Notizie dell’Ultima Ora

  • Vincolo di esclusività, la Commissione Affari sociali della Camera accoglie la petizione della Fno Tsrm e Pstrp

    ROMA Ultima Ora / IPA – “Il nostro appello è stato accolto dalle Istituzioni, la richiesta di migliaia di cittadini è stata ascoltata”. Così Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), commenta l’accoglimento della petizione sul superamento del vincolo di esclusività, da parte della Commissione Affari sociali della Camera, di cui lo stesso Presidente si è fatto portavoce e che, nel corso dell’estate, ha raccolto oltre 12 mila firme di professionisti e di cittadini. Una richiesta che punta a cambiare la disciplina sul vincolo di esclusività, superando una norma ormai obsoleta e priva di fondamento, che limita la libertà dei professionisti sanitari dipendenti di svolgere attività lavorativa al di fuori del proprio turno. La misura interessa 23 categorie professionali di comparto, ovvero circa 350 mila operatori. La revisione della disciplina potrebbe favorire l’accesso alle cure, ampliando la possibilità di scelta delle prestazioni disponibili sul territorio. Un’evoluzione già in atto. Nell’ultimo decreto milleproroghe, infatti, è stata prevista una deroga alla norma, revocando il vincolo di esclusività per i professionisti di comparto fino a dicembre 2027. Oggi i firmatari dell’iniziativa chiedono che l’abolizione del vincolo si trasformi da norma transitoria a norma strutturale.
    “La nostra richiesta – dichiara Catania – non è quella di far lavorare di più i professionisti. O si riconosce finalmente l’indennità di esclusività oppure si lascia ai professionisti la libertà di mettere le proprie competenze a servizio dei cittadini anche fuori dall’orario di lavoro. Auspichiamo che il Parlamento possa esaminare la richiesta quanto prima, e ci auguriamo che il provvedimento possa vedere la luce prima della fine di questa legislatura”.
    – foto ufficio stampa Fno Tsrm e Pstrp –
    Ultima Ora / IPA.

  • Emergenza, IA e innovazione: a Roma un confronto tra principali realtà 118

    ROMA Ultima Ora / IPA – Innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e collaborazione tra i diversi sistemi dell’emergenza-urgenza sono stati al centro dell’incontro dedicato al tema “Intelligenza condivisa nel soccorso”, promosso da ARES 118 Lazio con il coinvolgimento della Fondazione Emergenza Urgenza (FEU). L’iniziativa ha riunito alcune delle principali realtà dell’emergenza-urgenza italiana: ARES 118 Lazio, SEUS 118 Sicilia, Azienda Zero Piemonte, AREU Lombardia e AREUS Sardegna, con la partecipazione della Fondazione Emergenza Urgenza. Presenti inoltre rappresentanti delle società scientifiche e delle associazioni del settore, tra cui SIIET e SISMAX, a testimonianza dell’ampiezza del confronto, che ha coinvolto istituzioni, sistemi sanitari, professionisti e comunità scientifica. Ad aprire i lavori è stato il Presidente della SEUS 118 Sicilia, Riccardo Gabriele Castro, che nel suo intervento ha sottolineato il valore del confronto tra realtà territoriali differenti e la necessità di proseguire il percorso di collaborazione avviato con la Carta di Catania. Al confronto hanno preso parte il Direttore Generale di ARES 118, Narciso Mostarda, il Direttore Generale di Azienda Zero Piemonte, Massimo D’Angelo, il Maurizio Menarini per la Fondazione Emergenza Urgenza, il Direttore Generale di AREU Lombardia, Massimo Lombardo, e il Direttore Generale di AREUS Sardegna, Angelo Maria Serusi. “Quando parliamo di emergenza sanitaria – ha dichiarato il Presidente Castro – non parliamo semplicemente di organizzazioni, tecnologie o modelli operativi.
    Parliamo di persone e della necessità di garantire, nel momento della difficoltà, una risposta tempestiva, coordinata, competente e appropriata”. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dell’intelligenza artificiale e alle sue possibili applicazioni nella gestione dei dati, dei flussi e delle risorse, oltre che nel supporto ai professionisti chiamati quotidianamente a operare nei sistemi dell’emergenza. “La vera sfida non è semplicemente introdurre una nuova tecnologia – ha sottolineato Castro – ma comprendere come utilizzarla per rendere ancora più efficace il nostro lavoro, migliorare la capacità di risposta e mettere a disposizione dei professionisti strumenti sempre più avanzati”. Da qui il significato del concetto di “intelligenza condivisa nel soccorso”, che supera la sola dimensione tecnologica e comprende esperienza, competenze e capacità professionali. “L’intelligenza artificiale può diventare realmente utile quando si mette al servizio dell’intelligenza collettiva – ha spiegato il Presidente della SEUS -. Non per sostituirla, ma per rafforzarla. L’intelligenza, nel nostro settore, è anche l’esperienza maturata sul campo, la capacità di una centrale operativa di interpretare una situazione, la competenza di un medico, di un infermiere, di un autista-soccorritore e la professionalità di tutti coloro che ogni giorno garantiscono il funzionamento della rete dell’emergenza”.
    Il confronto ha consentito di mettere in relazione modelli organizzativi e territoriali differenti, senza la ricerca di un modello unico, ma con l’obiettivo di condividere esperienze, conoscenze e possibili percorsi comuni. “Non siamo qui per stabilire quale esperienza sia migliore delle altre – ha affermato Castro -. Siamo qui per capire che cosa ciascuna realtà può mettere a disposizione delle altre. Abbiamo modelli organizzativi diversi e caratteristiche territoriali differenti, ma abbiamo una responsabilità comune: garantire ai cittadini un sistema dell’emergenza capace di rispondere nel modo più efficace possibile ai loro bisogni”. L’incontro si inserisce nel percorso di collaborazione avviato con la Carta di Catania, con l’obiettivo di rafforzare il confronto tra sistemi, professionisti e comunità scientifica. “La vera innovazione non è soltanto quella che produce qualcosa di nuovo – ha concluso Castro -. È anche quella che riesce a trasformare una buona esperienza in patrimonio comune. Proseguire questo percorso e rafforzare la condivisione significa costruire insieme principi, obiettivi e metodo per l’emergenza del futuro”.
    – foto ufficio stampa Regione Lazio –
    Ultima Ora / IPA.

  • Scalvini “Bleus fortissimi, ma Italia in Francia con fiducia e coraggio”

    FIRENZE Ultima Ora / IPA – “La Francia è una squadra fortissima, fra le migliori al mondo, hanno qualità e sono veloci in attacco, ma la studieremo nel migliore dei modi con il mister. Noi siamo positivi, coraggiosi, siamo l’Italia, cercheremo di fare del nostro meglio”. In queste parole tutto l’entusiasmo di Giorgio Scalvini, difensore di una Nazionale che dopo il difficile debutto con il Belgio si è ritrovata a Bursa. Venerdì allo Stade de France la prova del 9 nel match in casa della Francia di Zidane, sicuramente una squadra top che bisognerà affrontare con lo spirito giusto come è successo nell’ultima gara contro la selezione di Montella.
    “Contro la Turchia, mister Mancini ci ha chiesto le solite cose, lui cerca una squadra che domini la partita ma ci ha detto anche che dovevamo divertirci. Venivamo da una sconfitta e quindi avevamo vogliamo di rifarci, sicuramente l’approccio giusto ci ha aiutato”. Scalvini è stato tra i protagonisti della vittoria di Bursa. “L’abbraccio dei compagni dopo il mio recupero contro la Turchia è stato un momento molto bello, mi ha caricato tanto. Tutto il gruppo è fantastico, ci troviamo molto bene – spiega il centrale dell’Atalanta -. La vittoria ci ha dato la consapevolezza che siamo una squadra forte, che possiamo dominare le partite e fare strada. I senatori stanno aiutando tanto noi giovani e penso che sia una cosa molto importante, cosa che fa capire il vero spirito dell’Italia e della Nazionale. E’ molto bello vederci tutti uniti”.
    La sua prestazione a Bursa è stata di tutto rispetto ed è quello che serve a un’Italia che in passato ha spesso avuto grandi stelle nel reparto difensivo. “Cannavaro, Bonucci e Chiellini sono leggende. Il calcio è cambiato, ora a noi difensori sono chieste cose diverse, sono fortunato ad aver condiviso degli allenamenti con loro e ad avere ancora Bonucci nello staff. Si può solo imparare da gente così”, dice Scalvini che si sta ambientando sempre di più nella linea a 4.
    “Giocare con questo sistema con Sarri mi aiuta, più imparo e meglio è”, dice il centrale dell’Atalanta che a proposito del suo club dice: “Se ho rinnovato è perchè a Bergamo sono sempre stato bene. Capisco chi ha fatto altre scelte, ad esempio andare all’estero, è un qualcosa che magari in futuro piacerebbe anche a me fare, ma per ora ho scelto l’Atalanta e spero di rendere al massimo in questa stagione. Mi trovo in un momento di maggiore consapevolezza. Questo è un anno di cambiamento, dove posso imparare tanto. Spero di essere al 100% per dare tanto sia alla Nazionale che all’Atalanta. I tanti infortuni subiti? Dal punto di vista mentale sono cose brutte, ma ho sempre cercato di vederle in modo positivo e da questo punto di vista devo tanto alla mia ragazza, alla mia famiglia e ai miei amici. Dopo gli infortuni subiti sto lavorando molto in fatto di prevenzione”, ha concluso Scalvini.
    – Foto Ipa Agency –
    Ultima Ora / IPA.

  • Il debutto precoce dei minori sui social, “una montagna di pericoli (anche) su WhatsApp”

    Ultima Ora – In Italia il debutto sui social per i minori, con il proprio account, avviene in media tra gli 11 e i 12 anni in largo anticipo rispetto ai limiti previsti dalle piattaforme (14 anni). E comporta un calo sensibile del rendimento scolastico. Il primo smartphone arriva, nella maggioranza dei casi, con il passaggio tra la quinta elementare e la prima media.
    La recente ricerca dell’Università Milano-Bicocca (pubblicata su Nature Human Behaviour) su oltre 5mila studenti delle scuole secondarie, dà sostanza all’azione della Fondazione Patti Digitali che si propone di costruire un’alleanza tra scuole e genitori per posticipare l’esordio precoce dei minori sui social.
    WhatsApp compreso, oggetto del pressing di molti pre-adolescenti, ma che nasconde una “montagna di pericoli” (video violenti, bullismo e trappola per l’attenzione o il sonno) al pari di Instagram e TikTok spiega all’Ultima Ora Marco Gui, docente di Sociologia dei media all’università di Milano-Bicocca e presidente della Fondazione Patti Digitali. Serve un mix tra educazione e gradualità.
    Social e minori 
    Per proteggere i minori dal web, non si può puntare solo sul corretto utilizzo di mezzi tecnologici perché i social sono ‘disegnati’ per un’età adulta, la tesi. “Né sono sufficienti gli strumenti di parental control”, precisa Gui.  “Un bambino può essere perfettamente consapevole di come relazionarsi con le altre persone ma non possiamo lasciarlo solo in un quartiere a luci rosse”,  è la metafora.  
    “Non negare l’accesso ma costruire una comunità”
    “La nostra prospettiva non è negare l’accesso ai singoli ma – sottolinea l’esperto – costruire una comunità in cui si converge su una norma sociale in modo che l’accesso alle piattaforme avvenga nell’età giusta. In modo da proteggere i minori dai rischi derivanti da un accesso prematuro ai social senza farli sentire esclusi nelle relazioni con i loro coetanei”.
    La ‘mission’ è che tutti utilizzino il ‘casco’ così da accompagnare gradualmente nel web i ‘neo guidatori’ senza far sentire chi lo indossa un corpo estraneo alla comunità.
    “Siamo nati nel 2021 su richiesta di diversi gruppi di genitori. All’inizio abbiamo incontrato molta resistenza dalle scuole piene di retorica ‘tecno-ottimista’. Negli ultimi anni invece c’è stato un boom di richieste e oltre 30 scuole hanno già aderito al nostro decalogo partendo dal presupposto che non tutte le innovazioni digitali sono buone per i nostri figli”.  Si alla gradualità e no alla  connessione permanente per i pre-adolescenti.  
    “No ai compiti online al pomeriggio” 
    “La nostra proposta – dice il presidente della Fondazione Patti Digitali – è che le scuole non ‘obblighino’ gli alunni a fare i compiti nelle piattaforme web tutti i pomeriggi magari quando i minori rimangono soli in casa”. Occorre un approccio graduale. Come “un computer in famiglia adibito a questa funzione da utilizzare per la didattica online ma solo nel fine settimana insieme ai genitori”. 
    “WhatsApp nasconde una montagna di rischi” 
    La marcatura a uomo dei minorenni sui propri genitori si traduce molto spesso nella persistente richiesta di scaricare di WhatsApp. “Ce l’hanno tutti i miei compagni di classe perché io no?”, è il refrain. “Questo è un problema che si pone per molti genitori perché WhatsApp è anche uno strumento di organizzazione familiare. Ma rappresenta un vero e proprio social”.

    I tre ‘pericoli’ 
    Ci sono tre tipi di rischi, spiega l’esperto. “Primo, lo scambio di contenuti violenti o pornografici provenienti dal web. O di messaggi o video legati al bullismo. Poi l’iperstimolazione sensoriale che porta a continue interruzioni dell’attenzione. Un problema anche per gli adulti che spesso porta a un calo di conversazioni con i propri figli. Terzo c’è un rischio fisiologico dovuto al guardare spesso uno schermo piccolo e a conseguenze ad esempio sulla vista come la miopia”.  
    La ricetta della Fondazione Patti Digitali 
    La ricetta per la pre-adolescenza (il periodo piè sensibile) della Fondazione Patti Digitali è sostituire gli smartphone tradizionali con telefonini più analogici (“alcuni sono già in commercio) senza connessione permanente né accesso ai social ma dotati di messaggistica protetta, app per la didattica e foto da condividere solo con un ristretto gruppo di amici. 
    I risultati della ricerca sui social e il rendimento a scuola 
    Il debutto precoce sui social va a braccetto con un calo del rendimento scolastico. Lo dicono i dati della ricerca condotta dall’Università di Milano-Bicocca, dall’Università di Brescia e dal Centro Studi Socialis pubblicata su Nature Human Behaviour su oltre 5mila studenti delle scuole secondarie.
    Dallo studio emerge un legame tra l’iscrizione anticipata alle piattaforme social e il calo delle prestazioni nei test standardizzati. Chi debutta online precocemente ottiene punteggi significativamente inferiori in italiano e matematica rispetto ai compagni di classe che hanno rimandato il primo accesso sulle piattaforme online.  La forbice è stata misurata in 0,2 deviazioni standard nei test Invalsi che equivale simbolicamente circa sei mesi di istruzione scolastica.
     
     
     

  • Strage di Ustica, la procura di Roma: “Nuove prospettive di indagine”

    Ultima Ora – La procura di Roma ha annunciato ufficialmente il ritiro della richiesta di archiviazione dell’indagine sulla strage di Ustica. A farlo è stato direttamente il capo dell’ufficio dei pm Francesco Lo Voi nell’udienza tenutasi oggi, 30 settembre, davanti al gip Livio Sabatini: “Si apre un nuovo filone con nuove prospettive”, ha detto Lo Voi. Nei prossimi giorni è attesa la decisione del giudice. “Dopo le notizie arrivate dalla Francia, che si è detta pronta a collaborare, procediamo in tal senso”, ha aggiunto Lo Voi.
    La svolta dalla cooperazione francese
     “Il 14 settembre 2026 – ha ricordato il capo della procura capitolina – l’Ambasciata di Francia in Italia ha confermato al ministero degli Esteri italiano l’accordo per la concessione di tutta la documentazione agli Archivi dello Stato italiano riguardante la strage di Ustica tra il 1981 e il 1994. Si tratta di due documenti trasmessi dal ministero della Difesa d’oltralpe all’Italia tra il 1986 e il 1990, 9 file informatici corrispondenti ai 5 documenti redatti dall’Ambasciata di Francia.
     

     
    Documenti che potrebbero rilanciare le indagini
    “Questo passo delle autorità francesi rappresenta per la procura di Roma una volontà di riattivazione della cooperazione giudiziaria che in passato non era stata così proficua”, ha concluso Lo Voi che ha così formalizzato il ritiro della richiesta di archiviazione del procedimento contro ignoti su quanto avvenuto la sera del 27 giugno del 1980, quando il Dc-9 Itavia è precipitato nel mar Tirreno provocando la morte di 81 persone.
     
     

  • Garlasco, cosa non torna sui test a Stasi: i 3 punti nel verbale del RIS

    Ultima Ora – Garlasco, spunta un nuovo verbale che riapre il giallo sui test informatici e biologici della bicicletta. Tra le carte depositate presso la Procura di Pavia emerge la deposizione dell’ufficiale del RIS Alessandro Coli: il biologo descrive i dubbi e le perplessità che circolavano in laboratorio sulla sparizione del profilo genetico dopo il primo prelievo. “Come risultato mi sembrava un po’ strano non riottenere un profilo da una superficie che inizialmente fornisce DNA”.
    Il verbale del Ris
    “Ricordo di aver parlato con Marino della stranezza di alcuni accertamenti sui pedali dove aver ottenuto un risultato positivo, tutte le volte in cui era ritornato non aveva ottenuto nulla”. è un passaggio della testimonianza dell’ufficiale dei Ris Alessandro Coli sentito il 17 settembre 2026 sul tema della presenza o meno del dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta bordeaux ‘Umberto Dei’.
    I dubbi del biologo
    “Forse… forse qualcosa…C’era un esito dubbio sui pedali, che su questi pedali dove era stato ottenuto del Dna e poi non era stato più ottenuto da successivi campionamenti – spiega Coli sentito dai pm Stefano Civardi e Valentina De Stefano -.Lo ricordo come una cosa strana, insomma, come… Pero’ da esperto biologo, ecco. Cioè se mi dicono: ho fatto un prelievo e poi sono ritornato a fare il prelievo e non è uscito più nulla… Il primo prelievo è uscito Dna e poi ho rifatto un prelievo e non ho ottenuto nulla… ripetuto più volte, questo mi lasciò un po’ perplesso, nel senso che l’asportazione totale di campioni, di una traccia da una superficie, a me capitava spesso, se tornavo col prelievo, di riottenere comunque un profilo, magari con quantità minore di Dna. Mi ricordo che forse era una cosa, diciamo cosi’, anomala questo discorso dei pedali. Mi ricordo, ecco… non so se ne parlai direttamente con… con Marino o con qualcuno, pero’ come risultato mi sembrava un po’ strano non riottenere un profilo da una superficie, diciamo cosi’, che inizialmente fornisce Dna… a meno che non ci sia stata una degradazione successiva, ecco. Pero’ su una superficie non assorbente”.
    Le voci nel laboratorio dei RIS di Parma
    Civardi gli domanda se il collega del Ris Alberto Marino condividesse questa “perplessità” con lui. “Eh non mi ricordo. Un confronto forse con Marino diretto potrebbe esserci anche stato, pero’ ora cosi’ non ho memoria. Ricordo questo argomento del discorso dei pedali, un tampone che… cioè, penso lo possa aver detto anche lui in laboratorio, il fatto che da un prelievo è uscito il Dna e poi da altri prelievi ripetuti non è uscito niente. O è una voce, appunto, tramandata in laboratorio. Era una cosa anomala perché poi dopo su questo… su questa traccia si valutava un attimino anche l’esito…. Pero’ ecco, non ricordo una confidenza personale in cui è venuto a dirmi: ‘Oh, ma che ne pensi?’, se non di una generica argomentazione di questa cosa, e non vorrei magari fosse girata in laboratorio… in tutti gli esiti che si diffondevano, pero’. Lui, sì, ogni tanto non è che parlasse molto del caso, se non quello che avevano fatto giorno per giorno. Almeno con me. Magari ne parlava con… con Pizzamiglio, non lo so.”.

  • Ucciso e gettato nel fiume Tacina, arrestati moglie e figlio nel Crotonese

    CROTONE Ultima Ora / IPA – Due familiari sono stati arrestati dai Carabinieri a Cutro, nel Crotonese, con l’accusa di aver concorso nell’omicidio e nell’occultamento del cadavere di un 69enne. Si tratta della moglie, una 60enne, e del figlio di 28 anni, raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Crotone su richiesta della Procura.
    La salma dell’uomo, scomparso nel settembre 2024, non è ancora stata ritrovata. La denuncia della scomparsa era stata presentata il 28 settembre 2024 dalla moglie, che aveva riferito che il marito si era allontanato il 21 settembre. Le indagini, coordinate dalla Procura di Crotone, sono proseguite fino al dicembre 2025 attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali e l’ascolto di numerosi testimoni.
    Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due familiari lo avrebbero ucciso nelle pertinenze dell’abitazione e successivamente ne avrebbero occultato il corpo, gettandolo nelle acque del fiume Tacina, nella località Steccato di Cutro. Nel corso delle indagini, i Carabinieri del Ris e dei Subacquei di Messina hanno effettuato diversi sopralluoghi e ricerche nel fiume per individuare e recuperare la salma, senza esito.
    L’ordinanza ricostruisce inoltre presunti tentativi di depistaggio, tra cui la denuncia tardiva della scomparsa, accordi sulle versioni da fornire agli investigatori e l’acquisto di diversi litri di varechina che, secondo l’accusa, sarebbe stata utilizzata per ripulire la scena del delitto.
    -Foto di repertorio Carabinieri
    Ultima Ora / IPA.

  • Firenze, inaugurate le nuove paratie dell’Arno. Giani: “Intervento decisivo per la sicurezza”

    FIRENZE Ultima Ora / IPA – È avvenuta questa mattina in Lungarno Acciaiuoli a Firenze, l’inaugurazione delle nuove paratie messe come argine alle eventuali piene o innalzamenti del fiume Arno. Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, l’assessora alla Protezione civile del Comune di Firenze, Laura Sparavigna, e della Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze, Antonella Ranaldi.
    “Oggi avviene il taglio del nastro, un momento solenne, di un intervento che è stato discusso, ma che proprio qui in lungarno Acciaiuoli noi possiamo vedere la sua efficacia – ha spiegato Giani -. Con le nuove paratie c’è un metro in più di tenuta, ed un metro conta. Pensate a quando a Fiesole il 15 marzo del 2025 si è sfiorata” un alluvione “per 80 cm, perché quella era la differenza dal livello che aveva raggiunto l’Arno e il cumulo del Ponte di Mezzo. Quindi un intervento decisivo, che con 15 milioni mette in sicurezza l’Arno nel suo passaggio da Firenze, che si aggiunge a ciò che stiamo realizzando a monte di Firenze, già inaugurata la cassa di espansione a Pizziconi, 3 milioni e 300.000 metri cubi d’acqua, quello in corso di realizzazione a Prulli con 7 milioni metri cubi d’acqua, si stanno realizzando 11 km di argine nella cassa di espansione, e a Restone con 5 milioni metri cubi d’acqua, e che la prossima primavera sarà a tutti gli effetti in grado di funzionare”.
     “Con l’assessore Laura Sparavigna, con la sovrintendente Ranaldi, il segno di un’armonia e di un lavoro comune con il Comune di Firenze e con la soprintendenza nel momento in cui abbiamo individuato le modalità con cui realizzare i nuovi pilastri che stanno dentro il nuovo parapetto per poter mettere e sostenere questi ferri che poi sono quelli che tengono i pannelli. Firenze a 60 anni dall’alluvione vede degli interventi che hanno colto cosa significa prevenzione” ha concluso Giani.
    Fonte: IPA
    Ultima Ora / IPA.

  • Rafforzare la competitività di imprese e filiere, nasce Fondazione Systema

    ROMA Ultima Ora / IPA – Rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano. In occasione di Open-es ACT 2026, a Roma, Eni, Confindustria, Enel, Snam, UniCredit, Q8 Italia, Webuild, Accenture, Avvale e RINA hanno annunciato la nascita di Fondazione Systema, un’alleanza che riunisce industria, finanza, istituzioni e associazioni la cui missione è aiutare le filiere ad affrontare i rischi e cogliere le opportunità generate dalle trasformazioni sociali, ambientali e tecnologiche in atto.
    mec/fsc/azn

  • Una giornata di sport per 40 bambini del Punto Luce Save the Children di Chiaiano

    NAPOLI Ultima Ora / IPA – Una giornata di cultura e sport per 40 bambini e bambine del Punto Luce di Save the Children di Napoli Chiaiano (gestito con Genitori Democratici di Napoli), organizzata da Save the Children e Kinder Joy of moving insieme a Rita Grande. Al mattino la visita a Città della Scienza, tra museo interattivo del corpo umano e Planetario.
    Nel pomeriggio, al Napoli Tennis Center, la Kinder Joy of moving Tennis Experience con Rita Grande, campionessa italiana di tennis e commentatrice sportiva, e i tecnici della Federazione Italiana Tennis e Padel: un approccio basato sul gioco, come nei progetti Tennis Trophy e Racchette in classe. I bambini del Punto Luce di Napoli Chiaiano già partecipano al progetto Joy of moving, attivo in altri 6 spazi dell’Organizzazione attivi in tutta Italia.
    Il metodo, validato scientificamente, è stato sviluppato con l‘Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, il CONI e il MIM del Piemonte dopo una ricerca triennale su oltre mille bambini della scuola primaria: favorisce lo sviluppo motorio, cognitivo, emozionale e relazionale. Gli eventi al di fuori dei Punti Luce sono organizzati da Ferrero e Save The Children per promuovere ulteriormente l’inclusione attraverso lo sport, dalla vela, al ciclismo al tennis.
    Kinder Joy of moving è il progetto internazionale di Responsabilità Sociale del Gruppo Ferrero. “Esperienze come quella che i ragazzi e le ragazze del punto luce di Napoli Chiaiano hanno appena vissuto, dimostrano quanto sport e cultura possano essere strumenti potenti per ampliare i loro orizzonti, alimentarne la curiosità e rafforzare la fiducia in sé stessi – ha detto Giusy Ghisu, Coordinatrice del progetto per Save the Children -. Attraverso attività che spaziano dalla scoperta della scienza all’avvicinamento al tennis e agli sport di racchetta, hanno infatti avuto l’opportunità di apprendere, sperimentare e condividere nuove esperienze con i propri coetanei. Grazie alla collaborazione con Ferrero e al progetto Kinder Joy of Moving continuiamo a creare occasioni concrete di crescita, contribuendo a contrastare la povertà educativa e a garantire a ogni bambino e bambina la possibilità di sviluppare talenti, aspirazioni e competenze fondamentali per il proprio futuro”.
     “È stata una giornata davvero speciale, perché abbiamo avuto l’opportunità di far scoprire ai ragazzi e alle ragazze del Punto Luce Save the Children di Chiaiano un’attività nuova, avvicinandoli agli sport di racchetta in modo semplice e divertente. Vederli prendere confidenza con la racchetta, mettersi alla prova, giocare insieme e divertirsi è stato bellissimo. È proprio questo lo spirito del metodo Joy of Moving: attraverso il movimento e il gioco, i bambini possono scoprire nuove capacità, acquisire fiducia in se stessi e vivere un’esperienza positiva insieme agli altri. Spero che questa giornata abbia lasciato loro la curiosità di continuare a sperimentare lo sport e di scoprire nuove possibilità”, ha commentato Rita Grande Ambassador e coordinatrice con la FITP dell’evento.
    -Foto ufficio stampa Ferrero-
    Ultima Ora / IPA.

  • La Sicilia protagonista della transizione, Urso: “Serve uno shock autorizzativo”. Tamajo: “Abbiamo tutte le carte”

    CATANIA Ultima Ora / IPA – “La Sicilia è chiamata ad accelerare” e può “ricoprire un ruolo guida per l’energia sostenibile in tutto il Continente”. È quanto sottolinea il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un videomessaggio trasmesso oggi, nel corso della giornata di apertura di HeySun 2026, l’Expo della Transizione Energetica in programma a Catania.
    Nel messaggio, il Mimit ha evidenzia il ruolo del Mezzogiorno, “diventato un hub innovativo, culturale e scientifico nel cuore del Mediterraneo”, e della Sicilia in particolare, indicata come protagonista nel processo di transizione energetica. “Qui si mettono in mostra tutte le tecnologie indispensabili alla transizione: dal fotovoltaico al solare termodinamico, dall’eolico alla geotermia, dal vettore idrogeno ai sistemi di accumulo, fino alle tecnologie per lo sviluppo del nucleare di nuova generazione”, ha sottolineato il ministro Urso.
    Il riferimento è anche agli Small Modular Reactor, “realizzati in aree industriali“, definiti nel videomessaggio una tecnologia “sicura, basata su nuove tecnologie, pulita, compatta, trasportabile”, in grado di contribuire nel lungo periodo a ridurre la dipendenza dall’estero e a rafforzare l’autonomia strategica europea nella produzione energetica. Parallelamente, Adolfo Urso ha evidenziato la crescita delle rinnovabili. “Dall’avvio della legislatura, la produzione di energia elettrica da questo tipo di fonti è aumentata di oltre il 40%”, viene sottolineato. In questo quadro, “la Sicilia è protagonista”.
    Nel biennio 2023-2024, secondo i dati citati nel videomessaggio, “l’85% della nuova capacità rinnovabile autorizzata in Italia si è concentrata proprio nella regione Sicilia” e nei prossimi cinque anni sono “in attesa di autorizzazione circa 40 gigawatt di potenza”. Per il Mimit si tratta di “un potenziale enorme” che può consentire alla Sicilia di assumere un ruolo di riferimento nell’energia sostenibile, accanto alla posizione già acquisita nei settori delle telecomunicazioni e della microelettronica.
    Tra gli esempi citata dal ministro delle Imprese la candidatura di Palermo come hub europeo per il controllo dei cavi marittimi nel Mediterraneo e lo sviluppo dell’Etna Valley. A Catania, è stato ricordato, STMicroelectronics sta realizzando un piano di investimenti da 5 miliardi di euro, nell’ambito di un investimento complessivo di 12 miliardi in Italia. Il piano viene definito “il più significativo autorizzato dalla Commissione Europea, il più importante d’Europa”.
    Sempre a Catania, il videomessaggio del ministro Urso ha richiamato il ruolo di 3Sun, gruppo Enel, sostenuta attraverso Transizione 5.0 e che sarà ulteriormente supportata dal nuovo Piano Transizione 5.0, con incentivi all’autoproduzione da fonti rinnovabili attraverso tecnologia europea. L’obiettivo è fare dello stabilimento “il più importante e significativo” impianto di produzione di pannelli fotovoltaici in Europa.
    Per raggiungere questi obiettivi, però, “servono procedure più rapide e certe”, con un “vero e proprio shock autorizzativo” per i nuovi impianti e i nuovi progetti fotovoltaici. Un processo che, è stato sottolineato, dovrebbe avvenire “con il supporto delle Regioni e il coinvolgimento dei territori e delle comunità locali”. “Bisogna superare gli ostacoli che in altre Regioni vengono frapposti senza comprendere in fondo quanto questo progetto sia assolutamente necessario per l’autonomia strategica dell’Italia e della nostra Europa”, ha evidenziato Urso.
    Il Mimit ha richiamato infine la necessità di rafforzare la filiera industriale e le competenze, attraverso “il dialogo tra università, centri di ricerca e imprese“, il sostegno alle piccole e medie imprese che innovano e gli investimenti nella formazione tecnica e professionale. “Oggi la Sicilia è chiamata ad accelerare: dovrà percorrere con decisione le strade dell’innovazione scientifica e tecnica, grazie alla forza del suo tessuto produttivo e alle competenze sempre più diffuse”, ha concludo in videomessaggio il ministro Urso. “Insieme a voi e alle imprese possiamo procedere sulla strada giusta”. 
    TAMAJO “LA SICILIA HA TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER ESSERE PROTAGONISTA”
    “La Sicilia ha tutte le carte per essere protagonista della nuova economia dell’energia. La transizione ecologica non deve essere vissuta come un costo o un obbligo, ma trasformata in una leva di sviluppo: più innovazione, più investimenti, imprese più competitive e nuove opportunità di lavoro qualificato”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Attività produttive Edmondo Tamajo, intervenendo oggi a Catania all’incontro “Idrogeno per la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile in Sicilia”, quinta tappa del tour “H2InComune”, promosso da H2IT e RENAEL. L’appuntamento, ospitato al Centro fieristico di Misterbianco nell’ambito di HeySun 2026, mette a confronto istituzioni, imprese, università e centri di ricerca sulle prospettive dell’idrogeno.
    “Quando parliamo di idrogeno e di nuove tecnologie energetiche – sottolinea Tamajo – parliamo anche di politica industriale. La vera sfida è portare innovazione dentro le nostre aziende e creare in Sicilia filiere ad alto valore aggiunto. Abbiamo competenze, università, ricerca e un tessuto imprenditoriale che vuole crescere: dobbiamo riuscire a mettere insieme queste energie e trasformarle in sviluppo”.
    Per Tamajo, la posizione della Sicilia nel Mediterraneo può rappresentare un vantaggio nella trasformazione in corso. “La nostra Isola non può limitarsi a essere un luogo di passaggio dell’energia. Dobbiamo puntare a essere il luogo in cui l’energia genera impresa, tecnologia e occupazione. È questo il salto di qualità che vogliamo favorire. La Sicilia deve attrarre investimenti e, allo stesso tempo, mettere le proprie imprese nelle condizioni di partecipare alle nuove filiere industriali”.
    L’assessore richiama anche il ruolo della collaborazione tra istituzioni, imprese e sistema della conoscenza. “Nessuna transizione si realizza da soli. Servono investimenti, ricerca, competenze e una forte collaborazione tra istituzioni, università e mondo produttivo. La Regione vuole accompagnare questo processo, sostenendo l’innovazione e creando condizioni favorevoli per chi sceglie di investire e produrre in Sicilia”.
    Infine, Tamajo pone l’accento sulle ricadute economiche e occupazionali: “La transizione avrà senso se riusciremo a trasformarla in opportunità concrete per i siciliani. Innovazione e sostenibilità devono significare anche fabbriche, imprese competitive, nuovi mestieri e lavoro per i nostri giovani. La Sicilia non deve inseguire il cambiamento: deve avere l’ambizione di guidarne una parte”.
    -Foto xo5/Italpress-
    Ultima Ora / IPA.

  • Emergenza su volo da Dubai a Tel Aviv

    Un aereo di linea della Flydubai in volo da Dubai a Tel Aviv ha segnalato un’emergenza ed è sceso di quota mentre si avvicinava allo spazio aereo della Giordania, atterrando a Tabuk in Arabia Saudita. L’aereo è un Boeing 737MAX 8.
    Caccia israeliani decollati d’urgenza.
    A bordo 180 persone. E’ stata una lite tra piloti (uno ucraino e uno russo) a causare l’allerta, lanciata col codice “dirottamento” o “interferenza illecita”. Flydubai: “Colluttazione in cabina tra piloti, finché uno ha perso conoscenza”. Netanyahu convoca “consultazioni” sull’accaduto.

  • Dopo 23 anni, il ritiro Usa dall’Iraq

    Gli Stati Uniti e i partner della Coalizione hanno formalmente concluso oggi in Iraq l’operazione ‘Inherent Resolve’
    Lo annuncia il portavoce capo del Pentagono, Sean Parnell. “Il ritiro dalla base aerea di Erbil(Kurdistan iracheno) segna la fine della missione militare”.
    Tutto cominciò con l’invasione del 2003 poi il ritorno nel 2011.
    La campagna,durata 12 anni,ha sconfitto l’Isis come “minaccia militare organizzata” in Iraq e nella regione, dichiara Washington.Ora guidano le forze irachene,con addestramento e intelligence Usa

  • Axios:stallo in colloqui tra Usa e Iran

    Gli sforzi compiuti questa settimana dai mediatori qatarioti per favorire un svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran hanno fatto scarsi progressi, poiché nessuna delle due parti appare disposta a cedere. Lo scrive Axios, citando fonti a conoscenza dei colloqui.
    Secondo il media americano, lo stallo rafforza la convinzione, da entrambe le parti, che un nuovo conflitto militare stia diventando sempre più probabile.
    Trump potrebbe ordinare la ripresa di combattimenti dopo elezioni di Midterm.
    L’Iran non farebbe concessioni finché non si ritorna al Memorandum d’intesa.

  • Pechino, Cobolli contro Safiullin

    Pechino Primo turno
    Cobolli (4) c. Safiullin (se) giovedì
    Tokyo Primo turno
    Arnaldi c. Sakamoto mercoledì
    Darderi c. Ruud (6) giovedì
    Berrettini c.Davidovich Fokina ” ”
    MUSETTI salta il torneo di Tokyo per una frattura all’anulare della mano destra.
    Pechino Primo turno
    Paolini (14) bye
    Secondo turno
    Paolini (4) c. Snigur venerdì

  • Il Politecnico di Milano è tra le prime 200 università al mondo

    Ultima Ora – Per la prima volta il Politecnico di Milano entra tra le prime 200 università al mondo nel Times Higher Education World University Rankings. Nell’edizione 2027 l’Ateneo raggiunge la 157esima posizione su 2.297 università classificate, dopo essersi collocato per tre anni nella fascia 201-250.
    Il risultato segna un avanzamento significativo in uno scenario internazionale sempre più competitivo.
    Ricerca e didattica trainano la crescita
    A trainare la crescita sono soprattutto gli indicatori relativi all’ambiente della ricerca e alla didattica, ai quali si aggiunge il miglioramento dell’internazionalizzazione.
    “I ranking non sono un fine, ma uno strumento: ci aiutano a rendere visibile nel mondo la qualità del Politecnico e a competere nell’attrazione dei migliori talenti internazionali – dichiara Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano -. Entrare per la prima volta tra le prime 200 università è quindi un risultato importante, soprattutto perché nasce dal lavoro di tutta la nostra comunità: docenti, ricercatrici e ricercatori, personale tecnico-amministrativo, studentesse e studenti. È la qualità della ricerca e della formazione che costruiamo insieme a determinare la nostra reputazione internazionale, non il contrario. Ed è su questa qualità che continueremo a investire”.
    Balzo in avanti nell’ambiente della ricerca
    Il miglioramento più marcato riguarda il parametro Research Environment, l’indicatore che valuta reputazione, produttività e risorse destinate alla ricerca. Il Politecnico passa dalla 126esima alla 95esima posizione mondiale, con un incremento di 7,6 punti.
    Cresce anche il Teaching, che sale dalla 200 alla 140 posizione, grazie in particolare al miglioramento della reputazione accademica e degli indicatori relativi alla formazione dottorale. 
    Internazionalizzazione e rapporti con le imprese
    L’indicatore International Outlook avanza dalla 503esima alla 457esima posizione, sostenuto in particolare dalla crescita della componente internazionale del personale. 
    Si conferma inoltre la capacità del Politecnico di Milano di sviluppare relazioni con il sistema produttivo e di trasferire conoscenza e innovazione alle imprese. Nell’area Industry, infatti, l’Ateneo ottiene un eccellente punteggio di 97,7 su 100.
    Come funziona il ranking mondiale THE
    Il Times Higher Education World University Rankings valuta le università attraverso cinque aree principali: didattica, ambiente della ricerca, qualità della ricerca, rapporti con l’industria e internazionalizzazione. La metodologia combina dati istituzionali, indicatori bibliometrici e indagini reputazionali condotte a livello globale.

  • Un aereo di linea in volo da Dubai a Tel Aviv segnala emergenza, timori di un dirottamento

    ROMA Ultima Ora / IPA – Un aereo di linea in volo da Dubai a Tel Aviv ha segnalato un’emergenza, mentre effettuava una virata sopra l’Arabia Saudita. Secondo i dati di tracciamento del volo, l’apparecchio della compagnia flydubai ha prima trasmesso il codice 7700, segnale internazionale di emergenza, e poco dopo il codice 7500, che indica dirottamento o interferenza illegale. Lo riportano i media israeliani. Fonti di sicurezza riferiscono che caccia dell’Aeronautica militare israeliana sono decollati in direzione dell’aereo. Secondo media ebraici, il premier e il ministro della Difesa stanno tenendo consultazioni d’emergenza.
    L’aereo non compare più sui siti di monitoraggio dei voli. Il volo Flydubai dovrebbe atterrare in Arabia Saudita nei prossimi minuti, aggiunge però “Times of Israel”. L’aereo è stato avvistato per l’ultima volta sui siti di tracciamento dei voli nei pressi dell’aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita. Sul volo, scrive “Ynet”, vi sarebbero 174 passeggeri tra cui 27 bambini.
    Fonte: IPA
    Ultima Ora / IPA.

  • Arval, la mobilità pesa nella scelta del posto di lavoro

    MILANO Ultima Ora / IPA – Nella scelta del posto di lavoro, la mobilità conta quasi quanto il lavoro stesso: complice il “fattore tempo”, diventato negli ultimi anni un bene sempre più prezioso per gli Italiani, oggi le modalità di spostamento risultano un elemento fondamentale nel bilancio vita lavorativa-personale. Lo dice un’indagine condotta da Arval Mobility Observatory, l’osservatorio di mobilità di Arval Italia, società specializzata nel noleggio a lungo termine di veicoli e in soluzioni di mobilità, che ha realizzato una ricerca su un campione dei dipendenti del Gruppo bancario BNP Paribas a cui l’azienda appartiene.
    f50/mgg/azn

  • Ritorno all’ora solare: le conseguenze sul nostro organismo

    L’arrivo dell’autunno porta con sé il ritorno all’ora solare, con lo spostamento delle lancette indietro di sessanta minuti. Il cambiamento permette di dormire apparentemente un’ora in più nella notte del passaggio, ma può avere effetti temporanei sul nostro organismo. Il motivo è legato soprattutto al ritmo circadiano, il sistema biologico che regola l’alternanza tra sonno e veglia e numerose altre funzioni fisiologiche.
    Il corpo umano è infatti abituato a seguire determinati orari per dormire, mangiare, lavorare e svolgere attività fisica. Anche una variazione di appena un’ora può richiedere un breve periodo di adattamento. Alcune persone quasi non avvertono il cambiamento, mentre altre possono sperimentare sonnolenza durante il giorno, difficoltà di concentrazione o modificazioni dell’umore. La riduzione delle ore di luce nel tardo pomeriggio rappresenta inoltre un elemento che può incidere sulla percezione della giornata e sulle normali abitudini quotidiane.
    Il ruolo dell’orologio biologico
    Il nostro organismo dispone di una sorta di orologio biologico interno che coordina diverse funzioni nell’arco delle 24 ore. Il ciclo sonno-veglia è uno degli esempi più evidenti, ma i ritmi circadiani intervengono anche nella regolazione della temperatura corporea, della secrezione di alcuni ormoni, dell’appetito e del metabolismo.
    Uno degli stimoli ambientali più importanti per mantenere sincronizzato questo sistema è la luce naturale. La luminosità percepita dagli occhi contribuisce a comunicare al cervello quale momento della giornata stiamo vivendo. Con il ritorno all’ora solare, l’alba arriva prima secondo l’orario dell’orologio, mentre la sera diventa buio anticipatamente.
    Questo nuovo rapporto tra luce e orari sociali può richiedere alcuni giorni di assestamento. La risposta è comunque molto soggettiva e dipende anche dalle abitudini precedenti, dagli orari di lavoro e dalla regolarità del riposo notturno.
    Sonno e stanchezza nei giorni successivi
    Spostare le lancette indietro di un’ora viene generalmente considerato meno impegnativo rispetto al passaggio primaverile all’ora legale, durante il quale si perde un’ora di sonno. Il ritorno all’ora solare non è però completamente privo di conseguenze.
    Nei primi giorni possono comparire una leggera alterazione del sonno o una sensazione di stanchezza in orari insoliti. Una persona abituata a svegliarsi alle sette, per esempio, potrebbe aprire gli occhi spontaneamente alle sei secondo il nuovo orario. Allo stesso modo, la sera potrebbe avvertire sonnolenza prima del previsto.
    Mantenere orari regolari aiuta il corpo ad adeguarsi. Andare a letto e alzarsi più o meno alla stessa ora, evitando brusche modifiche delle proprie abitudini, favorisce una progressiva sincronizzazione con il nuovo orario. Per la maggior parte delle persone l’adattamento avviene in tempi relativamente brevi.
    Ritmi circadiani, luce e produzione di melatonina
    Il legame tra ambiente, luce e funzioni fisiologiche è studiato dalla cronobiologia, disciplina che analizza l’organizzazione temporale dei processi biologici. Il nostro organismo segue infatti ritmi circadiani che influenzano numerose attività fisiologiche e contribuiscono a stabilire i momenti più adatti per il sonno e la veglia.
    Un ruolo significativo è svolto dalla melatonina, un ormone la cui produzione aumenta normalmente nelle ore serali in risposta alla diminuzione della luce. L’arrivo anticipato del buio dopo il cambio dell’ora può quindi modificare temporaneamente i segnali ambientali utilizzati dal nostro organismo per organizzare la giornata.
    L’esposizione alla luce nelle ore del mattino aiuta a rafforzare i segnali che regolano l’orologio biologico. Aprire tende e finestre appena svegli, trascorrere del tempo all’aperto e approfittare delle ore luminose può favorire il normale processo di adattamento stagionale.
    Umore e concentrazione possono risentirne
    Le conseguenze del ritorno all’ora solare non riguardano esclusivamente il riposo. Alcune persone possono avvertire anche una temporanea riduzione della capacità di concentrazione, soprattutto nei primi giorni dopo il cambio. La sensazione può essere simile a quella provocata da una piccola variazione della propria routine quotidiana.
    Anche la diminuzione della luce disponibile nel pomeriggio può avere un effetto sulla percezione del benessere. Uscire dal lavoro quando è già buio, rispetto alle settimane precedenti, può rendere la giornata apparentemente più corta e influenzare le abitudini legate allo sport, alle passeggiate e alle attività all’aperto.
    La luce solare partecipa inoltre ai meccanismi che regolano diversi processi biologici collegati al ritmo sonno-veglia e all’umore. Per questo può essere utile sfruttare maggiormente le ore centrali della giornata, cercando di trascorrere qualche momento all’aperto anche durante l’autunno e l’inverno.
    Come aiutare l’organismo ad adattarsi
    Un adattamento graduale può ridurre gli effetti del cambio dell’ora. Una buona strategia consiste nel preservare la regolarità del sonno, senza utilizzare l’ora guadagnata come occasione per modificare sensibilmente gli orari abituali. Il corpo tende a reagire meglio quando riceve segnali coerenti.
    Anche i pasti contribuiscono alla scansione della giornata. Consumare colazione, pranzo e cena secondo orari abbastanza costanti permette di mantenere una routine quotidiana regolare. Lo stesso principio riguarda l’attività fisica: continuare a praticarla è utile, sfruttando possibilmente le ore in cui è ancora disponibile luce naturale.
    Nelle ore serali può essere opportuno limitare un’esposizione eccessiva a fonti luminose molto intense e agli schermi poco prima di andare a dormire, soprattutto se si nota una maggiore difficoltà ad addormentarsi. Un ambiente tranquillo e poco illuminato favorisce i normali segnali che preparano il corpo al riposo.
    Per la maggior parte delle persone il ritorno all’ora solare comporta quindi soltanto un breve periodo di assestamento. Una corretta esposizione alla luce, orari abbastanza costanti e una buona qualità del riposo permettono all’orologio biologico di sincronizzarsi progressivamente con il nuovo ritmo delle giornate.

  • Tennis, frattura dell’anulare della mano destra per Musetti: salta il torneo di Tokyo

    TOKYO (GIAPPONE) Ultima Ora / IPA – Lorenzo Musetti costretto a fermarsi. Non scenderà in campo al “Kinoshita Group Japan Open Tennis Championships”, Atp 500 di Tokyo, dove al debutto avrebbe dovuto affrontare il britannico Arthur Fery, sconfitto in tre set al primo turno dei recenti Us Open.
    “Purtroppo non potrò giocare a Tokyo quest’anno a causa di una piccola frattura all’anulare della mano destra che mi sono causato durante un allenamento – ha scritto sui social il tennista azzurro -. Sono molto dispiaciuto, soprattutto perché non vedevo l’ora di tornare a giocare davanti ai miei tifosi giapponesi e vivere ancora una volta la splendida atmosfera di Tokyo. Farò tutto il possibile nei prossimi giorni per recuperare ed essere pronto a giocare a Shanghai. Grazie a tutti per il vostro supporto e per i tantissimi messaggi. Spero di vedervi molto presto”. 
    Fonte: IPA
    Ultima Ora / IPA.

  • Sequestrato e picchiato per costringerlo a dare denaro, 9 arresti a Brescia

    BRESCIA Ultima Ora / IPA – Nove cittadini indiani sono stati raggiunti da misure cautelari per il presunto sequestro e le violenze ai danni di un connazionale, costretto secondo le accuse a consegnare denaro, carte di credito ed effettuare un bonifico. Otto sono stati portati in carcere e uno è stato posto agli arresti domiciliari. Le misure sono state eseguite questa mattina dalla Polizia di Stato al termine di un’indagine della Squadra Mobile di Brescia, coordinata dalla Procura della Repubblica-Direzione distrettuale antimafia. L’inchiesta era partita dall’arresto in flagranza, il 9 gennaio scorso a Ghedi, di tre cittadini indiani che avrebbero condotto un connazionale e la madre dello stesso in un ufficio postale per costringerli a prelevare 6 mila euro, minacciandoli con pistole semiautomatiche. Le vittime erano riuscite a chiedere aiuto a un poliziotto libero dal servizio e alla Polizia locale presente nell’ufficio. I tre erano stati arrestati e trovati in possesso di due pistole, una delle quali risultata rubata. Gli investigatori hanno quindi ricostruito che già dal pomeriggio dell’8 gennaio la vittima sarebbe stata sequestrata e picchiata dai connazionali e condotta, incappucciata, in una cascina in provincia di Rovigo. Qui sarebbe stata spogliata e sottoposta a violenze per costringerla a consegnare il denaro nella sua disponibilità, le carte di credito e a effettuare un bonifico in favore di uno degli indagati. Le violenze sarebbero state filmate, con la minaccia di divulgare i video se la vittima non avesse assecondato le richieste. La mattina del 9 gennaio l’uomo sarebbe stato trasferito in provincia di Reggio Emilia e rinchiuso in un’abitazione, dove avrebbe subito ulteriori violenze, prima di essere portato nell’ufficio postale di Ghedi. Cinque dei nove indagati sono inoltre gravemente indiziati di aver portato in luogo aperto al pubblico pistole semiautomatiche e munizioni senza autorizzazione. Uno degli arrestati, già fermato a gennaio, è destinatario di una misura cautelare anche per il possesso sul proprio telefono cellulare di materiale pedopornografico. Alle operazioni hanno collaborato le Squadre Mobili di Caserta, Bergamo, Cremona, Mantova, Reggio Emilia, Rovigo e Vicenza, oltre ai Reparti Prevenzione Crimine e alle unità cinofile antiesplosivo. Ultima Ora / IPA.
    Foto di repertorio Polizia di Stato

  • Garlasco, ex Ris: “Mi portarono le scarpe di Stasi, puzzavano di nuovo”

    Ultima Ora – Nella testimonianza davanti ai pm di Pavia, l’ex vicecomandante dei Ris Marco Pizzamiglio ricostruisce il momento in cui i carabinieri gli mostrarono le scarpe sequestrate a Stasi, le Lacoste che il giovane disse di avere indosso quando entrò nella villetta il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi.
    “Mi chiamarono da Pavia e mi dissero: ‘Senta, andiamo e prendiamo le scarpe, ci facciamo dire da Stasi quali sono quelle che aveva, possiamo venire subito a portargliele e a fare una diagnosi vedere generica per vedere se c’era il sangue?’. Gli ho detto: ‘Venite subito’. Sono venuti subito con tre paia di scarpe, ma sicuramente non erano quelle indossate da Stasi perché erano nuove di pacca, cioè puzzavano proprio di nuovo”.
    Garlasco, le perplessità sulla pm
    Pizzamiglio sembra esprimere delle perplessità sulle tempistiche del pubblico ministero. Ricorda che “la dottoressa Muscio non solo non voleva che facessimo le analisi, ma aveva stoppato anche alcune attività investigative, perché uno dei suggerimenti, siccome c’erano queste grosse impronte di scarpa, e noi avevamo una buona esperienza anche con altri casi a fare l’attribuzione quella col luminol, la dimensione della scarpa, il disegno della scarpa oppure valutare se nel carro armato di suola di una scarpa c’è qualche piccolo difetto… Non sono analisi univoche come quelle del DNA o delle impronte, ma sono in alcuni casi molto affidabili, proprio se ci sono piccole asperità sulla suola e la dottoressa non ci autorizzò, cioè non autorizzava una perquisizione a casa di Stasi, che era indagato, per trovare delle scarpe. Perché noi gli avevamo detto: ‘Dottoressa, se vuole la comparazione. E anche quello l’ha autorizzato all’improvviso e molto dopo, non so dire quanto dopo, pero’ dopo. Noi in genere siamo abituati queste cose a farle a ferro caldo”.
    La diagnosi negativa
    “Io ho fatto la diagnosi, era negativa, me la sono presa un po’ con gli operatorigli ho detto: ‘Che siete venuti a fare? Sono scarpe nuovele vedete che sono nuove, no?’. E loro mi avevano riferito che c’era una grossa scarpiera in casa, ma non c’erano scarpe, quelle erano… E le specifiche a cui avevamo fatto la cosa (ndr l’esame) erano quelle indicate da Stasi come quelle che aveva quando era entrato. Quindi, a parte questa diagnosi generica, è una cosa che si fa velocissima, che sicuramente Marino ha rifatto, ma erano proprio nuove le scarpe, ma nuove nuove. Non c’avevano neanche un po’ di polvere sotto, cioè niente. E questo perché mi chiesero la gentilezza i colleghi, e la diagnosi generica e’ una cosa assolutamente ripetibile, eh, perché si fa per strofinio con un tamponcino, una goccina di sangue, quindi non e’ che andavo a inficiare quello che mi aveva detto la dottoressa Muscio”.

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