Prosegue la marcia di avvicinamento dei ragazzi guidati da mister Massimiliano Allegri, che puntano a dare continuità al successo contro il Bologna. In vista della sfida del Franchi contro la Fiorentina, prevista domenica alle 12.30, la squadra azzurra ha svolto una seduta di allenamento al mattino a Castel Volturno: il focus del gruppo è stato rivolto ad attivazione, lavoro tattico e conclusioni verso la porta.
Frank Anguissa, invece, ha fatto un lavoro personalizzato in palestra. Il camerunese, dunque, continua a essere in dubbio per domenica.
Ultima Ora Calcio
Notizie dell’Ultima Ora
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LAVORO PERSONALIZZATO PER ANGUISSA
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NUMERI SFAVOREVOLI PER I GIALLOROSSI
Gli uomini guidati da mister Gian Piero Gasperini si stanno preparando per uno degli appuntamenti più importanti della loro stagione, lo scontro diretto contro l’Inter previsto sabato all’Olimpico. I precedenti recenti non pendono in favore della compagine giallorossa, che negli ultimi sette incroci con i nerazzurri ha ottenuto soltanto una vittoria contro le sei dei meneghini.
Tale successo è datato 27 aprile 2025, quando i capitolini si imposero 0-1 al Meazza grazie a una rete realizzata da Matias Soulé. L’ultimo pareggio risale al 2-2 del 10 gennaio 2021.
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SEDUTA MATTITINA IN VISTA DEL MONZA
La compagine neroverde ha sostenuto una seduta di allenamento mattutina in preparazione della sfida contro il Monza, che andrà in scena al Brianteo venerdì sera. Dopo l’iniziale fase di riscaldamento, il gruppo ha effettuato esercitazioni tecnico-tattiche e sul possesso palla, seguite dallo sviluppo della manovra. Per concludere la sessione focus su situazioni di palla inattiva e partitella a campo ridotto.
Giovedì sarà già giornata di vigilia e, oltre alla sessione di allenamento di rifinitura, alle 12.45 è in programma la conferenza stampa di Aquilani.
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TIAGO GABRIEL: FELICE DI RESTARE QUI
“Contro il Monza abbiamo conquistato un successo importante, perché si trattava di uno scontro diretto in casa. Abbiamo avuto il giusto atteggiamento, però ora stiamo già pensando alla prossima partita contro il Milan. Sarà complicata, loro hanno iniziato bene. Dobbiamo arrivare al match nel miglior modo possibile e avere il giusto approccio”. Così il difensore della compagine giallorossa Tiago Gabriel.
Sul mercato recentemente concluso: “E’ secondario, non dipende da me. Io sono sempre stato concentrato sul Lecce, sono contento di essere rimasto”.
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FORTINI: ESORDIO EMOZIONANTE
“Mi sto trovando benissimo e il gruppo mi ha accolto in maniera straordinaria.
Sono contento di essere qui. Siamo una squadra giovane, con voglia di imparare e lottare, ci alleniamo sempre a duemila. Il mio esordio con questa maglia è stato una bella emozione, era la prima volta al Grande Torino. Era tutto pieno ed è stato impressionante”. Così il laterale della formazione granata Niccolò Fortini.
Su Pietro Comuzzo, con cui ha giocato a Firenze: “E’ il mio migliore amico nel calcio, siamo felici di avere la possibilità di giocare insieme”.
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Aggiornato Tavolo ex Ilva, no Dl a CdM
15.00
Durato circa 4 ore il Tavolo a Palazzo Chigi sul futuro dell’Ex Ilva tra governo e sindacati.Il governo ha deciso riaggiornare il tavolo.E il Dl con le misure a tutela dei lavotori,che il governo avrebbe approvato al CdM sarà discusso quando il quadro sarà più chiara
La decisione a seguito della fissazione da parte della Corte di Cassazione dell’udienza del 20/10 per discutere il ricorso straordinario contro il decreto che ha ha disposto la chiusura dell’ area a caldo dell’ex Ilva.Il governo ha detto che i licenziamenti sono bloccati -
Bimba morta in ospedale,indagati medici
14.00
Tre medici sono indagati dalla Procura di Milano con l’ipotesi di omicidio colposo nella vicenda della bambina di 2 anni morta nella notte tra l’8 e il 9 settembre all’ospedale pediatrico Buzzi dopo un primo ricovero nell’ospedale di Rho, nel Milanese. I sanitari iscritti sul registro degli indagati, dopo che i genitori hanno sporto denuncia, sono tutti dell’ospedale di Rho.
La coppia ha portato la bambina in ospedale per problemi intestinali.Posta sotto sequestro la cartella clinica,e disposta l’autopsia sulla bimba. -
ESONERATO TEDESCO, C’E’ PALLADINO
Si chiude dopo appena quattro giornate di campionato l’esperienza di Domenico Tedesco alla guida del Bologna: visto il brutto avvio, con soltanto un punto conquistato a fronte di tre sconfitte, la società rossoblù ha deciso di esonerare l’ex ct del Belgio. “Sono davvero dispiaciuto, avrei voluto ripagare di più l’affetto della gente”, si è congedato Tedesco lasciando Casteldebole.
Al suo posto è stato ingaggiato Raffaele Palladino: contratto fino al 30 giugno 2029 per l’allenatore campano, che sarà presentato nella giornata di giovedì alle 17.30.
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Mario Roggero ai giudici: “Potevo essere meno impulsivo”
Ultima Ora – “Ogni vita merita rispetto secondo quella metafora per cui siamo tutte gocce di un grande oceano”. Quindi, “avrei potuto essere meno impulsivo e più riflessivo”. Mario Roggero, davanti ai giudici del tribunale della Sorveglianza di Milano, non pronuncia la parola pentimento ma parla piuttosto di “una rivisitazione critica” della sua condotta.
Mario Roggero in tribunale a Milano
Il gioielliere è stato condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi di reclusione per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo malvivente dopo l’assalto del suo negozio a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo il 28 aprile 2021. Questa mattina ha rilasciato dichiarazioni spontanee in aula dove si discute la richiesta di differimento della pena, in vista della domanda di grazia.
Roggero, 72 anni, è detenuto nel carcere piemontese di Bollate dal 17 luglio scorso dopo che la sua condanna è diventata definitiva. Nella stessa giornata la moglie di Roggero, Mariangela Sandrone, aveva presentato la domanda di grazia.
“In carcere ho avviato un percorso di rivisitazione critica”
“In questi due mesi di detenzione ho avuto tempo per pensare e ho avviato un percorso di rivisitazione critica della mia condotta”, ha detto Mario Roggero ai giudici del Tribunale della Sorveglianza di Milano, secondo quanto riferito al termine dell’udienza dall’avvocato Stefano Marcolini. “Ogni vita merita rispetto secondo quella metafora per cui siamo tutte gocce di un grande oceano”, ha aggiunto il gioielliere rivolgendosi ai magistrati.
Il tribunale si riserva sul differimento della pena
“Il Tribunale si è riservato di decidere sull’istanza di differimento pena”, ha spiegato il difensore di Roggero. “Nella dichiarazione spontanea, Mario ha fatto riferimento al fatto che ogni vita merita rispetto e che quindi, probabilmente, in quel fatidico giorno avrebbe potuto tenere una condotta diversa, diversa e più mite”.
L’avvocato di Roggero: “Parlare di pentimento? Ora è inappropriato”
Alla domanda se si possa parlare di una sorta di pentimento da parte di Roggero, l’avvocato Marcolini ha precisato: “Il sostantivo ‘pentimento’ non è stato utilizzato in udienza. Parlerei più appunto di questo percorso di revisione critica della propria condotta che comunque porta lì. Parlare di pentimento mi pare in questo momento inappropriato”, ha precisato ancora.
Per la pg l’istanza della difesa è inammissibile
La pg Emma Ganbardella ha chiesto di dichiarare inammissibile la richiesta di differimento della pena presentata dall’avvocato Stefano Marcolini, legale di Mario Roggero.
“Ci siamo soffermati su tutti i problemi tecnici sottesi alla domanda di riferimento che abbiamo che abbiamo fatto – ha spiegato Marcolini -. Il Tribunale era ben consapevole di tutto quello che è successo alla Sorveglianza di Torino e anche della recente decisione torinese e ci siamo posti il problema se quindi Milano possa entrare nel merito oppure no. La procuratrice generale ha ritenuto di no ha chiesto che la nostra istanza venga dichiarata inammissibile. Io invece, spero in modo convincente, ho spiegato perché Milano poi deve decidere e il Tribunale di Sorveglianza si è ovviamente riservato nei prossimi giorni con i tempi con suoi. I giudici si sono riservati”. L’avvocato ha inoltre affermato che impugnerà davanti alla Cassazione il diniego al differimento della pena pronunciato dai magistrati torinesi. -
Addio a “Zito’n”, l’uomo più anziano d’Italia: morto a 112 anni. Il segreto della sua longevità
Ultima Ora – Frutta, verdura e prodotti della sua terra: anche a 112 anni Vitantonio Lovallo aveva mantenuto un’alimentazione semplice, legata alle abitudini contadine di una vita intera. Conosciuto da tutti con l’affettuoso soprannome di “Zito’n”, Lovallo — considerato l’uomo più anziano d’Italia — si è spento a Sarnelli, piccola frazione di Avigliano nel Potentino, dove aveva trascorso la gran parte della sua lunghissima esistenza.
Aveva compiuto 112 anni lo scorso 25 marzo. Nato nel 1914, era stato registrato all’anagrafe solo il 28 marzo: all’epoca, infatti, raggiungere il municipio di Avigliano da Sarnelli significava affrontare un lungo e impervio percorso tra le montagne lucane, spesso a piedi o a dorso di mulo.
Dalla prigionia in Germania al lavoro nei campi fino a 109 anni
La vita di Vitantonio Lovallo ha attraversato oltre un secolo di storia italiana. Da giovane aveva lavorato come pastore e mulattiere, conservando sempre un legame viscerale con la campagna. Durante la Seconda guerra mondiale, nel 1943, fu fatto prigioniero dai tedeschi in Grecia e deportato in Germania, dove rimase recluso fino alla fine del conflitto.
Una volta tornato a casa, non ha mai smesso di dedicarsi alla terra. Una tempra straordinaria: fino a 109 anni riusciva ancora a radersi da solo e, fino a pochissimi anni fa, era solito passeggiare per le strade del paese per controllare di persona l’andamento dei lavori nei terreni di famiglia. Negli ultimi tempi viveva circondato dall’affetto delle figlie. Lascia tre figli e tre nipoti.
Il cordoglio delle istituzioni: “Esempio di resilienza e valori”
La scomparsa di Lovallo ha commosso l’intera comunità lucana. Il sindaco di Avigliano, Giuseppe Mecca, ha definito la sua storia un motivo di “profonda emozione e autentico orgoglio”, ricordando come Vitantonio rappresentasse il simbolo di una Basilicata fatta di lavoro, sobrietà e radici profonde.
Alle condoglianze si è unito anche l’Assessore regionale alle Politiche agricole, Carmine Cicala: “Con la scomparsa di Vitantonio Lovallo, la Basilicata saluta non soltanto l’uomo più longevo d’Italia, ma un testimone autentico di oltre un secolo della nostra storia. La sua non è soltanto una storia di longevità: è il racconto di una generazione che, con dignità silenziosa, sacrificio e tenacia, ha contribuito a costruire le nostre comunità.”
I funerali saranno celebrati giovedì 17 settembre alle ore 10.30 nella chiesa di San Vincenzo Ferrer a Sarnelli, per poi procedere con la tumulazione nel cimitero di Lagopesole. -
Operazione antidroga a Sassari, sequestrate oltre 11.500 piante di cannabis: un arresto
SASSARI Ultima Ora / IPA – Maxi sequestro da oltre 11.500 piante di cannabis in tre diverse operazioni condotte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Sassari nei territori di Telti, Bono e Alà dei Sardi. L’azione più corposa si è svolta nelle campagne di Telti, dove i Carabinieri del Reparto Territoriale di Olbia hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro emesso dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania.
I militari hanno proceduto al sequestro di 10.853 piante di cannabis indica, coltivate con l’ausilio di un sofisticato impianto di irrigazione e localizzate durante un’attività di controllo del territorio svolta dal Nucleo Elicotteri Carabinieri di Olbia. Dopo l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria è quindi iniziata l’attività di estirpazione, triturazione e smaltimento delle piante con la collaborazione dell’Agenzia regionale Forestas.
Un’altra piantagione è stata scoperta nelle campagne di Bono, dove i Carabinieri hanno individuato 350 piante, distribuite su 17 filari e già con numerose infiorescenze. Qui i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Valledoria e della Stazione di Bono hanno sorpreso un allevatore di 57 anni, residente del posto, mentre si occupava della coltivazione annaffiando le piante attraverso un sistema di irrigazione artigianale realizzato nell’area. e piante sono state sottoposte a un primo esame che ha dato esito positivo alla presenza di THC, dunque sono state sequestrate e il 57enne è stato arrestato su disposizione dell’Autorità giudiziaria.
Per l’uomo sono stati disposti gli arresti domiciliari, in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip del Tribunale di Nuoro. La terza operazione ha interessato il territorio di Alà dei Sardi, in località Sa Serra de Battau, dove la coltivazione è stata individuata grazie a un sorvolo effettuato da un elicottero del Nucleo Elicotteri Carabinieri di Olbia.
Le indagini dei militari delle Stazioni di Alà dei Sardi e Buddusò hanno portato all’individuazione e allo sradicamento della piantagione di 600 metri quadrati, con oltre 300 piante di canapa, molte delle quali avevano raggiunto un’altezza di circa due metri e mezzo.
La coltivazione era inoltre alimentata attraverso un sistema di irrigazione a goccia. Le piante sono state estirpate e distrutte e le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Sassari proseguono per individuare i responsabili della coltivazione.
-Foto ufficio stampa Carabinieri-
Ultima Ora / IPA. -
Giappone: il desiderio di un padre e la missione di scuse della figlia per la guerra contro la Cina
TOKYO (GIAPPONE) (XINHUA) – “Vorrei che mio padre mi avesse raccontato almeno qualcosa di ciò che fece esattamente in Cina”, ha affermato Ayako Kurahashi, 79 anni, davanti a un monumento su cui sono incise le scuse del padre, in un cimitero di Yoshioka, nella prefettura giapponese di Gunma.
Il padre di Kurahashi, Yukichi Osawa, prestò servizio nel corpo di polizia militare dell’Armata giapponese del Kwantung durante l’invasione giapponese della Cina. Fu di stanza in diverse località, tra cui Tianjin, Pechino e Dongning, nella provincia nord-orientale cinese dello Heilongjiang.
IL DESIDERIO DI INCIDERE LE SCUSE NELLA PIETRA
Quando il Giappone si arrese nel 1945, Osawa fu catturato dalle forze sovietiche, ma riuscì a fuggire e infine a tornare in Giappone.
Nel 1986, mentre era in punto di morte, Osawa prese un foglietto accanto al cuscino. “Me lo porse e disse: ‘Dopo la mia morte, fai incidere queste parole sulla mia lapide’”, ha ricordato Kurahashi.
“Ho prestato servizio nell’ex esercito giapponese per 12 anni e otto mesi, dieci dei quali come sottufficiale dell’esercito di stanza in Cina, con il grado di maresciallo della polizia militare… Ho preso parte alla guerra di aggressione e provo un profondo rimorso per tutto ciò che ho fatto al popolo cinese. Non posso fare altro che porgere le mie più sincere scuse al popolo cinese”, si leggeva nel foglietto.
Secondo il racconto di Kurahashi, il padre le aveva confidato di essersi pentito di aver partecipato, come poliziotto militare, alla guerra di aggressione contro la Cina e di volere un monumento con incise le proprie scuse, senza però mai rivelare che cosa avesse realmente fatto in Cina. Lo zio e il fratello maggiore della donna si opposero tuttavia fermamente all’idea, ritenendo che avrebbe disonorato la famiglia.
“Perché di preciso mio padre sentiva il bisogno di scusarsi?” Questa domanda ha sempre tormentato Kurahashi.
Alla ricerca di una risposta, la donna contattò un ex poliziotto militare che aveva prestato servizio con Osawa. Gli raccontò delle scuse pronunciate dal padre in punto di morte e lo implorò di rivelarle che cosa avesse fatto all’epoca.
“Quando vide le fotografie di mio padre negli ultimi anni della sua vita fu sopraffatto dall’emozione, ma non raccontò mai che cosa fosse accaduto allora”, ha affermato Kurahashi.
Rimasta senza risposte, Kurahashi iniziò a partecipare a sessioni di studio e seminari sulla storia della guerra di aggressione giapponese contro la Cina. Attraverso queste attività, conobbe Li Suzhen, vice presidente esecutiva dell’Associazione sino-giapponese per la ricerca sulla storia orale e la cultura, nonché illustre professoressa presso la Changchun Normal University, in Cina.
“La polizia militare giapponese esercitava ampi poteri di arresto”, ha spiegato Li, aggiungendo che il padre di Kurahashi potrebbe essere stato coinvolto in gravi crimini e che ciò potrebbe spiegare il suo desiderio di scusarsi.UN POTENTE STRUMENTO DI REPRESSIONE
Per lo storico giapponese Seiya Matsuno, ricercatore presso l’International Peace Research Institute della Meiji Gakuin University, il ruolo della polizia militare nell’invasione giapponese della Cina è essenziale per comprendere la storia della guerra.
“La polizia militare era già presente in Cina quando fu istituita l’Armata del Kwantung”, ha riferito Matsuno a Xinhua di recente a Tokyo. “Con l’avanzare dell’aggressione giapponese dopo l’Incidente del 18 settembre e quello del 7 luglio, unità della polizia militare furono dispiegate in varie zone della Cina”.
Matsuno, che da tempo studia la storia moderna del Giappone e l’aggressione giapponese contro la Cina, ha mostrato a Xinhua copie di documenti storici da lui raccolti.
Tra questi figurava il “Sakusen Yomurei”, ovvero il Regolamento per il servizio sul campo, approvato nel 1940 dal ministero giapponese dell’Esercito. Matsuno ha indicato una sezione in cui venivano specificati i compiti della polizia militare, tra cui la protezione dei segreti militari, la ricerca delle spie, la censura delle comunicazioni e degli organi di informazione, nonché la repressione dei civili considerati “ostili”, compresi coloro che si opponevano all’esercito giapponese o si rifiutavano di collaborare con le forze di occupazione.
“Durante l’invasione e l’occupazione giapponese, la polizia militare fu l’artiglio e l’avanguardia dell’esercito giapponese nella repressione delle popolazioni locali”, ha affermato Matsuno. “Disponeva di enormi poteri ed era un’organizzazione estremamente temuta”.
Matsuno ha mostrato anche la copia di un rapporto segreto redatto da un’unità della polizia militare dell’Armata del Kwantung. Il documento descriveva come si dovesse procedere nei confronti di una persona sospettata di spionaggio.
Il rapporto concludeva che la persona non aveva alcun valore ai fini di un “utilizzo inverso”, espressione che indicava la trasformazione dei prigionieri in agenti al servizio del Giappone, e raccomandava che venisse “trasferita in via speciale”.
“Il ‘trasferimento in via speciale’ indicava l’invio della persona all’Unità 731”, ha spiegato Matsuno.
L’Unità 731, ufficialmente nota come Dipartimento per la prevenzione delle epidemie e la purificazione dell’acqua dell’Armata del Kwantung, condusse atroci esperimenti sugli esseri umani e portò avanti attività di guerra biologica e batteriologica durante la Seconda guerra mondiale.
Il padre di Kurahashi ricopriva il grado di maresciallo nella polizia militare. Secondo Matsuno, i marescialli erano generalmente responsabili di dirigere i sottoposti nelle operazioni in prima linea e Osawa potrebbe essere stato coinvolto nella ricerca, nell’arresto e nella repressione di persone che si opponevano alle forze giapponesi.
UNA FIGLIA ALLA RICERCA DELLA VERITÀ
Kurahashi ricorda il padre come un uomo severo. Una scena, tuttavia, le è rimasta particolarmente impressa nella memoria.
Un giorno, mentre guardava un programma televisivo sulla guerra condotta dal Giappone in Cina, Osawa cominciò a piangere.
“Disse che esistevano due tipi di persone”, ha ricordato Kurahashi. “Alcune gridavano e imploravano di essere risparmiate prima di venire uccise. Altre, invece, anche quando stavano per essere uccise, guardavano dritte davanti a sé con determinazione”.
“Penso che mio padre soffrisse profondamente quando ricordava quelle persone che erano state uccise da loro”, ha affermato.
Kurahashi, tuttavia, non è mai riuscita a stabilire che cosa fece esattamente il padre durante gli anni trascorsi in Cina. Il suo desiderio di lasciare una dichiarazione pubblica di pentimento, tuttavia, continuò ad accompagnarla.
Dopo la morte del fratello maggiore, che si era opposto alla costruzione del monumento, Kurahashi scrisse al nipote e ottenne il suo consenso.
Nel 1998 fece erigere un monumento separato in un angolo del cimitero di famiglia, incidendo sulla pietra l’intera dichiarazione di scuse del padre. L’ultimo desiderio di Osawa era stato finalmente esaudito.
In seguito Kurahashi si recò più volte in Cina per esprimere il rimorso del padre. Visitò, tra gli altri luoghi, il Museo della guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese e il Memoriale delle vittime del massacro di Nanchino perpetrato dagli invasori giapponesi.
Vedere ulteriori testimonianze dell’invasione giapponese della Cina la colpì profondamente. “Ogni luogo ha avuto un impatto enorme su di me”, ha raccontato.
Ex insegnante di scuola media in Giappone, Kurahashi ritiene che la società giapponese non abbia riflettuto a sufficienza sulla storia della guerra. Nelle aule giapponesi, ha spiegato, gli insegnanti possono parlare agli studenti di alcuni dei luoghi in cui furono dispiegate le forze armate nipponiche, ma spesso non approfondiscono ciò che queste fecero realmente in quei territori.
Kurahashi auspica che il Giappone affronti e rifletta sulla propria storia di aggressione, e che le parole incise sul monumento di scuse del padre raggiungano un pubblico più ampio.
Di fronte a quella che considera una crescente deriva verso destra del Giappone e la rinascita di un “nuovo militarismo”, Kurahashi teme sempre più che il monumento possa essere deliberatamente danneggiato. Per questo motivo, ha deciso quest’anno di donarne una replica alla Changchun Normal University.
“‘Ciò che scompare davanti ai nostri occhi scomparirà anche dai nostri cuori’. Non voglio che un giorno questo detto diventi realtà”, ha affermato Kurahashi.
“Spero sinceramente che questo monumento di scuse non venga mai distrutto e rimanga qui per sempre, rivelando la verità della storia e salvaguardando la pace mondiale”, ha aggiunto.
– Foto Xinhua –
(XINHUA). -
Musetti “Stagione difficile, ora voglio cercare di costruire un fisico migliore”
MILANO Ultima Ora / IPA – “È stata una stagione abbastanza difficile, ricca di infortuni e non di risultati. Ho dovuto cambiare tante cose in corso d’opera”. Così Lorenzo Musetti, a margine dell’evento “Kia Open Lab” al Castello di Tolcinasco Golf Club, alle porte di Milano, traccia un bilancio del 2026, non ancora concluso, spiegando di avere già lo sguardo rivolto alla prossima stagione. “C’è ancora il sogno nel cassetto di riuscire a guadagnarmi un posto alle Finals, ma i tornei rimasti sono veramente pochi. L’obiettivo e il focus è cercare di costruire un fisico migliore, che supporti meglio il fitto calendario che abbiamo, un fisico che riesca a sopportare questi ritmi. Speriamo in un 2027 migliore”.
“Il leitmotiv dell’ultimo periodo è sicuramente il calendario e il fatto che comunque ci siano tanti tornei mandatory che richiedono la nostra presenza a prescindere da tutto”, dice Musetti tornando sul tema degli impegni del circuito e sugli effetti di un calendario sempre più fitto, anche in relazione agli infortuni. “Stiamo cercando di unire un po’ le forze perché credo che sia importante rivedere come possiamo ricollocare alcune settimane e trovare un po’ più di spazio anche per noi per riposare e per allenarci”, spiega il tennista. L’obiettivo, aggiunge, è “cercare di non mancare spesso e volentieri i tornei più importanti”. Un tema sul quale i giocatori stanno cercando di “creare una consapevolezza facendo rete tra di noi”, per trovare un equilibrio migliore tra calendario, recupero e preparazione.
Musetti commenta poi le parole di Paolo Canè, che si era detto disposto ad allenarlo gratuitamente con l’obiettivo di portarlo in top 5: “Mi fa veramente piacere, sono veramente orgoglioso di quello che ha detto nei miei riguardi. Il fatto che si sia proposto così, proprio alla Paolo, è qualcosa che sicuramente mi fa molto piacere”, dice Musetti. Quanto alla possibilità di accettare la proposta, il tennista precisa: “Credo di stare bene con il mio team attuale. Deve ancora finire la stagione 2026, per la prossima vedremo se ci saranno cambi o meno, però al momento non c’è nessuna novità”.
– Foto Ipa Agency –
Ultima Ora / IPA. -
Spari in strada a Roma, un altro caso?
13.00
C’è un’altra donna che denuncia di essere stata colpita da un’arma ad aria compressa a via della Giuliana, a Roma, la stessa in cui lunedì è stata ferita Cristina Stillitano.
Questo secondo episodio è accaduto venerdì: la donna ha detto di avere sentito solo un lieve dolore al polpaccio e di avere capito cosa le era successo solo dopo la notizia del ferimento di Stillitano. Questa, ferita al braccio, è stata operata stamane per rimuovere il proiettile. Indagano i Carabinieri, che non escludono alcuna pista. -
Si comincia il 14 marzp in Bahrain
201Calcio 299Brevi
1/214 marzo Gp Bahrain Sakhir
21 marzo Gp Arabia Saudita Jeddah
4 aprile Gp Australia Melbourne
11 aprile Gp Giappone Suzuka
18 aprile Gp Cina Shanghai
2 maggio Gp Usa Miami
23 maggio Gp Canada Montreal
6 giugno Gp Monaco Montecarlo
20 giugno Gp Portogallo Portimao
4 luglio Gp G.Bretagna Silverstone
11 luglio Gp Austria Spielberg -
Si comincia il 14 marzp Bahrain
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18 aprile Gp Cina Shanghai
2 maggio Gp Usa Miami
23 maggio Gp Canada Montreal
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Si comncia 14 marzo in Bahrain
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4 aprile Gp Australia Melbourne
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Quasi il 15% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni
Ultima Ora – Il 14,9% delle donne dai 16 ai 75 anni ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni (il 15,3% delle donne italiane e l’11,4% delle straniere). La violenza fisica interessa quote sostanzialmente analoghe nelle due popolazioni (9,2% tra le italiane e 9,6% tra le straniere), mentre quella sessuale è più frequente tra le italiane (8,2% contro 3,4%), che da giovani subiscono più di frequente molestie sessuali rispetto alle straniere, esattamente come accade tra le donne adulte. È quanto emerge dal report Istat sulla “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta”.
I dati in generale
L’analisi evidenzia che queste violenze sono perpetrate prevalentemente da persone conosciute dalla vittima, come accade per le violenze subite dalle donne dopo i 16 anni. Hanno infatti subìto violenza fisica e/o sessuale da parte di almeno una persona conosciuta (inclusi i familiari e i parenti) il 13,5% delle donne italiane e l’11,2% delle straniere, mentre le quote riferite a uno sconosciuto sono pari, rispettivamente, al 2,1% e allo 0,6%.
Tra le persone conosciute assumono un ruolo rilevante i genitori, indicati dal 3,9% delle italiane e dal 4,3% delle straniere, in particolare il padre o patrigno (2,7% e 3,7%). Seguono altri familiari, amici, conoscenti di vista e altre figure, come gli insegnanti, il personale sanitario o i religiosi, con frequenze più contenute.
Le donne vittime di violenza sessuale
L’8,2% (poco meno di un milione e 650mila) delle donne italiane e il 3,4% (circa 72.700) delle straniere hanno subito almeno una violenza sessuale prima dei 16 anni. Lo rileva l’Istat nel suo report “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta – 2025”. Rispetto al 2014, anno della precedente indagine, si assiste a una diminuzione delle donne tra 16 e 70 anni (il confronto è possibile solo in questa fascia di età) che hanno subìto violenze sessuali prima dei 16 anni: il 7,8% contro il 10,6%.
Il 7,2% delle italiane e il 2,8% delle straniere ha subìto contatti indesiderati nelle aree intime del corpo, ma quando la violenza sessuale si fa più grave la frequenza si riduce e le differenze tra italiane e straniere si attenuano. Ad esempio, quote pari al 2,1% delle italiane e all’1,8% delle straniere sono state costrette a toccare le parti intime di qualcuno, con una frequenza maggiore per le romene e le donne rifugiate. Parenti, amici e amici di famiglia costituiscono la maggior parte degli autori, quasi tutti di sesso maschile. La violenza sessuale agita da familiari è più rara, ma quando accade si ripete con più frequenza. Più del 58% delle vittime, da piccola, non ha parlato con nessuno delle violenze subite. La maggior parte degli episodi di violenza sessuale si verifica tra gli 11 e i 16 anni, ma l’8,2% delle vittime italiane colloca il primo episodio prima dei 6 anni.
Violenza fisica sulle donne
Circa il 9% delle donne ha subìto violenze fisiche prima dei 16 anni (9,2% delle italiane, pari a un milione e 847mila; il 9,6% delle straniere, oltre 206mila). Lo rileva l’Istat nel suo ultimo report (2025) sul fenomeno. Le forme più diffuse sono le spinte, gli strattonamenti e gli schiaffi, subiti prima dei 16 anni dall’8,1% delle donne italiane e dal 9,3% delle straniere; le forme più gravi, essere colpite violentemente, prese a calci, percosse con oggetti, bruciate o ferite con un’arma, hanno riguardato il 3,1% delle italiane e il 3,3% delle straniere. La violenza più grave è soprattutto per mano dei genitori. Il 4,3% delle donne italiane e il 4,6% delle straniere hanno subìto sempre o spesso umiliazioni o denigrazioni prima dei 16 anni; per le prime è più spesso la madre ad averle perpetrate, per le seconde il padre.
Alla violenza subìta si somma la violenza assistita. Il 10,4% delle donne italiane e straniere ha assistito, durante l’infanzia, alle violenze verbali o fisiche tra i genitori, nonché alle umiliazioni e denigrazioni rivolte ai fratelli (10,3% per le italiane, 11,6% per le straniere). Vivere in un clima di violenza rende più vulnerabili: le donne che assistono alla violenza sia verbale sia fisica da piccole sono anche quelle che, sempre da piccole, hanno subìto più violenze fisiche e/o sessuali (quasi la metà per le italiane, poco meno di un terzo per le straniere). La quota di donne che hanno subìto violenze fisiche o sessuali da adulte, pari al 31,9% per le italiane e al 27,4% per le straniere, quasi raddoppia se si sono subite violenze fisiche o sessuali anche da piccole (57,2% per le italiane e 56,8% per le straniere). Un dato del tutto simile a quello rilevato nel resto d’Europa.
Sono soprattutto le violenze subite o assistite da piccole nella famiglia a peggiorare la situazione. Il dato più elevato si riscontra per le italiane quando è il padre ad avere usato violenza fisica nei confronti della figlia (68,2% tra le italiane, 65,6% per le straniere); per le straniere è maggiore il ruolo delle madri (88,1% contro il 64,4% per le italiane). -
Fisco,”entro ottobre Codice tributario”
12.43
“L’epilogo della riforma fiscale sarà il codice tributario, su cui stiamo lavorando e penso che entro il mese di ottobre saremo in grado di portare in CdM il testo del codice tributario. E così si completerà il quadro”.
Lo ha detto il viceministro all’Economia Leo audito in Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Così si completerà il quadro della riforma fiscale, in cui “si pone enfasi sul ricorso all’IA” contro l’ evasione,”però nel rispetto delle regole di privacy a livello interno e Ue”. -
Papa:”Creare mondo di giustizia e pace”
12.10
“Oggi domina la cultura della potenza e dello sviluppo incessante delle armi”.
Così Papa Leone XIV in udienza generale
Sull’Intelligenza artificiale:”Le decisioni spettano alla coscienza umana,non agli algoritmi. Le relazioni,sempre più virtuali,abbiano spessore”.E vanno “valutati i progetti politico/sociali in base alla dignità della persona, della giustizia e libera partecipazione alla costruzione del bene comune”. Ai giovani: “Fate scelte coraggiose”. E “grazie ai Cappellani nelle carceri:”Drammi,ferite,soccorrere esistenze travagliate”. -
Iran,Camera a Trump:o alt o a Congresso
La Camera a maggioranza repubblicana ha approvato un provvedimento che impone al presidente Trump di mettere fine alla guerra in Iran o richiedere l’autorizzazione del Congresso. E’il terzo.
Sette deputati repubblicani hanno votato con i Dem per la risoluzione, passata con 220 voti a favore e 204contro.
Arriva a 49 giorni dal voto di metà mandato e non è chiaro se il Senato la esaminerà prima di allora: la precedente, votata alla Camera a luglio, non è ancora stata presa in considerazione. -
Houthi: abbattuto F-15 saudita su Yemen
Gli Houthi yemeniti riferiscono di aver abbattuto con un missile aria-aria di produzione locale un caccia saudita che conduceva “atti ostili” nella provincia di Marib. Un portavoce ha anche detto che nell’ultima settimana l’aviazione saudita ha effettuato oltre 450 raid su diverse province yemenite con aerei
F-15 e Typhoon.
Riad accusa gli Houthi di aver lanciato un drone verso La Mecca, abbattuto poco prima che sorvolasse la città santa dell’Islam. Gli Houthi: noi non attacchiamo luoghi sacri, è “logora bugia”. -
Evasore totale smascherato: posturologo residente a Montecarlo lavorava in Italia
Ultima Ora – Una complessa indagine della Guardia di Finanza di Genova ha scoperto un evasore totale, residente a Montecarlo, ma che esercitava la professione di posturologo in giro per l’Italia. Secondo le indagini dei finanzieri l’uomo avrebbe nascosto al Fisco oltre 1,3 milioni di euro di compensi percepiti tra il 2018 e il 2023.
L’inchiesta ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, anche per equivalente, del valore di circa 800 mila euro. Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Genova su richiesta della Procura, riguarda i reati di omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, occultamento di documenti contabili, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Una falsa residenza all’estero per eludere il fisco
L’alert è scaturito dal confronto tra i dati dei cittadini italiani dichiaratisi residenti all’estero e le risultanze del controllo economico del territorio. È emerso che il professionista, pur formalmente trasferito nel Principato di Monaco, continuava a esercitare stabilmente la propria attività in Italia, operando nelle province di Genova, Imperia, Milano e Roma.
Le verifiche hanno permesso di disconoscere la residenza monegasca, ritenuta creata esclusivamente per evadere le imposte tramite il meccanismo della esterovestizione.
Il sistema evasivo: compensi in contanti e trust in Liguria
Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle del Nucleo Operativo Metropolitano di Genova, il posturologo riscuoteva in contanti i compensi delle prestazioni sanitarie – circa 200 euro a seduta – senza rilasciare alcun documento fiscale. Le somme venivano poi accantonate in un trust con sede in provincia di Genova, di cui lo stesso professionista risultava beneficiario.
Il denaro accumulato veniva successivamente versato su conti correnti italiani e monegaschi, e in parte trasferito su conti intestati a società a lui riconducibili, anch’esse con sede nel Principato di Monaco.
Per ricostruire la reale capacità economica del professionista – stimata in oltre 1,3 milioni di euro di compensi percepiti tra il 2018 e il 2023 – è stato necessario ricorrere alle indagini finanziarie e ai canali di cooperazione internazionale con il Principato di Monaco in materia fiscale.
Le investigazioni hanno inoltre accertato che, dopo l’avvio dei controlli, l’indagato aveva venduto un immobile in Italia, generando parte della provvista utilizzata per acquistare una abitazione di pregio nei pressi di Dubai, tramite una società con sede negli Emirati Arabi Uniti.
Il sequestro: sette immobili tra Liguria e Sardegna
In esecuzione del decreto del gip, sono stati sequestrati sette immobili riconducibili al professionista: tre abitazioni, due box auto e due magazzini.
I beni, situati tra Liguria e Sardegna, hanno un valore complessivo stimato di circa 800 mila euro, corrispondente al presunto profitto dei reati contestati.
