Ultima Ora – “Il tempo è scaduto, il mio essere a detto è la vostra fine, vi uccido”. è la scritta minacciosa e sgrammaticata che una donna di 37 anni ha trovato, sul pianerottolo di casa, davanti alla porta dell’appartamento a Napoli dove vive con i suoi due figli di 13 e 10 anni. La scritta è stata l’ultimo tassello di una persecuzione durata mesi e conclusa ieri con l’arresto in flagranza differita, da parte dei carabinieri della stazione di San Giovanni a Teduccio, quartiere Est del capoluogo campano, di un uomo di 44 anni, napoletano, il suo ex marito, che ora deve rispondere di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori.
La vicenda affonda le radici nella fine di un matrimonio dal quale sono nati i due bambini per la dipendenza dell’uomo dall’alcol. La separazione consensuale sancita dal Tribunale Civile di Napoli è dello scorso luglio, ma in realtà l’uomo non ha mai accettato la chiusura della relazione. La donna ha raccontato di essere stata sommersa da messaggi e telefonate continue, di aver subito appostamenti nei luoghi che frequentava abitualmente e di essere stata protagonista, suo malgrado, di scenate e aggressioni verbali.
Le aggressioni e l’attivazione del Codice Rosso
Il tentativo di riavvicinamento tentato dalla donna nella prima decade di agosto, nella speranza che l’ex marito potesse cambiare atteggiamento, non ha sortito alcun effetto. Il 28 agosto, rientrata a casa dal lavoro, la donna ha trovato l’uomo ubriaco, pronto a pronunciare contro di lei offese infamanti e volgari. Alla sua reazione, l’ha afferrata e tirata ripetutamente per i capelli, colpendola poi con schiaffi al volto e pugni alla testa, costringendola a fuggire di casa per mettersi in salvo.
Al suo rientro in serata insieme ai figli, nella speranza che gli effetti dell’alcol fossero ormai svaniti, l’uomo ha iniziato a distruggere ante di armadi per scagliarle contro di lei, per poi tornare a tirarle i capelli e colpirla nuovamente con pugni alla testa. Solo l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha permesso alla donna di allontanare l’aggressore, che si è dato alla fuga prima che le pattuglie giungessero sul posto. Le lesioni riportate, refertate presso l’Ospedale Evangelico Betania con una prognosi di due giorni.
La denuncia del 29 agosto ha attivato la procedura d’urgenza del Codice Rosso. Ma due giorni dopo l’uomo si è presentato a tarda sera sotto l’abitazione del padre della donna, dove questa si trovava insieme ai figli, pretendendo di riprenderli e prendendo a calci e pugni il portone del palazzo fino a sradicarne le ante e romperne il vetro. Poche ore dopo, intorno alle 3:30 di notte, l’uomo si è ripresentato davanti la nuova abitazione della donna, svegliandola a colpi di pugno sulla porta e pronunciando in dialetto napoletano pesanti insulti e minacce, “ti devo sfondare tutto”.
Il 14 settembre, infine, l’uomo l’ha avvicinata per strada mentre rincasava, insultandola nuovamente e seguendola per un tratto di strada nonostante lei tentasse di allontanarsi, costringendola a chiedere aiuto al padre perchè venisse a scortarla.
L’appartamento devastato e l’arresto
Il 23 settembre il rinvenimento da parte della scritta sul muro. Ieri, infine, uscita di casa alle 7.15 per recarsi al lavoro, la donna è rientrata verso le 10.30 trovando il proprio appartamento completamente devastato. Mobili ridotti in pezzi, il frigorifero rovesciato con il contenuto riverso a terra, tavolo e sedie capovolti e la statuetta di Padre Pio distrutta.
Sconvolta, ha chiamato immediatamente il numero di emergenza. Sul posto è intervenuta una pattuglia dei Carabinieri che ha constatato i gravi danni e accompagnato la donna presso gli uffici del Comando per un’altra denuncia.
I militari si sono messi alla ricerca dell’uomo per arrestarlo e, proprio ieri, il Tribunale di Napoli – Sezione Gip aveva già emesso un’ordinanza di applicazione di misura coercitiva a carico dell’uomo. Nel pomeriggio, il 44enne si è recato spontaneamente negli uffici del Comando Stazione per la notifica del provvedimento. L’uomo, quindi, è stato arrestato sia in flagranza differita per i reati di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori che in forza al provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria partenopea. è ora nel carcere di Poggioreale.
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“Vi uccido, il tempo è scaduto”: devasta la casa dell’ex moglie e minaccia i figli
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Il tumore al polmone si scopre con il test del respiro
Ultima Ora – L’analisi del respiro umano potrebbe aiutare a identificare i noduli cancerosi nei polmoni, eliminando la necessità di esami invasivi. Una nuova ricerca della Griffith University, pubblicata su ‘MedComm’, ha analizzato l’aria espirata per aiutare i medici a distinguere tra noduli polmonari cancerosi e non cancerosi, favorendo una diagnosi precoce del tumore al polmone.
I numeri del tumore ai polmoni
Ogni anno vengono diagnosticati circa 2,5 milioni di nuovi casi di cancro ai polmoni. Chamindie Punyadeera dell’Istituto di Biomedicina e Glicomica della Griffith University ha affermato che lo studio ha valutato due tecnologie complementari, entrambe promettenti.
“Abbiamo studiato un naso elettronico, o ‘eNosè, che identifica le caratteristiche chimiche del respiro – ha affermato Punyadeera – la seconda tecnologia era la gascromatografia-spettrometria di massa, che identificava specifici composti organici volatili nell’alito. Entrambi gli approcci basati sull’analisi del respiro hanno mostrato una capacità di discriminazione tra noduli maligni e benigni nettamente superiore rispetto ai modelli che utilizzano esclusivamente informazioni cliniche standard”.
L’applicazione
La ricerca potrebbe sostituire la necessità di test invasivi, che attualmente prevedono una biopsia polmonare guidata da Tac per ottenere un campione di tessuto a scopo diagnostico. Altre tecniche invasive comprendevano la broncoscopia per prelevare campioni da noduli sospetti o, in alcuni casi, l’intervento chirurgico per rimuovere o esaminare noduli potenzialmente cancerosi. A volte i pazienti sono stati sottoposti a tecniche invasive per poi scoprire che il 95% dei noduli polmonari identificati con tomografie computerizzate a basso dosaggio si sono rivelati non cancerosi.
Il coautore, il dottor Xi Zhang, ha affermato: “Eseguire una biopsia sui noduli polmonari può essere tecnicamente complesso, soprattutto quando le lesioni sono piccole o difficili da raggiungere, e può causare complicazioni come pneumotorace o collasso polmonare. Sebbene un semplice test del respiro si stia dimostrando promettente nell’individuare quali noduli hanno maggiori probabilità di essere maligni, non è inteso a sostituire le biopsie, ma piuttosto ad aiutare i medici a decidere chi necessita con maggiore urgenza di un intervento invasivo. Si spera che, integrando il test non invasivo nella routine clinica, si possano potenzialmente ridurre anche le procedure non necessarie per i pazienti con noduli benigni”. -
Guinzagli e lettiere al posto di biberon e pannolini: perché sempre più giovani scelgono u…
Ultima Ora – La tendenza è ormai globale e va oltre la semplice passione per gli animali domestici. Per Millennial e Gen Z, infatti, cani e gatti stanno diventando a tutti gli effetti un’alternativa alla maternità e alla paternità.
Un fenomeno spinto da ragioni economiche, di stile di vita e di stabilità personale, che sta ridefinendo il concetto stesso di famiglia, ma che porta con sé anche un lato d’ombra poco esplorato: il rischio dell’eccessiva umanizzazione.
Perché le nuove famiglie preferiscono gli animali ai bambini?
Secondo le rilevazioni dello State of Pets 2026 condotto da The Harris Poll, il 40% delle persone sceglierebbe un animale domestico al posto di un figlio, a fronte di un 21% che preferirebbe una gravidanza. La percentuale sale drasticamente tra le generazioni più giovani: il 55% di Millennial e Gen Z dichiara di aver valutato l’idea di costruire la propria vita attorno a un pet piuttosto che a un bambino, e l’83% considera il proprio cane o gatto un membro della famiglia a tutti gli effetti.
A spingere verso questa scelta sono soprattutto la sensazione di non trovarsi nella fase di vita adatta per avere un figlio, indicata dal 45% degli intervistati, la maggiore semplicità di gestione quotidiana e il minor impatto economico, che pesano rispettivamente per il 35% e il 32%, oltre a un minore carico generale di responsabilità. L’impatto di questa visione si riflette direttamente sulle decisioni personali: oltre metà dei giovani proprietari valuterebbe di lasciare un’eredità al proprio animale, mentre quasi la metà dei single dichiara di aver rinunciato alla ricerca di un partner appoggiandosi esclusivamente alla compagnia del proprio pet.
La situazione in Italia
Il fenomeno trova ampie conferme anche nel nostro Paese. I dati Ipsos per Changes Unipol indicano infatti che quasi quattro giovani italiani su dieci – il 37% dei Millennial e il 36% della Gen Z – ritengono che un animale domestico possa sostituire la presenza di un figlio. Si tratta di un dato fortemente generazionale, specialmente se confrontato con la fascia dei Baby Boomer, dove la percentuale crolla al 13%, a fronte di una media nazionale che si attesta al 28%.
La trappola dell’umanizzazione
Trattare un cane o un gatto come un bambino rischia però di trasformarsi in una proiezione fuorviante. Una recente review scientifica pubblicata sulla rivista Animals, condotta da un team di veterinari delle università UNAM e di Pisa, mette in guardia dai rischi del “pet parenting” esasperato: l’eccessiva umanizzazione porta con frequenza a disturbi comportamentali come ansia da separazione, aggressività e forme di stress cronico.
“Cani e gatti non sono bambini e non vanno trattati come tali. Hanno tempi, linguaggi e bisogni etologici che vanno conosciuti e rispettati”, spiega il veterinario Vittorio Saettone. “Il rischio non è amare troppo il proprio animale, ma proiettargli addosso aspettative umane. Condividere il cibo di casa, isolarli dai loro simili o non lasciarli liberi di esplorare e annusare genera frustrazione e patologie”.
Come rispettare la natura di cani e gatti?
Per evitare di trasformare l’affetto in una fonte di stress, i veterinari e gli esperti di antropozoologia suggeriscono alcune indicazioni fondamentali. In primo luogo occorre imparare a interpretare il reale linguaggio del corpo dell’animale, evitando di proiettarvi emozioni umane come vendetta o dispetto che rischiano di far passare inosservati veri segnali di disagio. È poi indispensabile garantire la socializzazione con i propri simili, evitando di isolare il pet in una dimensione esclusivamente familiare che può provocare ansia e comportamenti compulsivi.
Sul piano pratico, la salute nel lungo periodo passa dal seguire una nutrizione specifica di specie, senza condividere i pasti di casa o dolci pensati per gli umani. Di fronte a cambiamenti repentini di umore o appetito, la regola è rivolgersi sempre a un veterinario o a un educatore specializzato invece di affidarsi a un’interpretazione personale.
Infine, gli esperti raccomandano di rispettare la libertà di movimento dell’animale: trasportarlo continuamente in braccio o in passeggino e imporgli manifestazioni d’affetto prolungate finisce per limitarne gli istinti naturali, venendo percepito come un’invasione di campo fortemente stressante. -
Gaza, a Bari il sudario con i nomi dei 19mila bambini uccisi
Ultima Ora – Un lungo telo bianco, coperto da migliaia di nomi, tenuto tra le mani e portato in silenzio attraverso le strade del centro di Bari. È il “Sudario delle Bambine e dei Bambini di Gaza”, protagonista della manifestazione partita nel pomeriggio da piazza Armando Diaz per ricordare, secondo gli organizzatori, quasi 19mila minori uccisi nella Striscia di Gaza.
“Non dimenticare nemmeno un solo nome” e “Fuori la guerra dalla storia” sono alcuni dei messaggi che hanno accompagnato il corteo, diretto da piazza Diaz verso piazza del Ferrarese, il Petruzzelli e infine piazza Libertà. “Era fondamentale questo esercizio di memoria e di restituzione dei nomi. Vogliamo ricordarli uno per uno”, ha spiegato Rossana Ruscelli, di Donne in Nero Bari.
A Gaza aumentano le vittime
“È importante tenere accesa l’attenzione su Gaza, perché le vittime continuano ad aumentare”, ha aggiunto, esprimendo anche una dura critica alle responsabilità che, a suo giudizio, ricadono sui governi europei. Il telo è diventato così il filo della manifestazione: non numeri, ma nomi, letti e mostrati alla città lungo il percorso.
“Bisogna attraversare le strade per mostrare i nomi e i cognomi dei bambini assassinati”, ha detto Nicola Signorile, già componente della segreteria dell’Anpi e oggi militante antifascista. La manifestazione ha attraversato alcune delle principali vie del centro, con i partecipanti vestiti prevalentemente di nero e bandiere palestinesi lungo il percorso. Al centro dell’iniziativa, spiegano i promotori, la volontà di restituire un’identità alle vittime più giovani e impedire che la loro memoria venga cancellata dal dibattito pubblico. -
Riccardo Bossi arrestato, sconterà 5 anni e 9 mesi
Ultima Ora – Riccardo Bossi, primogenito del fondatore della Lega Nord, è stato arrestato mercoledì 23 settembre e deve scontare cinque anni e nove mesi di carcere per una serie di condanne legate ai fatti commessi tra il 2011 e il 2020.
La Procura di Busto Arsizio, infatti, ha emesso un ordine di esecuzione della pena per i reati di appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza.
Il figlio del ‘Senatur’
Il primogenito di Umberto Bossi, scomparso lo scorso marzo all’età di 84 anni dopo una lunga malattia scaturita dal ricovero per un ictus nel 2004, è stato raggiunto nella sua abitazione e accompagnato in carcere di Busto Arsizio. -
Ancona, bimba di tre anni soffoca con un chicco d’uva: è gravissima
Ultima Ora – Una bimba di tre anni, originaria di Jesi, è ricoverata in gravissime condizioni nel reparto di Rianimazione pediatrica dell’ospedale Salesi di Ancona, dopo essere stata soffocata da un chicco di uva.
Ora la piccola è in prognosi riservata, dopo essere andata in arresto cardiaco.
La dinamica e i soccorsi
L’episodio è successo nel pomeriggio di mercoledì 23 settembre a Jesi, tra i banchi della fiera di San Settimio: i familiari hanno cercato di farle espellere il chicco, senza risultati, e la piccola è andata in arresto cardiaco. Provvidenziale è stato l’intervento di due medici di passaggio che l’hanno rianimata sul posto e il pronto intervento dei soccorritori, quindi il trasferimento all’ospedale di Jesi, dove è arrivata in arresto cardiaco.
I medici hanno continuato a rianimarla fino a quando il cuoricino non ha ripreso a battere: a quel punto è stata intubata e trasferita all’ospedale Salesi di Ancona. Da fonte sanitaria si apprende che la bimba è in prognosi riservata e attualmente sottoposta a sedazione farmacologica profonda, ventilazione meccanica e alle cure intensive necessarie. -
Choc a Salerno, ragazza accoltellata alle spalle da uno sconosciuto: è grave
Ultima Ora – Una ragazza di vent’anni è stata accoltellata da uno sconosciuto ed è stata trasportata in codice rosso in ospedale.
È quanto accaduto la sera di mercoledì 23 settembre in largo San Tommaso d’Aquino, nel centro storico di Salerno. A lanciare l’allarme è stato un passante, che ha segnalato alla Polizia di Stato la presenza di una ragazza ferita.
Le indagini
Sul posto, è intervenuta una volante della polizia. Dalle prime informazioni acquisite dagli agenti risulta che la ragazza, residente nella provincia di Salerno, è stata colpita alle spalle da uno sconosciuto mentre si trovava in zona. La ventenne non è in pericolo di vita. Sono in corso accertamenti per identificare il responsabile.
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Il ‘pontone’ dell’America’s Cup, nel mare di Napoli spunta… l’isola che non c’è
Ultima Ora – Un ‘pontone’ sul lungomare Caracciolo, in dialogo con la Colonna Spezzata, per cambiare il volto del mare di Napoli in vista dell’America’s Cup 2027. È il nuovo spazio ideato e realizzato da Sport e Salute: un’isola sull’acqua, nuovo punto di incontro tra terra e mare, sport e città.
Qui, mentre gli AC40 volano sul Golfo, nasce un luogo che non c’era, pensato per accogliere persone, emozioni e storie e per creare un nuovo punto di relazione tra la città e il mare.Il ‘pontone’ debutta domani
Il ‘pontone’ sarà già utilizzato in occasione della regata preliminare dell’America’s Cup in programma a Napoli da domani al domenica 27. È da questa visione che comincia il viaggio verso l’America’s Cup 2027. Verso un’isola che c’è.
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Tragedia sul lavoro a Padova: cade nel vano ascensore e muore a 51 anni
Ultima Ora – Un tragico incidente sul lavoro si è consumato nella notte a Padova, all’interno di un cantiere edile in via Goito. La vittima è un uomo di 51 anni di origini albanesi, titolare di un’impresa specializzata in lavori di muratura con sede nel Vicentino.
L’allarme era scattato dal primo pomeriggio di ieri, quando i familiari, non vedendolo rientrare a casa e non riuscendo più a mettervisi in contatto, si sono rivolti alle forze dell’ordine segnalandone la scomparsa.
La geolocalizzazione del cellulare e la scoperta della Polizia
A svolgere un ruolo decisivo nelle ricerche sono stati gli stessi familiari dell’uomo, che sono riusciti a geolocalizzare la posizione del suo smartphone segnalandola immediatamente alla Polizia di Stato. Giunti sul posto, gli agenti hanno notato il furgone della ditta, con il cassone aperto, parcheggiato nei pressi di un edificio in ristrutturazione.
Una volta entrati nella struttura, i poliziotti hanno fatto squillare l’utenza telefonica della vittima, seguendo il suono fino al vano ascensore dell’immobile. All’interno è stato rinvenuto il corpo esanime del 51enne, precipitato rovinosamente al suo interno per cause ora al vaglio degli inquirenti.
Indagini in corso sulla sicurezza del cantiere
Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i Vigili del Fuoco, che hanno coadiuvato le operazioni di recupero, insieme agli agenti della Squadra Mobile della Questura di Padova e al Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica. Gli inquirenti hanno avviato tutti i rilievi del caso per ricostruire la dinamica dell’incidente e verificare il rispetto delle norme di sicurezza all’interno del cantiere. -
Lindsey Vonn, nuovo amore a 41 anni: il bacio social col collega di 11 anni più giovane
Ultima Ora – La superstar ed icona dello sci alpino mondiale, la statunitense Lindsey Vonn, è ufficialmente fidanzata con lo sciatore francese Matthieu Bailet, più giovane di lei di undici anni. Sfortunata nello sport a seguito dei tanti infortuni — l’ultimo molto grave l’8 febbraio scorso ai Giochi olimpici di Milano Cortina 2026, che la costrinse ad un lungo ricovero ospedaliero e a una serie di interventi chirurgici (il prossimo è previsto in autunno) —, la campionessa si scopre fortunata in amore.
La 41enne sciatrice di Vail — 84 successi in Coppa del Mondo, campionessa olimpica, mondiale e quattro sfere di cristallo conquistate, rientrata alle competizioni dopo una pausa di circa sette anni — ha postato su Instagram alcune foto con il 30enne sciatore di Nizza. Particolarmente significativa la foto dei due che si baciano in una piscina. I due erano già stati avvistati insieme a maggio a New York, dove avevano assistito alla rappresentazione The Outsiders: in quell’occasione la rivista statunitense People riportò che Vonn e Bailet stavano imparando a conoscersi meglio.
Chi è il nuovo compagno e gli amori celebri del passato
A differenza della fidanzata, Bailet non vanta una carriera particolarmente di successo: per lui solo un secondo posto in 115 gare di Coppa del Mondo ed un titolo mondiale juniores in supergigante.
Anche le precedenti love story di Lindsey Vonn erano finite più volte sulle prime pagine di giornali e riviste di tutto il mondo. Sposata nel 2007 con l’ex sciatore Thomas Vonn, la coppia aveva divorziato nel 2013. Successivamente la sciatrice americana si era legata sentimentalmente, fino al 2015, alla stella del golf Tiger Woods, per poi intraprendere una relazione con il giocatore di hockey su ghiaccio Pernell-Karl Sylvester Subban, con cui si era persino fidanzata prima di annunciare la separazione a fine 2020. Più recentemente Vonn era stata legata all’imprenditore Diego Osorio, ma la storia si è conclusa nel 2025. -
Inseguita da un cinghiale mentre passeggia col cane: notte di terrore per una donna a Roma
Ultima Ora – Una semplice passeggiata notturna con il cane si è trasformata in una corsa rocambolesca per evitare l’attacco di un cinghiale.
È accaduto lunedì notte nel quartiere Serpentara, nel quadrante Nord-Est della Capitale, dove la signora Marika L. è stata inseguita dall’animale inferocito a pochi metri dal portone della sua abitazione.
L’incontro con il cinghiale vicino ai secchioni
“La zona in cui vivo è circondata dal verde e la convivenza con la fauna selvatica per noi è abbastanza comune”, spiega Marika all’AGI. “Negli ultimi tempi, però, la presenza di un gruppo di cinghiali ci sta rendendo la vita davvero difficile: persino andare a buttare la spazzatura è diventato un incubo”.
Messa in allerta dagli avvistamenti delle settimane precedenti, la donna stava prestando la massima attenzione. “Era circa l’una di notte e mi stavo avviando verso i secchioni, che si trovano a pochi passi dal supermercato vicino casa. Mentre ero per strada ho sentito dei grugniti e subito dopo un gran frastuono. Ho cercato di tenere la mia cagnolina dietro di me e, facendo pochi passi, mi si è palesato davanti un cinghiale che rovistava tra gli scarti di cibo e l’immondizia”.
La carica e la fuga
Cercando di non fare rumore, Marika ha provato a valutare il da farsi, ma l’animale ha notato lei, e soprattutto il suo Staffordshire bull terrier: “Ha alzato lo sguardo, ha tirato su col naso ed emesso un verso minaccioso. Poi ha iniziato a raspare a terra con le zampe, proprio come fanno i tori prima di attaccare. Capita l’intenzione, ho gridato al cane di scappare e mi sono messa a correre insieme a lei alla massima velocità, senza mai voltarmi”.
Il tema della fauna selvatica nella Capitale
Arrivata al palazzo, la donna ha citofonato d’urgenza al figlio gridando di aprire perché inseguita. “Una volta dentro ho chiuso il portone e mi sono guardata alle spalle: il cinghiale era lì che ci fissava. Il cuore mi usciva dal petto per la paura”.
Un episodio che si è risolto senza conseguenze, ma che riaccende il tema della sicurezza a Roma. “Il parco della zona è frequentato da bambini e cani e gli animali ormai passeggiano a pochi metri dalle persone. Molti stanno smettendo di andarci perché non si sentono sicuri. Io sono riuscita a scappare e adesso ci rido su, ma se al posto mio ci fosse stata una persona anziana o con disabilità, non so se ora potremmo raccontarla allo stesso modo”.
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Nuova fase eruttiva per l’Etna e allerta rossa per i voli, ma l’aeroporto di Catania resta aperto
Ultima Ora – L’Etna torna a farsi sentire con una nuova fase eruttiva registrata dai crateri sommitali del vulcano siciliano.
L’intensa attività in corso sta generando un’abbondante emissione di cenere che, spinta dal vento, si disperde in direzione Sud-Sud-Est, formando una colonna e una nube vulcanica alta circa quattro chilometri.
L’Etna e l’allerta rossa
Il fenomeno è seguito e monitorato costantemente dai tecnici dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Catania. L’istituto ha emesso un avviso per la navigazione aerea (il bollettino VONA) di colore rosso, che corrisponde al massimo livello di allerta previsto per i voli.
Nessun disagio allo scalo
Nonostante il codice di allerta elevato per lo spazio aereo, la situazione a terra e nei cieli rimane sotto controllo. Il valore del tremore vulcanico – l’indicatore che misura l’energia legata alla risalita del magma -si attesta al momento su livelli medio-bassi. Per questa ragione, l’attività eruttiva non sta causando disagi al traffico aereo e l’operatività dell’aeroporto Fontanarossa di Catania prosegue regolarmente. -
Cibo destinato ai bambini pieno di vermi e insetti, scatta il sequestro nel Napoletano
Ultima Ora – Recipienti con insetti e buste di farina con vermi.
È quanto è emerso da un controllo che ha interessato questa mattina cinque strutture socio-assistenziali di Caivano gestite da una cooperativa.
I vermi e gli insetti nei pasti dei più piccoli
Un deposito di alimenti è stati chiuso con sanzioni per diverse migliaia di euro. L’operazione è stata effettuata dai carabinieri della Stazione di Caivano insieme al Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Napoli e ai servizi sociali del Comune.
Nel mirino dei controlli sono finite due comunità alloggio e tre comunità educative per minori, tutte riconducibili alla stessa cooperativa. È stato durante l’ispezione di due delle cinque strutture che sono emerse le irregolarità più significative, legate alla gestione degli alimenti destinati ai bambini ospitati.
Il sequestro delle forze dell’ordine
I militari dell’Arma hanno denunciato la responsabile legale della cooperativa, una donna di 37 anni originaria di Maddaloni, per violazione delle norme sull’igiene degli alimenti.
Alla stessa sono state inoltre contestate sanzioni amministrative per un totale di 4mila euro. I controlli hanno portato anche alla sospensione di un deposito di alimenti, ritenuto non conforme agli standard igienico-sanitari previsti dalla normativa europea in materia di sicurezza alimentare. Recipienti con insetti, buste di farina con vermi tra i sequestri dei carabinieri.
È scattato anche il divieto di immissione in commercio per circa 500 chili di prodotti alimentari secchi, freschi, congelati e surgelati privi della documentazione necessaria a garantirne la tracciabilità e la conformità sanitaria. Della vicenda è stata informata l’Autorità Giudiziaria, mentre il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Napoli prosegue negli accertamenti di propria competenza. La Stazione Carabinieri di Caivano provvederà a informare l’autorità amministrativa una volta completata l’acquisizione della documentazione relativa alle strutture controllate. -
Incendio in Costiera Amalfitana, allarme tra Cetara e Vietri sul mare
Ultima Ora – La Costiera Amalfitana ancora nella morsa delle fiamme. Due roghi boschivi di grosse proporzioni, quasi in simultanea, sono divampati questa sera, prima delle 20.30, a Maiori, in località Ponteprinario, sulla collina che sovrasta il distributore di carburanti.
Sul posto una squadra dei Vigili del Fuoco per le operazioni di spegnimento a evitare che le fiamme possano propagarsi verso la stazione di servizio. Ma la situazione più preoccupante è sul versante di Fuenti, a metà strada tra Cetara e Vietri sul Mare, dove le fiamme, propagatesi tra la vegetazione, lambiscono le case. Alcuni cittadini, in via precauzionale, hanno lasciato le proprie abitazioni.
Intervento difficile a causa del vento
L’intervento dei Vigili del Fuoco con volontari di Protezione Civile sta cercando di contenere – senza non poche difficoltà – le fiamme alimentate da un vento tenue. Chiusa temporaneamente, in via precauzionale, la Strada Statale 163 “Amalfitana”, raggiunta dalla lingua di fuoco. -
La rivolta degli armatori: “Cento pescherecci pronti a bloccare lo Stretto contro il caro …
Ultima Ora – Gli armatori della Sicilia e della Calabria bloccheranno lo Stretto di Messina contro il caro carburante. E adesso, dopo l’assemblea delle marinerie dell’Isola, svoltasi al porto di Catania, c’è anche una data: il 22 ottobre.
“La marineria siciliana, insieme a quella calabrese, il 22 ottobre bloccherà lo Stretto di Messina”, conferma Fabio Micalizzi presidente della Federazione armatori siciliani – una manifestazione che si svolgerà con il blocco del transito navale nazionale e internazionale e l’impiego di ben 100 pescherecci provenienti da Sicilia e Calabria”.
In Sicilia la rivolta degli armatori contro il caro carburante
In ballo c’è molto. “La pesca professionale non può continuare così. Il gasolio – aggiunge Micalizzi – è la nostra materia prima: senza carburante i pescherecci restano in porto e le imprese muoiono”. La richiesta al governo nazionale è di valutare un tetto al prezzo del gasolio destinato alla pesca professionale, compatibile con le norme nazionali ed europee”.
La proposta degli armatori
Così la proposta degli armatori è questa: in condizioni ordinarie, puntare a un costo per le imprese di pesca non superiore a 0,40–0,50 euro/litro; nell’attuale situazione eccezionale, comunque non oltre 0,60–0,70 euro/litro, attraverso gli strumenti fiscali, compensativi e di sostegno consentiti dalla legge. Crediti d’imposta, bandi e progetti “non bastano se oggi l’armatore non ha la convenienza economica per mettere in moto il peschereccio. Non chiediamo l’ennesimo contentino”, avverte.
La protesta dello Stretto
La protesta sullo Stretto avrà un costo: ogni banca “per andare lì dovrà affrontare una spesa compresa tra i duemila e i cinquemila euro”, ma la richiesta, del resto, è quella di una misura che “affronti il problema alla radice. Se il costo di una battuta di pesca supera ciò che l’impresa può ricavare, il risultato è inevitabile: barche ferme, equipaggi senza lavoro, imprese a rischio chiusura e meno pesce italiano sui nostri mercati. Il governo utilizzi tutti gli strumenti disponibili e apra immediatamente un confronto con la categoria”.
In Sicilia, viene ricordato, c’è un doppio fronte della protesta che si salda: da un lato gli armatori, dall’altro gli autotrasportatori che sempre oggi provano a dialogare con la Regione per chiedere l’atteso varo dell’annunciato provvedimento per salvare il settore. Altrimenti, in questo caso, si andrà al blocco dei porti. -
Lamezia Terme: nasconde un coltello a scuola per colpire la docente, bloccato un 14enne
Ultima Ora – Pianificava un’aggressione a scuola con un coltello contro la docente ma è stato fermato dai carabinieri. Lo studente 14enne voleva vendicarsi per la bocciatura scolastica dello scorso anno, e per questo aveva nascosto un coltello a scuola con il quale, questa una prima ipotesi investigastiva, avrebbe voluto colpire una insegnante. È accaduto in un istituto comprensivo di Lamezia Terme dove i carabinieri sono intervenuti in tempo, bloccando il ragazzo.
Pianificava un’aggressione a scuola, fermato un 14enne
Si tratta di un adolescente di origine marocchina su cui ora sono in corso ulteriori accertamenti da parte dei Carabinieri. Sul caso c’è uno stretto riserbo da parte degli inquirenti, ma pare che i militari siano stati allertati dopo che il giovane avrebbe scritto le sue intenzioni su un gruppo Telegram dove erano presenti i compagni di classe.
La sicurezza a scuola
Il tema della sicurezza nelle scuole ha preso nuovo impulso dall’aggressione avvenuta lo scorso 18 settembre all’Istituto Giovanni Verga di Roma. Ed è stato rilanciato il dibattito sulla mancata presenza dei metal detector in molti istituti scolastici italiani. Allo stesso tempo si è acceso un caso politico dopo l’annuncio del governo di norme sulla scuola per vietare il burqa e niqab nelle aule e sul tetto massimo di stranieri nelle classi.
L’accoltellamento a Centocelle
Isabella Marsilio insegnante di italiano della scuola nel quartiere Centocelle, nella periferia est della Capitale è stata vittima prima di spray urticante al volto e poi colpita dai fendenti del coltello impugnato da un suo studente di 13 anni. “La odiavo volevo punirla perché arrivato in terza media con due debiti in italiano e storia”, avrebbe ammesso davanti agli investigatori.
Era stato un compagno di classe congolese che vive in una casa famiglia a strappare dalle mani dell’aggressore il pugnale da sub con una lama di 20 centimetri.
Il nemico nascosto dietro ai social media
Allo stesso tempo balza in primo piano il rischio per gli adolescenti legato ai social media. Chi indaga sta verificando contatti social del ragazzo e il video dell’aggressione alla docente di 66 anni realizzato dal 13enne con il cellulare attaccato su un caschetto mentre era in diretta sui social. Gli inquirenti hanno scoperto che l’adolescente faceva parte della cosiddetta “True Crime Community” su TikTok, una rete di giovanissimi intossicati dalla violenza.
Gli investigatori sospettano che l’adolescente possa essere stato istigato (forse all’estero) da criminali o da sistemi informatici basati sull’intelligenza artificiale a caccia di soggetti fragili. Persone ‘arruolate’ perché siano protagonisti di atti di violenza da pubblicare poi online.
La preside
“Il messaggio che ho dato stamattina è che la rete della comunità educante ha funzionato, soprattutto rispetto ai compagni di scuola. Facciamo un lavoro totale contro l’omertà e il bullismo. Siamo sconvolti da una parte, ma siamo contenti perché stiamo lavorando bene in quanto questi ragazzi che hanno visto questa situazione strana si sono subito rivolti a un adulto”, ha detto la dirigente scolastica Maria Angela Bilotti.
Nell’intervista rilasciata al Corriere della Calabria, la dirigente ha aggiunto che, rispetto a questi fenomeni, si tratta di “una emergenza che si sta registrando in tutta Italia. Ora ci sono indagini in corso, quindi non conosco i dettagli della vicenda”.
Secondo quanto emerso, non c’erano stati segnali preoccupanti, ma la dirigente Bilotti si è soffermata anche sulla figura del giovane alunno: “E’ un ragazzo che va aiutato, non dimentichiamoci che c’è anche l’altra parte. E’ una cosa grave, ma non è un ragazzo che va lasciato a se’ stesso”. -
Sequestrate 102 tartarughe protette, erano nel giardino di una casa
Ultima Ora – Centodue esemplari di tartarughe della specie Testudo Hermanni, di varie dimensioni, sono stati trovati nel giardino di una casa a Trecastagni (Catania) e sequestrati dai militari del Nucleo carabinieri Cites di Catania, insieme a personale veterinario dell’Asp di Gravina.
Questa specie è protetta dalla Convenzione internazionale Cites a causa del rischio di estinzione per effetto del bracconaggio e del traffico illegale. Gli esemplari rinvenuti, infatti, almeno quelli adulti, sono stati sicuramente prelevati dal loro ambiente naturale e in seguito, presumibilmente, si sono riprodotti in cattività.
Cosa rischia l’uomo
Le tartarughe ritrovate erano detenute in assenza di documentazione e autorizzazione e in particolare del prescritto certificato Cites. A conclusione delle operazioni, gli esemplari sono stati sequestrati e affidati alla Ripartizione Faunistico Venatoria di Catania mentre l’uomo che aveva chiuso le tartarughe nel giardino di casa, è stato denunciato per ricettazione, essendo la fauna selvatica patrimonio indisponibile dello Stato.
Nel corso del controllo, peraltro, i militari hanno anche accertato che l’abitazione aveva l’allaccio abusivo alla rete elettrica e per tale ragione il proprietario è stato denunciato per furto aggravato di energia. -
Tragedia al Colosseo durante l’installazione di luci, operaio precipita e muore
Ultima Ora – Tragico incidente sul lavoro al Colosseo. Intorno alle 00:30, per cause in corso di accertamento, un operaio rocciatore di 22 anni, addetto ai lavori di installazione, in quota, di un nuovo impianto di illuminazione del monumento, è caduto da un’altezza di circa 10 metri, decedendo nonostante i tentativi di rianimazione eseguiti dal 118.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Roma Centro, il medico legale e il pm di turno della Procura della Repubblica di Roma, personale dell’ispettorato del lavoro e dell’ASL Spresal. Rilievi tecnico-scientifici a cura dei Carabinieri della 7ª Sezione del Nucleo Investigativo.
Il cordoglio delle istituzioni e la chiusura parziale dell’Anfiteatro Flavio
“Il Ministero della Cultura e il Parco archeologico del Colosseo si stringono accanto ai familiari di Andrea Moretti, operaio specializzato per lavori in fune in quota, deceduto questa notte all’interno dell’Anfiteatro Flavio in seguito a un incidente sul lavoro – si legge sui canali social del Parco Archeologico del Colosseo – In segno di lutto il PArCo ha deciso di chiudere al pubblico per la giornata odierna il settore del secondo ordine in cui è avvenuto l’incidente, area tuttavia non sottoposta al sequestro da parte della magistratura, al momento impegnata nel determinare la dinamica dell’accaduto”.
“Un evento tragico che ci lascia sgomenti e storditi. Le poche parole che riusciamo a esprimere le dedichiamo ad Andrea, alla sua famiglia, ai suoi affetti: rivolgiamo a tutti il nostro profondo, dolente cordoglio di fronte alla morte assurda di un giovane uomo impegnato nel proprio lavoro”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. -
“Allarme sulle pistole softair”, armi da gioco ma anche strumento di morte
Ultima Ora – Impugnate da migliaia di appassionati di softair, sono protagoniste assolute nel gioco ma liberamente acquistate in armeria (basta la maggiore età) si possono trasformare in strumento di morte quando utilizzate da criminali autori di rapine o semplici bravate.
La vicenda del cecchino di via Prati è solo l’ultimo caso di cronaca che mette in primo piano le armi ad aria compressa. “Serve una stretta anche perché manca un registro nazionale sui possessori”, dice all’Ultima Ora Giorgio Beretta analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal).
“Sulle pistole ad aria compressa c’è un enorme sottovalutazione”
“C’è un’enorme sottovalutazione del fenomeno dei reati con armi in libera vendita. Il problema – argomenta l’esperto – è che molte di queste ‘armi giocattolo’, soprattutto le scacciacani appaiono alla vista armi vere e possono essere facilmente trasformate in vere e proprie armi da chi ha un po’ di destrezza”.
La carabina del cecchino di Prati
Edoardo Ciardiello Crescimanno ha confessato di aver colpito per gioco la scrittrice Cristina Stillitano con una carabina acquistata in un’armeria poco lontano da casa. Il 50enne dalla sua abitazione al quarto piano di un palazzo in via Giuliana, a Roma, ha più volte puntato la canna della sua ‘Weihrauch’ sui passanti in strada.
Un pallino di piombo si è conficcato lunedì 14 settembre nel braccio sinistro della giornalista ed è stato necessario un intervento chirurgico per estrarlo.
Le norme per il possesso delle pistole ad aria compressa
Per questo tipo di armi la vendita è libera se, come in questo caso, la potenza della pistola è sotto ai 7,5 joule. Basta esibire un documento che certifichi la maggiore età. Non serve il porto d’armi né un certificato del medico di base che attesti la capacità di intendere e volere dell’acquirente.
L’unico compito dell’armiere è quello di registrare le sue generalità. Dati che poi non confluiscono in una banca dati nazionale come, ad esempio, nel caso dei possessori di armi da fuoco o anche ad aria compressa ma di potenza superiore (ovvero maggiore di 7,5 joule).
Il decreto che regola il settore
La normativa sulle armi ad aria compressa è regolata dal decreto 362/2001. Non si può circolare con un’arma che può sparare pallini (senza giustificato motivo come ad esempio l’uso sportivo al poligono) ma è permesso portare la pistola in una valigetta con i pallini a parte.
Pistole modificate per aumentarne la potenza
“Il problema è che, sebbene sia un reato grave, queste pistole da softair vengono spesso modificate facilmente da chi delinque e vengono così trasformate in vere e proprie armi da fuoco”.
Nel mondo criminale, altrettanto comune è togliere il tappo rosso alle scacciacani in modo che le vittime si sentano intimidite da armi vere. E’ successo nella rapina al gioielliere Mario Roggero (poi condannato per l’omicidio dei due rapinatori) minacciato insieme alla moglie e alla figlia con una pistola giocattolo .
“Si va dalle rapine alle minacce, dai ferimenti agli omicidi”, sottolinea l’analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere. L’elenco è lungo. Ci sono le bravate come quella descritta dal giovane reo confesso che colpì con dei piombini due militanti dell’Anpi dopo la Festa della Liberazione al parco Schuster di Roma il 25 aprile scorso. Ma anche fatti di sangue.
Il caso della bimba colpita alla schiena a Roma
Uno dei casi più eclatanti risale al luglio 2018 quando una bimba romena di un anno fu ferita gravemente da un colpo alla schiena mentre era in braccio alla madre nel campo nomadi di via di Salone a Roma. Nella abitazione dello sparatore gli inquirenti trovarono una pistola e una carabina ad aria compressa, acquistate a San Marino.
Mattarella: “L’Italia non somigli al Far West”
L’uomo ammise di aver modificato la pistola per renderla più potente. Sulla vicenda intervenne anche Sergio Mattarella durante la cerimonia del Ventaglio: “L’Italia non può somigliare al Far West dove un tale compra un fucile e spara dal balcone colpendo una bambina di un anno rovinandole la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione”, disse il presidente della Repubblica. Dopo sei anni la storia si ripete con il cecchino di Prati. -
Accoltella l’ex compagna davanti al figlio, in manette un 30enne marocchino nel Bergamasco
Ultima Ora – Un uomo di 30 anni di nazionalità marocchina è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio per avere accoltellato e ferito gravemente l’ex compagna italiana, ora ricoverata in pericolo di vita in terapia intensiva all’Ospedale “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo.
Dai primi rilievi effettuati sulla scena del crimine dai carabinieri di Urgnano e dalle testimonianze raccolte sul posto, è emerso che la donna è stata aggredita dall’ex fidanzato con una lama appuntita ricavata da un paio di forbici in acciaio. L’aggressione è avvenuta alla presenza del figlio minore della coppia, di quattro anni.
I precedenti
Il bambino è stato portato via da un’abitante del palazzo, che lo ha messo al sicuro nel suo appartamento e poi lo ha affidato ai nonni materni. L’aggressore, già indagato per rapina, lesioni personali e spaccio di stupefacenti nonché colpito da avviso orale, si è allontanato a piedi dopo la violenza. È stato rintracciato e bloccato dai carabinieri a breve distanza, seduto vicino a un santuario. L’uomo non ha opposto resistenza, ammettendo le proprie responsabilità. Il 30enne aveva ancora le tracce di sangue dell’ex compagna sulle mani e risultava già destinatario di un provvedimento del Tribunale per i Minorenni che gli vietava l’avvicinamento alla casa e ai luoghi frequentati dal figlio minore. -
Torino: bimbo di 7 anni investito da un’auto, è grave
Ultima Ora – Un bambino di 7 anni è stato investito stamattina da un’auto, poco dopo le 8, in corso Regina Margherita, a Torino. Il piccolo è stato soccorso dai sanitari del 118, che lo hanno intubato e trasportato in codice rosso all’ospedale infantile Regina Margherita. Sul posto le forze dell’ordine stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’incidente.
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Bimbi di 3 anni presi a schiaffi all’asilo nido: incastrata dalle telecamere
Ultima Ora – Schiaffi al volto, minacce, umiliazioni e bimbi di soli 3 anni strattonati con forza sulle sedie. È quanto emerso da un’indagine dei carabinieri su un asilo nido comunale nel quartiere San Giovanni a Roma, che ha portato alla sospensione immediata di un’educatrice di 62 anni dall’insegnamento.
Come sono scattate le indagini e cosa hanno scoperto i carabinieri
L’inchiesta è partita lo scorso maggio, quando diversi genitori si sono rivolti ai carabinieri della Stazione Roma San Giovanni: insospettiti da strani comportamenti, paure e racconti dei propri figli, hanno deciso di sporgere denuncia.
Gli investigatori hanno quindi installato microspie e telecamere nascoste all’interno delle aule dell’asilo nido. I filmati e i tracciati audio presi in esame hanno confermato i timori delle famiglie, documentando un clima quotidiano di vero e proprio terrore fatto di frequenti aggressioni verbali, punizioni e umiliazioni verso bambini piccolissimi.
Le violenze sui bambini e la misura cautelare
Oltre alle vessazioni psicologiche, le immagini registrate dalle forze dell’ordine hanno immortalato numerosi episodi di violenza fisica. L’educatrice è accusata di aver colpito più volte i piccoli con schiaffi alla testa, alla nuca, al volto, alle braccia e alle gambe, oltre a sollevare i bambini per le braccia con violenza o ricondurli bruscamente sulle sedie.
Sulla base delle prove e del quadro indiziario raccolto, la Procura di Roma ha chiesto e ottenuto dal GIP l’ordinanza per la misura cautelare interdittiva. I carabinieri hanno così eseguito il provvedimento, notificando alla donna di 62 anni la sospensione dall’esercizio del pubblico servizio.
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Dodicenne violentato in un parco a Torino, arrestato lo stupratore
Ultima Ora – La polizia di Torino, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura, ha fermato un cittadino italiano di origini egiziane classe 2006 per aver commesso il 18 settembre in un parco cittadino una violenza sessuale ai danni di un dodicenne.
La dinamica
Dalle indagini è emerso che il bambino sarebbe stato avvicinato dal ragazzo che lo avrebbe convinto a seguirlo per poi compiere gli abusi. -
Violenta una turista fuori da un locale, arrestato a Crotone
Ultima Ora – La Polizia di Stato di Crotone ha arrestato un uomo con l’accusa di aver violentato una giovane turista lo scorso mese di agosto.
Nei suoi confronti è stata eseguita una ordinanza di custodia cautelare in carcere.
La violenza fuori da una discoteca di Crotone
Le indagini sono iniziate l’8 agosto quando la vittima ha denunciato di avere subito una violenza sessuale durante una serata in una discoteca cittadina. È emerso che la turista, in compagnia di alcuni amici, sarebbe stata avvicinata da un giovane che poi l’avrebbe violentata in un luogo vicino.
L’arresto del presunto autore
L’aggressore, secondo quanto è emerso nel corso delle indagini, era stato impiegato insieme ad altre persone per garantire la sicurezza all’interno del locale, anche se l’affidamento dell’incarico era avvenuto al di fuori delle regolari procedure di lavoro.
L’attività della squadra mobile ha consentito di raccogliere dichiarazioni della giovane, testimonianze e ulteriori elementi investigativi, ricostruendo così la dinamica dell’accaduto e individuando il presunto autore.
La multa per la gestione della sicurezza
Gli approfondimenti investigativi hanno, inoltre, fatto emergere gravi irregolarità nella gestione dei servizi di sicurezza all’interno del locale. La sezione di polizia amministrativa ha multato il titolare della discoteca che dovrà pagare 10mila euro e ha avvisato l’ispettorato provinciale del lavoro per gli aspetti di competenza relativi al contrasto in materia di lavoro in nero.
Nello stesso locale da ballo alcuni giorni prima della violenza sessuale si era verificata una rissa che aveva coinvolto diverse persone. Per quella circostanza e anche in valutazione degli atti sottoposti a segreto istruttorio, il questore di Crotone, Renato Panvino, ha emesso un provvedimento di sospensione della licenza per la durata di 15 giorni. -
Incidente stradale per Alberto Stefani: “Ho rischiato ma sto bene”
Ultima Ora – Incidente stradale, fortunatamente con conseguenze non gravi, per il governatore del Veneto Alberto Stefani. Il presidente si trovava in auto diretto a via Bellerio a Milano per partecipare al federale della Lega quando all’altezza di Treviglio si è scontrato contro un camion.
A bordo dell’auto si trovava anche la senatrice e sottosegretaria Mara Bizzotto, insieme ad una terza persona alla guida. Per i passeggeri solo lievi ferite. Tutti sono stati trasportati all’ospedale di Bergamo per i controlli necessari.
Stefani: “Sto bene anche se il rischio è stato alto”
“Grazie a tutti per i messaggi di affetto. Oggi sono stato coinvolto in un incidente stradale. Fortunatamente, eccetto qualche contusione ed escoriazione, sto bene, anche se il rischio è stato alto. Farò di tutto per essere al lavoro già domani mattina”, ha scritto Stefani sul suo profilo Facebook dopo l’incidente d’auto che l’ha coinvolto mentre era diretto a Milano per partecipare al federale della Lega. Il presidente ha anche postato una sua foto con la medicazione di una lieve ferita sotto all’occhio.
Zaia: “Per fortuna stanno bene”
“Ho appreso con apprensione la notizia dell’incidente stradale che ha coinvolto oggi il presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani, la senatrice e sottosegretario Mara Bizzotto e il collaboratore che si trovava con loro. La cosa più importante è sapere che le loro condizioni sono rassicuranti e che, fortunatamente, non risultano conseguenze gravi”. Sono le parole del presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che aggiunge: “Ad Alberto, a Mara e al loro collaboratore rivolgo il mio augurio di una pronta e completa ripresa. In momenti come questi conta soltanto sapere che stanno bene. Sono certo di interpretare il sentimento dell’intero Consiglio regionale e di tanti veneti che in queste ore hanno seguito con attenzione le loro condizioni”.
La vicinanza di Ignazio La Russa
“Esprimo la mia vicinanza al presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e alla senatrice e sottosegretaria Mara Bizzotto, coinvolti questa sera in un incidente stradale mentre si recavano a Milano. Fortunatamente, dalle prime informazioni, le loro condizioni non destano preoccupazione. Rivolgo a entrambi un sincero augurio di pronta ripresa, con l’auspicio che gli accertamenti medici possano confermare al più presto che tutto è sotto controllo”. Lo dichiara Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica.
Salvini: “Forza Alberto, ti aspettiamo presto”
“Un grande abbraccio e auguri di pronta guarigione ad Alberto Stefani. Forza Alberto, ti aspettiamo presto!”. Lo scrive Matteo Salvini, leader della Lega, in un post sui social dedicato al presidente del Veneto.
