Attentato Ranucci, Lavitola dal carcere: “Dovevo proteggerlo e gli ho detto di potenziare la scorta”

Ultima Ora – “Mi assumo tutte le responsabilità rispetto all’attentato, Gomes non ha precisato che avrebbe messo una bomba ma che ci avrebbe pensato lui in ragione della sua esperienza in merito alla sicurezza militare. Avevo la necessità di proteggere Ranucci perché sono suo amico e, per questo, per due mesi, gli ho rappresentato che la sua scorta doveva essere potenziata. Non esiste nessun movente politico, anche perché Ranucci non ha mai manifestato l’intenzione di candidarsi ed entrare in politica”. Lo ha detto Valter Lavitola, rilasciando dichiarazioni spontanee in video collegamento dal carcere di Rebibbia, dove è recluso dal 10 agosto scorso perché accusato e reo confesso di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto davanti all’abitazione del conduttore, a Campo ascolano (Pomezia), il 16 ottobre del 2025.
Nel frattempo, si è svolta oggi, lunedì 7 settembre, l’udienza davanti al tribunale del Riesame di Roma dove i legali hanno depositato una memoria di 72 pagine chiedendo la scarcerazione dell’ex editore de l’Avanti! Entro il 10 settembre ci sarà la decisione. 
Gli avvocati: “Nessun movente politico, Lavitola voleva riaffermare la sua reputazione in società”
“Sono tre le questioni di diritto che abbiamo posto e che hanno a oggetto l’inefficacia dell’ordinanza di custodia cautelare, la competenza territoriale perché noi riteniamo che sia incompetente la Procura di Roma e infine l’aggravante contestata del metodo mafioso. La nostra intenzione è dimostrare che non esistono esigenze cautelari in relazione al pericolo di fuga, e in ordine all’inquinamento probatorio” ha commentato l’avvocato di Lavitola, Sergio Cola (che rappresenta l’ex editore dell’Avanti! insieme al figlio Arturo, ndr), a Piazzale Clodio dove si è svolta l’udienza del tribunale del Riesame.
Il legale ha poi aggiunto: “Valter Lavitola ha dato un mandato in bianco a Gomes, che si è assunto la responsabilità del gesto. Quest’ultimo, essendo un esperto, ha fatto a modo suo. Il rapporto di amicizia tra Ranucci e Lavitola rimane molto sincero e il conduttore non sapeva nulla, né ha mai sospettato. Il movente politico è da escludere”. Per poi sottolineare: “L’unica indicazione che Lavitola ha dato a Gomes è che non si sarebbe dovuto fare male nessuno, Per il resto, invece, l’amicizia tra Ranucci e Lavitola nasceva dal desiderio del mio cliente di riprendere la sua reputazione sociale, frequentando giornalisti e imprenditori, era questo ciò a cui aspirava il dottor Lavitola: poter riaffermare la sua reputazione nella società e non essere considerato come un delinquente abituale. L’amicizia tra i due nasce proprio dal fatto che il conduttore gli avrebbe garantito vantaggi in tal senso”.
Lavitola aggredito in carcere, i legali: “Chiediamo la scarcerazione o i domiciliari in Basilicata”
Per quanto riguarda la detenzione nel carcere di Rebibbia, i penalisti Arturo e Sergio Cola hanno presentato al tribunale del Riesame una memoria scritta per chiedere la scarcerazione del loro assistito, o in subordine gli arresti domiciliari, rimarcando come “la custodia in carcere non appaia in alcun modo necessaria”. Gli avvocati scrivono che “la disponibilità di un domicilio fuori Regione Lazio e Campania (quindi in Basilicata), lontano da tutta la rete di conoscenze dell’indagato e anche da possibili vie di fuga, elidono tutti i pericoli di cui all’articolo 274 c.p.p”. E cioè in sostanza i legali ritengono che, in caso di concessione degli arresti domiciliari, non vi sarebbe il pericolo di inquinamento delle prove e, quindi, come hanno riferito gli stessi avvocati ai cronisti all’uscita dal tribunale di piazzale Clodio: “La scelta è ricaduta su Noepoli, piccolo comune in provincia di Potenza dove Lavitola è cresciuto con la famiglia, lontano dalla sua rete”. 
“L’arresto degli esecutori materiali non può aver ingenerato nel Lavitola alcun timore di essere arrestato perché, come emerso dagli atti di indagine e dagli interrogatori dei co-indagati, detti esecutori avevano avuto rapporti con il solo Clesio Tavares e non conoscevano l’identità del mandante, del quale, infatti, parleranno in carcere solo dopo la pubblicazione della notizia della perquisizione patita dall’odierno ricorrente”. La richiesta è stata motivata con il fatto che, “in ragione della sua confessione, il Lavitola è stato aggredito da detenuti, e che circa l’aggressione subita avrebbe redatto una annotazione la Polizia Penitenziaria presso il carcere di Rebibbia e avrebbe reso dichiarazioni anche il co-indagato D’Avino nel corso del suo ultimo interrogatorio al pm”.
Vespa all’AGI: “Il problema di Ranucci non sono le cene con Riina, ma con Lavitola”
Parlando con Agi, a margine della conferenza stampa di questa mattina – lunedì 7 settembre – che ha presentato la 32esima edizione della trasmissione televisiva Rai ‘Porta a porta’ e di ‘Cinque minuti’ (in onda da lunedì 21 settembre, ndr) il giornalista Bruno Vespa ha detto: “Il problema di Ranucci non sono le cene con Riina, ma – se posso permettermi- quelle con Lavitola. Sette anni di ‘amicizia fraterna’ senza averne mai preso le distanze. Si pensi per un momento se quelle cene e tutto il resto le avessi fatte io. Ci sta che per capire una vicenda un giornalista, specie se investigativo, vada a cena anche con Riina. Io anche con il diavolo…”.
L’intervista a Salvo Riina e a Saddam Hussein
Vespa ha ricordato l’intervista al figlio di Totò Riina, Giuseppe detto ‘Salvo’, andata in onda a ‘Porta a porta’ nel 2016, grazie alla quale “capimmo quanto fosse stata devastante e sterminata la rete di complicità nella latitanza del padre”. Vespa ha anche ricordato che a suo tempo intervistò Saddam Hussein: “Il governo italiano fece di tutto per impedirlo, e sono orgoglioso di quell’intervista”. E ha aggiunto: “Tra l’altro, quando c’è un dittatore che comanda e influenza la storia del mondo, va intervistato. E credo anche sia stato un errore ucciderlo”. Il celebre talk show sarà un racconto che da domani sera, martedì 8 settembre, e fino al prossimo 27 maggio spazierà tra tensioni geopolitiche, ricadute economiche sull’Italia e non solo, guerre ai confini dell’Europa tutta, chiamata a nuove sfide. In onda il martedì, il mercoledì e il giovedì in seconda serata su Rai 1, nell’anno che condurrà il Paese alle elezioni politiche. E torna anche l’appuntamento con ‘Cinque minuti’, la striscia quotidiana in cui Vespa affronta i maggiori temi di attualità della giornata, con un format che dal 21 settembre e fino al prossimo 11 giugno sarà in onda dal lunedì al venerdì subito dopo il Tg1 delle 20, con interviste a personaggi della politica interna e internazionale, ma anche del mondo economico, culturale, artistico, sportivo e dello spettacolo.