chi arrivasse da fuori, ha spiegato il conduttore, non avrebbe “la memoria di Report, perché condurre la trasmissione non è semplicemente esserne il volto. Condurre Report significa avere memoria, avere capacità di individuare argomenti che reggono dopo 3-4 mesi, avere la capacità di conoscere il palinsesto e il confronto in prima serata, che è uno scenario competitivo molto, molto difficoltoso”.
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A Bari un cittadino francese è stato fermato con 3 missili da guerra nel furgone
Ultima Ora – Un controllo di routine al porto di Bari si trasforma in un’inchiesta su un carico di armamenti militari ad alta capacità offensiva.
La Guardia di finanza ha fermato un cittadino francese di 46 anni, Regis Claude Albert Normand, dopo lo sbarco dalla motonave Superfast II, proveniente da Patrasso. Nel suo furgone, con targa francese, erano custoditi cinque contenitori logistici destinati al trasporto di sistemi d’arma anticarro.
Il cittadino francese e i 3 missili da guerra nel furgone
Nei contenitori sono stati trovati tubi di lancio e missili, tra cui tre Akeron che, secondo gli accertamenti tecnici dell’Esercito, devono essere considerati allo stato delle verifiche armi da guerra.
La vicenda è ricostruita nell’ordinanza con cui il gip della sezione Gip del Tribunale di Bari, Valeria Isabella Valenzi, ha disposto la custodia cautelare in carcere per Normand. Durante il controllo, il camionista aveva esibito tre lettere di vettura internazionale, ritenute però troppo generiche per chiarire la natura del carico. Gli approfondimenti hanno portato alla scoperta dei cinque contenitori: uno vuoto, un secondo con un missile da istruzione inerte e privo di guida, propulsione e testata, e gli altri tre con altrettanti missili Akeron.
I risultati della perizia dell’Esercito
A determinare la qualificazione dei tre ordigni è stata la perizia dell’Esercito. Sui tubi erano presenti bande blu, che secondo gli standard Nato identificano materiale destinato all’addestramento e privo di componente esplosiva. Secondo i militari, tuttavia, quelle bande non facevano parte della marcatura originaria, ma erano costituite da nastro adesivo facilmente rimovibile. Sotto il blu è emersa la colorazione giallo-nera associata al munizionamento ad alto esplosivo con effetto perforante.
Normand ha sostenuto di essere un autista incaricato del trasporto per conto di MBDA France e di dover portare il materiale in Grecia, alla società’ Altus LSA, per interventi di riparazione.
Il nodo delle autorizzazioni
La difesa ha depositato documentazione commerciale e di viaggio, oltre a un’autorizzazione del ministero della Difesa francese rilasciata nel 2025 a MBDA France per attività riguardanti materiale di guerra.
Il gip, però, ha ritenuto necessari ulteriori accertamenti, rilevando anomalie nei documenti, tra cui timbri differenti e incongruenze nelle date. Secondo il giudice, inoltre, non sarebbero state esibite le autorizzazioni richieste dalla normativa italiana sul materiale d’armamento, nè durante il controllo ne’ davanti all’autorità giudiziaria. Normand ha riferito di essere subappaltatore di una ditta francese specializzata anche nel trasporto di merci militari.
La società di trasporti intestata alla moglie, presso cui lavora, secondo le verifiche non risulterebbe invece specializzata in questo settore. -
Il trapper Tony Boy esce dal carcere e va ai domiciliari
Ultima Ora – Antonio Hueber, in arte Tony Boy, lascerà il carcere di San Vittore per andare agli arresti domiciliari a casa dei genitori in provincia di Padova. Lo ha stabilito il gip di Milano dopo l’udienza di convalida dell’arresto per detenzione di arma da sparo clandestina e detenzione di sostanze stupefacenti. Il pm di turno Sara Ombra aveva chiesto la custodia in carcere. La misura cautelare riguarda solo l’accusa per il possesso pistola semiautomatica calibro 6.30 con matricola abrasa trovata nella villetta in affitto del trapper durante la perquisizione eseguita all’alba di sabato. Il cantante, difeso dall’avvocato Niccolo’ Vecchioni, avrebbe detto di averla acquistata per 300 euro in bitcoin su Telegram come arma da difesa dopo aver subito un furto nella sua abitazione. I poliziotti dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura gli avevano trovato anche della droga in piccole quantità che il 26enne ha detto di avere per uso personale essendo un consumatore.
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Bimba di 4 anni muore investita da una moto
Ultima Ora – Tragedia nel pomeriggio a Lecce nei Marsi, (L’Aquila) dove una bambina di appena quattro anni ha perso la vita dopo essere stata investita da una motocicletta in una strada secondaria del centro abitato.
La bambina è stata investita vicino casa
La piccola si trovava all’esterno della propria abitazione quando, per cause ancora in corso di accertamento, è avvenuto il violento impatto. La bambina, appartenente a una famiglia di origine marocchina residente da anni nel comune marsicano, è stata soccorsa immediatamente. Nonostante il maltempo e le difficili condizioni meteorologiche, sul posto è atterrato l’elisoccorso del 118. Sul luogo dell’investimento sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Avezzano, che hanno effettuato i rilievi e avviato le indagini per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità.
