VENEZIA Ultima Ora / IPA – Dopo una notte di lavoro, proseguono le operazioni dei vigili del fuoco per fronteggiare la forte ondata di maltempo che ha colpito ieri pomeriggio la regione Veneto: 200 gli interventi svolti per far fronte ai danni causati dalle intense precipitazioni e dalle forti raffiche di vento.
Le situazioni di maggiore criticità si concentrano in provincia di Verona, dove le squadre sono particolarmente attive nei comuni di Isola della Scala, Bovolone e Cerea, e nel veneziano. A Venezia, in particolare nei quartieri di Mestre e Marghera, vigili del fuoco impegnati soprattutto per la rimozione di alberi pericolanti, oltre alla messa in sicurezza di pali della luce e delle linee telefoniche abbattute dal vento. Squadre impegnate anche nel bellunese per le forti raffiche di vento che hanno colpito la provincia. Il quadro meteo è attualmente in graduale miglioramento su tutta la regione.
– foto X Vigili del Fuoco –
Ultima Ora / IPA.
Notizie dell’Ultima Ora
-
Maltempo, 200 interventi dei Vigili del Fuoco in Veneto: criticità maggiori in provincia di Verona
-
Brucia l’Ogliastra in Sardegna, tre Canadair in azione
NUORO Ultima Ora / IPA – Sono proseguite per tutta la notte le attività dei vigili del fuoco di Nuoro per i fronti d’incendio che da ieri stanno interessando i comuni di Arzana ed Elini, in provincia dell’Ogliastra. Le squadre di terra hanno operato ininterrottamente per tutta la notte, completando oltre 40 interventi dedicati al presidio e alla protezione dei centri abitati e delle strutture presenti nell’area.
Al momento la situazione è in miglioramento, sono riprese a pieno ritmo le operazioni di spegnimento da parte dei mezzi aerei: 3 Canadair della flotta aerea del Corpo nazionale sono in volo dalle prime ore del mattino.
– foto X Vigili del Fuoco –
Ultima Ora / IPA. -
Maltempo in Lombardia, a Cremona si contano feriti e danni dopo la tromba d’aria
MILANO Ultima Ora / IPA – Proseguono le operazioni dei vigili del fuoco in Lombardia, colpita da un’ondata di maltempo nel pomeriggio di ieri: oltre 500 gli interventi effettuati su tutto il territorio regionale. Le maggiori criticità continuano a concentrarsi in provincia di Cremona, sferzata a partire dal tardo pomeriggio di ieri da un’intensa perturbazione con pioggia battente e forti raffiche di vento. Nel cremonese le squadre sono impegnate per tagli pianta, dissesti statici, tetti divelti ed elementi strutturali danneggiati, allagamenti e rimozione di ostacoli dalla sede stradale. Tra gli interventi di maggiore rilievo, il salvataggio di quattro persone ferite, rimaste bloccate all’interno di un’auto in panne, e l’evacuazione di 12 famiglie le cui abitazioni sono state dichiarate inagibili per i gravissimi danni provocati dal maltempo.
A CREMONA SI CONTANO I DANNI
Si contano i danni a Cremona, dopo la tromba d’aria con grandine di ieri pomeriggio che ha impegnato i vigili del fuoco in un centinaio di interventi e mobilitato i volontari della protezione civile. Almeno quaranta persone sono rimaste ferite. Nessuno è grave. Diversi edifici, tra case e palazzi, sono stati scoperchiati. Otto famiglie rimaste senza un tetto sono state allontanate dalle loro abitazioni. Almeno dieci chiese hanno riportato danni, a partire dalla cattedrale. Inoltre, sono migliaia gli alberi caduti e anche le auto danneggiate dalla grandine. Intanto, è tornata alla normalità la situazione al Pronto Soccorso dell’ospedale di Cremona, dove sono state assistite 43 persone per le conseguenze della grave ondata di maltempo. In quattro casi sono state riscontrate fratture di femore.
– foto X Vigili del Fuoco –
Ultima Ora / IPA. -
Settembre allunga l’estate, 10 milioni di italiani in vacanza
ROMA Ultima Ora / IPA – Settembre si conferma un mese molto apprezzato dagli italiani per le vacanze: saranno in 10 milioni a trascorrere almeno un periodo di vacanza nel mese, con una spesa media di 760 euro. Questi i dati principali dell’Osservatorio Confturismo/Confcommercio in collaborazione con Swg sulle vacanze estive degli italiani.
Le vacanze di settembre si presentano però con durate diverse. 2,8 milioni di italiani prevedono una vacanza breve, con 1-2 pernottamenti, mentre 3 milioni opteranno per un soggiorno di 3-5 pernottamenti. I restanti prevedono una vacanza lunga, con 7 o più pernottamenti. Il mare è ancora la destinazione preferita, indicata dal 41% dei viaggiatori, seguito dalle grandi città d’arte (26%) e dalla montagna (18%). Nel complesso, il 71% sceglierà una destinazione in Italia, mentre il 23% si recherà in un altro Paese europeo e il 6% fuori dall’Europa.
Tra le regioni italiane, al primo posto si trova la Toscana, seguita da Campania ed Emilia-Romagna. Guardando invece alle destinazioni europee, la classifica vede in testa la Spagna, seguita da Francia e Grecia.
Per quanto riguarda le strutture ricettive, gli alberghi sono la scelta principale (30%), seguiti dalle seconde case (25%) e dai B&B (17%). Seguono case in affitto (11%), agriturismi (6%) e villaggi vacanze o resort (5%).
A settembre viaggiano soprattutto gli over 55, che rappresentano il 42% dei viaggiatori, seguiti dai giovani (35%) e dalla fascia 35-54 anni. Sul piano territoriale, la propensione a viaggiare è più elevata nel Nord-Ovest (41%) e nel Centro (40%), mentre si attesta al 36% nel Nord-Est e al 35% nel Sud e nelle Isole.
Commenta Manfred Pinzger, presidente di Confturismo Confcommercio: “È sempre più il clima a influenzare il calendario delle vacanze degli italiani. Settembre, grazie a temperature più miti, meno affollamento e maggiore convenienza, si sta trasformando in un vero e proprio mese da vacanza. Una tendenza che contribuisce a distribuire maggiormente i flussi turistici e ad allungare la stagione. Rispetto ai mesi centrali dell’estate, settembre offre infatti condizioni più favorevoli per chi cerca relax e bel tempo. Cambiano così le abitudini dei viaggiatori e, con esse, anche i tempi delle partenze”.
Fonte: IPA
Ultima Ora / IPA. -
Mazda CX-6e protagonista alla World Design Cpital 2026
ROMA Ultima Ora / IPA – Il design viene spesso percepito come un oggetto finito. Meno visibili sono le conversazioni, le iterazioni e le decisioni che ne accompagnano la nascita. Da questa idea nasce Mazda Craft Journeys x WDC, l’iniziativa realizzata nell’ambito di Open – Design Week Frankfurt RheinMain, l’evento di punta della World Design Capital 2026 (WDC 2026).World Design Capital è un’iniziativa della World Design Organization che riconosce le città capaci di utilizzare il design come motore di sviluppo economico, sociale, culturale e ambientale. Nel 2026 il titolo è stato assegnato a Frankfurt RheinMain, con il tema “Design for Democracy. Atmospheres for a better life”. Nel corso di dieci giorni, Open – Design Week ha riunito mostre, talk, workshop e tour in oltre 150 sedi, esplorando il modo in cui il design contribuisce a plasmare la vita quotidiana, la cultura, l’architettura e lo spazio urbano.Mazda ha partecipato in qualità di Mobility Partner ufficiale di WDC 2026, portando una visione che va oltre il veicolo: la mobilità come disciplina progettuale in dialogo con l’architettura, la cultura dei materiali, l’artigianalità e la vita quotidiana. Per Mazda, questo approccio è profondamente legato a Kodo-Soul of Motion. Introdotto nel 2010, Kodo non è soltanto un linguaggio stilistico, ma una filosofia fondata sul movimento, sull’artigianalità e sulla percezione umana. Mazda Craft Journeys x WDC ha permesso di vivere questa filosofia come un processo dinamico e concreto. Al Centro Design Europeo Mazda di Oberursel, in Germania-sede di Mazda Research Europe e uno dei tre poli globali di Ricerca e Sviluppo del marchio-uno studio operativo ha aperto le porte al pubblico per mostrare come il design Mazda si sviluppi dalle prime intuizioni fino alla forma fisica. L’esperienza si è aperta con un intervento di Jo Stenuit, Director Mazda Design Europe, che ha illustrato i principi alla base dell’approccio Mazda al design. La conversazione ha spaziato da Kodo a Takumi-la filosofia Mazda della maestria artigianale-fino al ruolo dei materiali, della luce e della progettazione incentrata sulle persone. La domanda, a questo punto, è come questi principi si traducano nella pratica. Al Centro Design Europeo Mazda, la risposta è arrivata da un veicolo.La Mazda CX-6e, il nuovo SUV completamente elettrico della Casa e concreta espressione di molte delle idee al centro del confronto, è stata il punto di partenza del percorso. Sotto luci diverse, le sue superfici hanno rivelato l’interazione tra riflessi, proporzioni e movimento descritta dal team. Il design degli esterni è nato nello European Design Studio Mazda di Oberursel ed è stato sviluppato in stretta collaborazione con i colleghi giapponesi. Ne è nata una nuova interpretazione di Kodo per l’era elettrica, fatta di superfici scultoree, precisione aerodinamica e un carattere decisamente contemporaneo. Osservata nello studio, anzichè su un palcoscenico da salone automobilistico, la CX-6e è apparsa non tanto come un oggetto compiuto, quanto come il risultato di un dialogo continuo tra designer, materiali e maestria artigianale. Gli schizzi, i modelli in argilla e gli studi sui materiali che la circondavano hanno mostrato come innumerevoli decisioni, confronti e perfezionamenti confluiscano in un’unica forma. Dalla CX-6e, il percorso è proseguito verso uno degli elementi fondamentali del tradizionale processo di design Mazda: la modellazione in argilla. Circondati da modelli fisici in diverse fasi di sviluppo, è apparso subito evidente quanto l’argilla continui a essere centrale anche in un moderno studio di design. Guidato dal team di clay modelling Mazda, il workshop ha mostrato come interventi minimi possano cambiare in modo sostanziale il carattere di una superficie. Molto prima di arrivare alla produzione, un veicolo esiste come forma fisica a grandezza naturale, modellata e perfezionata a mano. Gli strumenti digitali restano essenziali, ma l’argilla permette ai designer di valutare la forma alla luce reale, in scala umana e nello spazio. Come hanno spiegato i clay modeller, il loro compito non consiste semplicemente nel riprodurre uno schizzo, ma nel tradurre un’idea in una realtà fisica, preservandone il carattere e l’intenzione originaria. Tornando a osservare la CX-6e nello studio, è stato più facile cogliere come una moltitudine di piccoli affinamenti contribuisca al carattere e alla presenza del veicolo finito.
– Foto ufficio stampa Mazda Italia –Ultima Ora / IPA. -
Bogliasco, disperso in mare “grosso”
12.42
Ricerche in corso di un uomo disperso in mare. Un altro bagnante ha tentato di salvarlo, ma è stato recuperato dai bagnini perché non riusciva a tornare a riva per le grandi onde e le forti correnti.
E’ successo stamani sulla spiaggia di Bogliasco, nel Levante di Genova.
Capitaneria di porto e Vigili del fuoco sono impegnati nella ricerca. In azione i sommozzatori e l’elicottero assieme alla motovedetta della guardia costiera -
10 milioni vanno in vacanza a settembre
12.13
Volano le vacanze a settembre, 10 milioni in viaggio. Confturismo: il 71% resta in Italia. Toscana, Campania ed Emilia Romagna sono le mete preferite.
Spesa media: 760 euro. Per 2,8 mln di italiani la vacanza è breve: 1 o 2 notti. Per 3 milioni 3 o 5 notti e i restanti 7 notti o più. Il mare è preferito dal 41% dei viaggiatori. Poi,città d’arte (26%) e montagna (18%). Il 23% va in un altro Paese europeo, in testa la Spagna. Il 6% fuori dal continente.
A settembre viaggiano soprattutto gli over 55 (42%),seguiti dai giovani (35%) -
Raid incrociati di droni Russia-Ucraina
Nuovo attacco con droni su Kiev, forti esplosioni in tutta la città, allarme aereo sulla capitale ucraina e gli abitanti esortati a raggiungere i rifugi.
Contemporaneamente, l’aeronautica militare ucraina ha registrato la presenza di droni nella regione di Kiev, compresi alcuni velivoli verso la capitale.
Colpito un deposito di carburante. Droni russi anche su distretto Kharkiv.
Colpito da droni ucraini, in Russia del Sud vicino a Rostov, un magazzino di DNS, rivenditore di elettrodomestici e di elettronica. -
Nepal, “Check 100 italiani:3 dispersi”
Nepal, “Check 100italiani:3 dispersi”
E’ salito a 626 morti il bilancio delle vittime della devastante alluvione che ha colpito Nepal e Tibet. Secondo i dati della polizia nepalese, inoltre, si contano oltre 2.400 dispersi, ai quali aggiungere i 558 riferiti dalle autorità cinesi. Circa 700 gli stranieri.
Gli italiani presenti nell’area, “un centinaio, sono stati tutti verificati” -ha detto al Corsera un diplomatico della nostra Ambasciata a Delhi,a Kathmandu con la task force della Farnesina “Confermo che ad oggi sono dispersi tre italiani”, il ligure Marco Ratto e una coppia di italo-svizzeri. -
Nepal accetta squadre soccorso estere
Le autorità del Nepal fanno marcia indietro e accettano l’assistenza straniera nelle operazioni di soccorso, scrivono i media di Kathmandu. Il ministro alle Finanze: 4-5mld dollari per la ricostruzuione, in una prima stima.
L’Unione europea ha stanziato 2 milioni per aiuti umanitari. La Croce Rossa Internazionale: colpite almeno 93mila persone. Dal Papa aiuti a Caritas Nepal per le necessità più urgenti.
Ad ostacolare i già difficili soccorsi, il timore di una nuova piena, legata a due laghi formatisi ad alta quota. -
Mosca: incontro Putin-Xi il 31 agosto
Il presidente russo Putin incontrerà il presidente cinese Xi Jinping il 31 agosto a Bishkek, in Kirghizistan, a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai.
Lo annuncia il consigliere presidenziale Ushakov, citato dalle agenzie russe.
I due leader discuteranno del progetto di un gasdotto e “delle più importanti questioni internazionali”. -
Cremona devastata dal maltempo, crollata una guglia della cattedrale (VIDEO)
Ultima Ora – Sono oltre 700 gli interventi dei vigili del fuoco per l’ondata di maltempo che ha colpito nel pomeriggio di venerdì Lombardia e Veneto.
Il maltempo devasta Cremona
In Lombardia – dove gli interventi sono stati oltre 500 su tutto il territorio regionale – le maggiori criticità continuano a concentrarsi in provincia di Cremona, sferzata da un’intensa perturbazione con pioggia battente e forti raffiche di vento, che ha causato danni a 10.mila auto e 10 chiese, compresa la cattedrale.Le squadre sono impegnate per tagli pianta, dissesti statici, tetti divelti ed elementi strutturali danneggiati, allagamenti e rimozione di ostacoli dalla sede stradale. Da segnalare il salvataggio di quattro persone ferite, rimaste bloccate all’interno di un’auto in panne, e l’evacuazione di 12 famiglie le cui abitazioni sono state dichiarate inagibili per i gravissimi danni subiti.
#Maltempo #Lombardia, 500 interventi svolti da ieri, prosegue il lavoro dei #vigilidelfuoco in regione: maggiori criticità a Cremona (video), tetti divelti e piante abbattute per pioggia e vento forte. Soccorse 4 persone ferite, rimaste bloccate in un’auto in panne, ed evacuate… pic.twitter.com/PkoqaOQrJ2 — Vigili del Fuoco (@vigilidelfuoco) August 29, 2026
In corso la stima dei danni, edifici pubblici chiusi
Il Comune di Cremona ha avviato una stima dei danni. Secondo quanto apprende l’Ultima Ora dal gabinetto del sindaco, gli uffici comunali resteranno chiusi nella giornata di lunedì in attesa che siano verificati i danni riportati dal fabbricato, di cui è crollato il tetto della torre civica. Controlli saranno effettuati anche nelle scuole e sulla vegetazione in parchi, viali oltre che nel cimitero, al fine di valutare la staticità degli alberi. Nei prossimi giorni la cittadinanza sarà informata sulle modalità da seguire per richiedere eventuali risarcimenti per danni subiti. Fra i danni causati dalla tromba d’aria, il crollo di una guglia della Cattedrale nella piazza principale della città.
Colpita la provincia di Verona
In Veneto sono 200 gli interventi effettuati. Le situazioni di maggiore criticità si concentrano in provincia di Verona, dove le squadre sono particolarmente attive nei comuni di Isola della Scala, Bovolone e Cerea, e nel Veneziano. A Venezia, in particolare nei quartieri di Mestre e Marghera, vigili del fuoco impegnati soprattutto per la rimozione di alberi pericolanti, oltre alla messa in sicurezza di pali della luce e delle linee telefoniche abbattute dal vento. Squadre impegnate anche nel Bellunese per le forti raffiche di vento che hanno colpito la provincia.
Il quadro meteo e’ attualmente in graduale miglioramento su tutta la regione.
-
Raid russo vicino a Kiev,rogo e scoppio
11.29
Almeno 27 persone sono morte dopo che un drone russo ha colpito un magazzino vicino a Kiev nella tarda serata di ieri, provocando un vasto incendio ed esplosioni.
“Il bilancio potrebbe non essere definitivo”, ha dichiarato il governatore della regione di Kiev, Tymur Tkachenko.
Almeno 42 persone sono rimaste ferite, tra cui quattro bambini. Sette feriti sono stati ricoverati in ospedale. 381persone, tra cui 59 minori, sono state evacuate dalla zona colpita. -
Cremona in crisi dopo la tromba d’aria
11.03
Molteplici i danni a Cremona dopo la tromba d’aria con grandine di ieri.
Confermati i 43 feriti.
Decine di case e palazzi scoperchiati.
Almeno otto famiglie evacuate. La stabilità di altri edifici dovrà essere verificata. Almeno 10 le chiese sfregiate, compreso il duomo. E dal palazzo comunale è crollata la parte alta della torre. Danni in tre dei 4 padiglioni in Fiera, e a imprese e aziende agricole.
Migliaia di alberi caduti. 10mila auto danneggiate. 500 interventi dei vigili del fuoco in tutta la Lombardia. -
Le schede telefoniche compiono 50 anni: quanto valgono oggi?
Ultima Ora – Nel 1976 la SIP lanciava in Italia la prima scheda telefonica prepagata della storia mondiale. Cinquant’anni dopo, quegli oggetti che generazioni di italiani hanno infilato distrattamente nelle cabine gialle sono diventati merce da collezionisti, con prezzi che vanno da pochi euro a cifre a tre zeri per gli esemplari più rari.
Dal telefono a gettoni alle schede
Prima delle schede c’erano i gettoni: introdotti già nel 1927, per decenni hanno funzionato come una vera e propria moneta informale, tanto che negli anni Settanta se ne contava uno per ogni abitante e nel giro di pochi anni il rapporto salì a sette gettoni a testa. Il sistema però aveva un limite evidente, bisognava portarsi dietro tasche piene di metallo. La svolta arriva dopo circa tre anni di sperimentazioni, con prototipi in plastica dotati di contatti dorati che si rivelarono troppo costosi da produrre su larga scala.La soluzione arrivò da un’azienda italiana di Montichiari, la SIDA, che brevettò la tecnologia poi adottata dalla SIP. Nasceva così quella che i collezionisti chiamano oggi “Serie 0”, la scheda precursore da cui discendono tutte le altre. Il vero boom arriva negli anni Novanta.
Cabine stradali
Nel 1992 l’uso della scheda si estende anche alle cabine stradali, e l’anno successivo le carte prepagate superano definitivamente le monete come principale strumento di pagamento della telefonia pubblica.Il basso costo del supporto magnetico permette di stampare tagli diversi, da 5.000 a 15.000 lire, accelerando una diffusione capillare che nel 1994 porta al traguardo simbolico della 500 milionesima scheda prodotta, celebrato con un’emissione speciale. Poi arriva il cellulare, e le cabine telefoniche iniziano lentamente a svuotarsi.
Oggetti da collezione
Le schede non spariscono dall’oggi al domani, ma il loro ruolo da oggetto d’uso quotidiano si trasforma progressivamente in qualcos’altro. Chi colleziona schede telefoniche ha un nome preciso per la propria passione: telecartofilia. Non è un fenomeno di nicchia recente, accompagna le schede fin dagli anni Ottanta, ma oggi, complice la nostalgia per gli oggetti pre-digitali, sta vivendo una seconda giovinezza tra chi vuole rivendere le vecchie raccolte e chi le cerca per completare collezioni tematiche.
A rendere preziosa una scheda concorrono diversi fattori
La tiratura limitata, il collegamento a eventi storici o sportivi, la distribuzione regionale ristretta. Le edizioni commemorative, come quella dedicata al G7 di Napoli del 1994, sono tra le più ricercate, così come le serie distribuite solo in alcune aree del Paese, ad esempio in Sicilia o in Sardegna. Un capitolo a parte meritano gli errori di stampa. Come accade per francobolli e monete, un difetto di produzione può trasformare una scheda comune in un pezzo introvabile.
I prezzi variano enormemente
Le schede comuni, quelle che chiunque abbia vissuto gli anni Ottanta o Novanta probabilmente ha ancora in un cassetto, si aggirano tra 1 e 10 euro. Le versioni rare o commemorative possono arrivare a 50-200 euro. Gli esemplari unici, con errori di stampa o tirature bassissime, superano in alcuni casi i 500 euro, con punte che secondo gli operatori del settore toccano anche il migliaio di euro per i pezzi più introvabili. Conta molto anche lo stato di conservazione.Una scheda anche solo leggermente rovinata perde gran parte del suo valore agli occhi dei collezionisti, che privilegiano esemplari integri, mai utilizzati, conservati lontano da fonti di calore e umidità. Chi si ritrova tra le mani una vecchia raccolta di famiglia farebbe bene a non liquidarla frettolosamente. Un primo controllo va fatto sulla grafica: le schede con il vecchio logo SIP, quelle a tiratura regionale o quelle dedicate a eventi come Mondiali e Olimpiadi meritano un approfondimento prima di finire nel bidone della carta.
Esistono cataloghi specializzati, aggiornati periodicamente, che permettono di verificare tiratura e valore di mercato di ogni singola emissione, uno strumento che i collezionisti più esperti considerano indispensabile prima di vendere o scambiare un pezzo. Cinquant’anni dopo quella prima sperimentazione brevettata a Montichiari, la scheda telefonica ha smesso di essere un oggetto d’uso e ha iniziato una seconda vita da testimone di un pezzo di storia italiana, quella fatta di cabine gialle, codici da grattare e attese al telefono pubblico.
-
Trump “Con il Venezuela il più grande accordo sul petrolio della storia”
ROMA Ultima Ora / IPA – Stati Uniti e Venezuela hanno sottoscritto un accordo relativo al petrolio del Paese sudamericano, che prevede il controllo statunitense di “oltre 65 miliardi di barili” dalle riserve venezuelane, grazie a una partnership con imprese private.
“Gli Stati Uniti hanno appena concluso un accordo con il Venezuela: il più grande affare petrolifero della storia mondiale! – scrive su Truth Social il presidente Usa, Donald Trump -. Su mia disposizione, il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Guerra Pete Hegseth lavorando a stretto contatto con l’autorevole Presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, e attraverso una partnership con il settore privato hanno garantito agli Stati Uniti il controllo maggioritario di oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere certe in Venezuela, senza alcun costo per i contribuenti americani”. “Questa storica operazione – aggiunge Trump – raddoppia abbondantemente le riserve petrolifere americane, incrementa notevolmente la nostra disponibilità di petrolio e abbasserà in modo sostanziale i prezzi del carburante per tutti gli americani ancora a lungo, contribuendo al contempo a instradare il Venezuela verso un successo straordinario e una grande prosperità”. “Tale accordo rafforzerà enormemente il rapporto, già in crescita, tra Venezuela e Stati Uniti”, conclude.
– foto Ipa Agency –
Ultima Ora / IPA. -
Palermo ricorda Libero Grassi ucciso 35 anni fa dalla mafia
PALERMO Ultima Ora / IPA – La sua morte ha svegliato la società civile dal torpore e avviato una nuova stagione di contrasto alla mafia: 35 anni fa in via Alfieri veniva assassinato Libero Grassi, proprietario dell’azienda tessile Sigma. Cosa nostra lo uccise per la sua ribellione alle estorsioni, ma da lì in poi la risposta di Palermo fu netta e arrivò grazie sia al lavoro del mondo associativo sia all’attività incessante della moglie di Grassi, Pina, e dei figli Alice e Davide.
A celebrarne la memoria dell’imprenditore nel luogo dell’eccidio sono l’assessore comunale alla Rigenerazione urbana Maurizio Carta, l’assessore regionale alla Famiglia Nuccia Albano, il presidente della commissione Antimafia all’Ars Antonello Cracolici, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il presidente della Corte d’Appello del tribunale di Palermo Antonio Balsamo e l’ex presidente del Senato Pietro Grasso: con loro i figli di Grassi e i rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
La mattina del 29 agosto 1991 Grassi venne raggiunto da quattro colpi di pistola poco dopo essere uscito di casa: a sparare fu Salvino Madonia, killer di Cosa nostra poi condannato all’ergastolo. La ribellione e la conseguente denuncia del proprietario di Sigma, pagate con la vita, furono decisive per convincere tanti imprenditori a denunciare i tentativi di estorsione, dicendo basta al giogo del pizzo. Dopo l’affissione del manifesto commemorativo, i figli di Grassi e il nipote Alfredo Chiodi (figlio di Alice) hanno spruzzato della vernice rossa nel punto in cui il padre venne colpito, come simbolo del sangue versato: in seguito sopra la macchia sono state deposte una serie di piantine per rendere omaggio alla sua figura.
Al centro delle riflessioni dei familiari c’è inevitabilmente il susseguirsi di episodi intimidatori che hanno colpito la città negli ultimi mesi, ma accanto alla preoccupazione c’è la convinzione che qualcosa a Palermo sia cambiato rispetto a 35 anni fa. “Vedo una città sicuramente più violenta, non so se anche più mafiosa – sottolinea Davide Grassi, – Alla mia età inizio a pormi il problema se riuscirò a vedere Palermo un pò migliore. Ci sono tanti atteggiamenti dei nostri concittadini che mi lasciano perplesso: questo tipo di intimidazioni, con ragazzi che per denaro sono disponibili a sparare e mettere bombe senza alcuna remora, è preoccupante perchè dà la dimensione di un serbatoio infinito; si può arrestare il capo estortore, ma se poi aveva nove smartphone in cella si resta perplessi. Sull’arretramento dei commercianti non ho un riscontro oggettivo, dopodichè sono tutti i cittadini a non dover arretrare e non solo i commercianti: la logica con cui è nata Addiopizzo era proprio questa”.
Benchè i progressi sul piano legislativi ci siano stati, secondo il figlio dell’imprenditore “a stupire sono la sfrontatezza e l’impunità con cui si svolgono queste intimidazioni: mi preoccupa la coscienza sociale. Vale anche per la spiaggia di Mondello: ci è voluto Ismaele La Vardera per spiegarci qualcosa che sapevano tutti, cioè che le tubature dell’acqua sono gestite dalla mafia allo Zen; mia madre, facendo volontariato lì trent’anni fa, già lo sapeva”.
Anche per Alice Grassi sul fronte delle intimidazioni si riscontra una situazione “molto pesante, soprattutto nella zona tra San Lorenzo e Sferracavallo dove stanno iniziando le denunce: è ovvio che sono sempre poche rispetto al fenomeno, che purtroppo si è diffuso nuovamente in modo significativo. Un pò l’insegnamento di mio padre è servito: c’è chi si rivolge alle associazioni anti racket e con il loro aiuto denuncia, ma dovrebbero essere molti di più a seguire l’esempio; servirebbe anche un controllo diverso sul territorio”.
L’anniversario di via Alfieri è anche un’occasione per fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori al parco Libero Grassi: questi, spiega la figlia dell’imprenditore, sono “in stand-by: si parla ancora di bonifica e si sta facendo l’ennesima revisione del progetto di questa, anche perchè il ciclone Harry ha eroso un grosso pezzo della costa per cui c’è un problema del terreno inquinato che va a a mare: queste misure non erano previste, mi sono aggiornata fino a ieri con il Rup del progetto ed è chiaro che di questo non è responsabile il Comune. Si spera che entro settembre possano riprendere i lavori di bonifica e solo allora potremo parlare del progetto del parco: questo è pronto, lo abbiamo anche presentato l’anno scorso, ma non ci sono i fondi e quelli per la bonifica sono pure pochi visto che i lavori necessari sono maggiori”.
Sulla questione si è espresso anche Carta, il quale evidenzia come “il parco sta già avendo vita: sono iniziati i lavori di bonifica e stiamo lavorando, insieme alla famiglia e all’Università, per fare in modo che il progetto di bonifica possa già avere qualche primo elemento del futuro parco. Una volta completato il progetto troveremo le risorse, di questo ne sono sicuro: ritengo che l’apertura della prima porzione, quella attorno al teatro, possano essere conclusi entro un anno”.
L’assessore poi si sofferma su quanto sia stato importante per la città l’esempio del proprietario di Sigma: “Essere qui è un dolore, un’emozione e una grande responsabilità di partecipazione civile di tutta la città: oggi si fa memoria e si compie il rito del rinnovare il sangue versato da Libero Grassi e da tutti gli altri martiri della guerra contro la mafia. Non è solo un segnale estetico o emotivo che riguarda solo la famiglia, ma ci ricorda il dolore che questa città ha attraversato e che, come ci ha insegnato Libero Grassi, dobbiamo tenere alte sia la testa che la guardia: è vero che la città è cambiata e che il lavoro di magistratura e forze dell’ordine è straordinario, ma questa modalità di infiltrazione nei gangli della società va sempre tenuta in grandissima attenzione”.
Il lavoro fatto dopo la morte dell’imprenditore, secondo Grasso, è importante ma non del tutto sufficiente: “Questi 35 anni non sono trascorsi invano, perchè siamo andati avanti nella lotta al racket: non dobbiamo mai dimenticare che allora Libero Grassi fu lasciato solo. Oggi dobbiamo rimanere uniti, perchè i fenomeni estortivi non sono completamente scomparsi e si riaffacciano alla cronaca giudiziaria e criminale della città: dobbiamo continuare a seguire questi fenomeni con la massima attenzione e soprattutto rimanere uniti tra istituzioni, associazioni e cittadini. Purtroppo la mafia è un male che non si riesce a estirpare da questa città: le condizioni sociali ed economiche non sono migliorate al punto da poter rendere Palermo felice. Bisogna continuare a lottare con attenzione e impegno”.
Anche il presidente di Addiopizzo Raffaele Genova si concentra sui progressi nella lotta al racket dal 29 agosto 1991 ai giorni nostri: “E’ stato un anno molto intenso e difficile, però grazie allo Stato e alla scelta di alcuni commercianti siamo riusciti ad andare avanti. 35 anni fa non ci sono state denunce tranne quella di Libero Grassi, oggi non è più così: ci sono sicuramente tanti imprenditori che devono denunciare in assoluta tranquillità e sicurezza. La Palermo del 2026 non è la stessa del 1991: rispetto al passato gli imprenditori ricevono risposte totalmente diverse dai cittadini e dallo Stato, quindi sono discretamente ottimista”.
– foto xd8 Italpress –
Ultima Ora / IPA. -
Palermo ricorda Libero Grassi ucciso 35 anni fa dalla mafia
PALERMO Ultima Ora / IPA – La sua morte ha svegliato la società civile dal torpore e avviato una nuova stagione di contrasto alla mafia: 35 anni fa in via Alfieri veniva assassinato Libero Grassi, proprietario dell’azienda tessile Sigma. Cosa nostra lo uccise per la sua ribellione alle estorsioni, ma da lì in poi la risposta di Palermo fu netta e arrivò grazie sia al lavoro del mondo associativo sia all’attività incessante della moglie di Grassi, Pina, e dei figli Alice e Davide.
A celebrarne la memoria dell’imprenditore nel luogo dell’eccidio sono l’assessore comunale alla Rigenerazione urbana Maurizio Carta, l’assessore regionale alla Famiglia Nuccia Albano, il presidente della commissione Antimafia all’Ars Antonello Cracolici, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il presidente della Corte d’Appello del tribunale di Palermo Antonio Balsamo e l’ex presidente del Senato Pietro Grasso: con loro i figli di Grassi e i rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
La mattina del 29 agosto 1991 Grassi venne raggiunto da quattro colpi di pistola poco dopo essere uscito di casa: a sparare fu Salvino Madonia, killer di Cosa nostra poi condannato all’ergastolo. La ribellione e la conseguente denuncia del proprietario di Sigma, pagate con la vita, furono decisive per convincere tanti imprenditori a denunciare i tentativi di estorsione, dicendo basta al giogo del pizzo. Dopo l’affissione del manifesto commemorativo, i figli di Grassi e il nipote Alfredo Chiodi (figlio di Alice) hanno spruzzato della vernice rossa nel punto in cui il padre venne colpito, come simbolo del sangue versato: in seguito sopra la macchia sono state deposte una serie di piantine per rendere omaggio alla sua figura.
Al centro delle riflessioni dei familiari c’è inevitabilmente il susseguirsi di episodi intimidatori che hanno colpito la città negli ultimi mesi, ma accanto alla preoccupazione c’è la convinzione che qualcosa a Palermo sia cambiato rispetto a 35 anni fa. “Vedo una città sicuramente più violenta, non so se anche più mafiosa – sottolinea Davide Grassi, – Alla mia età inizio a pormi il problema se riuscirò a vedere Palermo un pò migliore. Ci sono tanti atteggiamenti dei nostri concittadini che mi lasciano perplesso: questo tipo di intimidazioni, con ragazzi che per denaro sono disponibili a sparare e mettere bombe senza alcuna remora, è preoccupante perchè dà la dimensione di un serbatoio infinito; si può arrestare il capo estortore, ma se poi aveva nove smartphone in cella si resta perplessi. Sull’arretramento dei commercianti non ho un riscontro oggettivo, dopodichè sono tutti i cittadini a non dover arretrare e non solo i commercianti: la logica con cui è nata Addiopizzo era proprio questa”.
Benchè i progressi sul piano legislativi ci siano stati, secondo il figlio dell’imprenditore “a stupire sono la sfrontatezza e l’impunità con cui si svolgono queste intimidazioni: mi preoccupa la coscienza sociale. Vale anche per la spiaggia di Mondello: ci è voluto Ismaele La Vardera per spiegarci qualcosa che sapevano tutti, cioè che le tubature dell’acqua sono gestite dalla mafia allo Zen; mia madre, facendo volontariato lì trent’anni fa, già lo sapeva”.
Anche per Alice Grassi sul fronte delle intimidazioni si riscontra una situazione “molto pesante, soprattutto nella zona tra San Lorenzo e Sferracavallo dove stanno iniziando le denunce: è ovvio che sono sempre poche rispetto al fenomeno, che purtroppo si è diffuso nuovamente in modo significativo. Un pò l’insegnamento di mio padre è servito: c’è chi si rivolge alle associazioni anti racket e con il loro aiuto denuncia, ma dovrebbero essere molti di più a seguire l’esempio; servirebbe anche un controllo diverso sul territorio”.
L’anniversario di via Alfieri è anche un’occasione per fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori al parco Libero Grassi: questi, spiega la figlia dell’imprenditore, sono “in stand-by: si parla ancora di bonifica e si sta facendo l’ennesima revisione del progetto di questa, anche perchè il ciclone Harry ha eroso un grosso pezzo della costa per cui c’è un problema del terreno inquinato che va a a mare: queste misure non erano previste, mi sono aggiornata fino a ieri con il Rup del progetto ed è chiaro che di questo non è responsabile il Comune. Si spera che entro settembre possano riprendere i lavori di bonifica e solo allora potremo parlare del progetto del parco: questo è pronto, lo abbiamo anche presentato l’anno scorso, ma non ci sono i fondi e quelli per la bonifica sono pure pochi visto che i lavori necessari sono maggiori”.
Sulla questione si è espresso anche Carta, il quale evidenzia come “il parco sta già avendo vita: sono iniziati i lavori di bonifica e stiamo lavorando, insieme alla famiglia e all’Università, per fare in modo che il progetto di bonifica possa già avere qualche primo elemento del futuro parco. Una volta completato il progetto troveremo le risorse, di questo ne sono sicuro: ritengo che l’apertura della prima porzione, quella attorno al teatro, possano essere conclusi entro un anno”.
L’assessore poi si sofferma su quanto sia stato importante per la città l’esempio del proprietario di Sigma: “Essere qui è un dolore, un’emozione e una grande responsabilità di partecipazione civile di tutta la città: oggi si fa memoria e si compie il rito del rinnovare il sangue versato da Libero Grassi e da tutti gli altri martiri della guerra contro la mafia. Non è solo un segnale estetico o emotivo che riguarda solo la famiglia, ma ci ricorda il dolore che questa città ha attraversato e che, come ci ha insegnato Libero Grassi, dobbiamo tenere alte sia la testa che la guardia: è vero che la città è cambiata e che il lavoro di magistratura e forze dell’ordine è straordinario, ma questa modalità di infiltrazione nei gangli della società va sempre tenuta in grandissima attenzione”.
Il lavoro fatto dopo la morte dell’imprenditore, secondo Grasso, è importante ma non del tutto sufficiente: “Questi 35 anni non sono trascorsi invano, perchè siamo andati avanti nella lotta al racket: non dobbiamo mai dimenticare che allora Libero Grassi fu lasciato solo. Oggi dobbiamo rimanere uniti, perchè i fenomeni estortivi non sono completamente scomparsi e si riaffacciano alla cronaca giudiziaria e criminale della città: dobbiamo continuare a seguire questi fenomeni con la massima attenzione e soprattutto rimanere uniti tra istituzioni, associazioni e cittadini. Purtroppo la mafia è un male che non si riesce a estirpare da questa città: le condizioni sociali ed economiche non sono migliorate al punto da poter rendere Palermo felice. Bisogna continuare a lottare con attenzione e impegno”.
Anche il presidente di Addiopizzo Raffaele Genova si concentra sui progressi nella lotta al racket dal 29 agosto 1991 ai giorni nostri: “E’ stato un anno molto intenso e difficile, però grazie allo Stato e alla scelta di alcuni commercianti siamo riusciti ad andare avanti. 35 anni fa non ci sono state denunce tranne quella di Libero Grassi, oggi non è più così: ci sono sicuramente tanti imprenditori che devono denunciare in assoluta tranquillità e sicurezza. La Palermo del 2026 non è la stessa del 1991: rispetto al passato gli imprenditori ricevono risposte totalmente diverse dai cittadini e dallo Stato, quindi sono discretamente ottimista”.
– foto xd8 Italpress –
Ultima Ora / IPA. -
Esplosione Cassino, morto l’ustionato
10.28
E’ morto nella notte al Sant’Eugenio di Roma l’infermiere 54enne rimasto gravemente ustionato nell’esplosione avvenuta nei giorni scorsi in una palazzina a Cassino.
L’uomo morto aveva riportato ustioni sul 90% del corpo. Nello stesso ospedale, con ustioni sul 70% del corpo, la compagna, una Oss 40enne anche lei dipendente della Asl di Frosinone.
Si pensa a una fuga di gas come causa dell’esplosione, che ha fatto crollare il tetto e reso inagibile la palazzina. -
Uomo trovato morto in lago in Toscana
9.48
E’ stato ritrovato morto in un laghetto artificiale a Pomonte, nel comune di Scansano, in Toscana, l’uomo che risultava scomparso da casa.
In Maremma si cerca anche una donna di 86 anni, scomparsa durante una vacanza a Roccalbegna (Grosseto).
I due casi sono distinti.
In arrivo da Firenze il nucleo sommozzatori dei Vigili del Fuoco per il recupero del corpo dell’uomo. -
Usa-Venezuela, 65mld barili di petrolio
9.00
Dopo le indiscrezioni dei media, il presidente Usa conferma che è stato raggiunto un accordo con Caracas sul petrolio,”il più grande della storia”, come scrive sul suo social Truth.
Garantito a Washington il controllo maggioritario di oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere certe del Paese sudamericano.
La presidente ad interim venezuelana Rodriguez: l’intesa “avrà un impatto significativo sul rinascimento della nazione”. -
Eslposione a Cassino, è morto uno dei feriti
Ultima Ora – E’ morto dopo cinque giorni di agonia Carmine Sirica, l’infermiere di 54 anni rimasto gravemente ustionato nell’esplosione dell’appartamento in cui viveva a Cassino. Il decesso è avvenuto al Sant’Eugenio di Roma, dove l’uomo era stato trasferito subito dopo la tragedia del 24 agosto.
Sirica era arrivato nel centro specializzato per la cura dei grandi ustionati in condizioni disperate. Le ustioni riportate nell’esplosione erano estese a gran parte del corpo e, nonostante le cure dei medici, il suo quadro clinico non è migliorato fino al tragico epilogo.
La morte dell’infermiere aggiunge un nuovo drammatico capitolo alla vicenda che ha sconvolto la palazzina di via Guado Santa Maria. Nell’esplosione era rimasta gravemente ferita anche la compagna di Sirica, Katia Adinolfi, tuttora ricoverata al Sant’Eugenio e ancora in lotta per la vita.
Il boato e l’inferno nell’appartamento
La tragedia si è consumata nella mattinata del 24 agosto. Un violento boato ha squarciato il silenzio nella zona di via Guado Santa Maria, a Cassino. L’esplosione ha interessato l’appartamento all’ultimo piano della palazzina, provocando un incendio e devastando parte dell’edificio.
All’interno dell’abitazione si trovavano Carmine Sirica e la compagna. Entrambi sono stati investiti dalla deflagrazione e dalle fiamme, riportando ustioni gravissime.
A dare l’allarme sono stati i residenti e le persone che si trovavano nelle vicinanze. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, i soccorritori del 118 e le forze dell’ordine. Le operazioni di soccorso sono state rese particolarmente complesse dalle condizioni dell’edificio e dalla presenza di macerie.
I due feriti sono stati estratti dall’abitazione e affidati alle cure dei sanitari. Vista la gravità delle ustioni, per entrambi è stato disposto il trasferimento al Centro Grandi Ustionati del Sant’Eugenio di Roma.
Per Carmine, però, la situazione è rimasta critica fin dall’inizio. Per cinque giorni i medici hanno tentato di fronteggiare le conseguenze delle gravissime ustioni. Poi, il 29 agosto, il suo cuore ha smesso di battere.
Le indagini sull’esplosione
Resta ora da chiarire cosa abbia provocato la deflagrazione. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire ogni momento precedente all’esplosione e di individuare l’eventuale origine della fuga che potrebbe aver determinato l’accumulo di gas nell’abitazione.
L’ipotesi di una fuga di gas è infatti tra quelle al vaglio, ma saranno gli accertamenti tecnici a stabilire con certezza la causa dell’esplosione. La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo per ricostruire la dinamica e verificare eventuali responsabilità.
Il lavoro degli investigatori dovrà ora fare luce anche sulle condizioni dell’impianto e sull’abitazione, mentre proseguono gli accertamenti dei vigili del fuoco.
Intanto, la tragedia ha lasciato una comunità sotto shock. La morte di Carmine Sirica trasforma in lutto una vicenda che, dal 24 agosto, aveva tenuto con il fiato sospeso familiari, amici e colleghi. E al Sant’Eugenio continua la battaglia per la vita di Katia Adinolfi, rimasta gravemente ferita nello stesso inferno di fuoco. -
Urso “Una social card per la benzina? Allo studio misure selettive”
ROMA Ultima Ora / IPA – In merito al caro carburanti, per superare il nodo accise e rendere gli aiuti strutturali, sono allo studio “misure selettive, innanzitutto a beneficio di chi si sposta per lavoro e dei ceti meno abbienti. Oltre alla filiera dell’autotrasporto che abbiamo preservato con il credito di imposta, limitando così l’impatto inflattivo. La crescita della fiducia di consumatori e imprese anche in agosto conferma che siamo sulla strada giusta”. Così, in una intervista a il Giornale, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo alla domanda se il governo stia pensando di utilizzare la social card.
Restando sulla mobilità, nei primi sei mesi del 2026 le immatricolazioni auto sono salite di quasi l’11%, “il segnale più forte viene dalla produzione – spiega il Ministro -. Nei primi sei mesi è cresciuta del 13,4%, circa 302.000 unità, quella delle sole autovetture del 26,1% a 167.367 unità. Mentre in Germania e in altri Paesi annunciano la chiusura di stabilimenti e il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori. Ora dobbiamo completare la revisione delle regole europee, imponendo il principio della neutralità tecnologica e del Made in Europe. A livello nazionale è in funzione il piano automotive con contratti di sviluppo adeguati alla taglia delle PMI per sostenere il rilancio della componentistica”. E alla domanda se l’arrivo di un produttore cinese è tramontato per sempre, risponde: “Affatto, anzi. Siamo nella fase decisiva. Ovviamente per produrre e non per assemblare. Siamo sempre stati chiari, sin dai MOU siglati nel 2024: in Italia porte aperte a chi utilizza la nostra componentistica”.
Sul Dossier Ilva, siamo alla vigilia del tavolo a Palazzo Chigi. Il governo ritiene prioritario l’interesse della cordata italiana? “La valutazione – commenta Urso – spetta ai commissari straordinari e i criteri sono noti: continuità produttiva, tenuta occupazionale, decarbonizzazione del sito. Allo stato attuale vi sono due proposte vincolanti, a cui si sono aggiunte due manifestazioni di interesse, tra cui quella presentata da Federacciai con 14 aziende: un altro segnale importante della rinnovata vitalità delle nostre imprese siderurgiche. Peraltro confermata dalla crescita produttiva: a giugno +6,1% su base annuale. E, sempre riguardo al comparto, spero si concludano positivamente anche l’acquisizione di Sanac e della piemontese CNL da parte di aziende italiane”.
Sui data center, esiste un potenziale conflitto tra gli strumenti normativi straordinari pensati dal governo e le leggi regionali già varate, come quella della Lombardia? “Nessun conflitto – dichiara il Ministro -, piena e leale collaborazione con tutte le Regioni. Le procedure nazionali che hanno riguardato data center in Lombardia corrispondono appieno ai criteri della nuova legge regionale: riuso delle aree dismesse e contenimento del consumo di suolo, energia da fonti rinnovabili e tutela della risorsa idrica”.
Confindustria preme per modificare il meccanismo europeo degli ETS. Cosa può fare il governo a livello Ue? Con quali Paesi siete in sintonia? “Abbiamo raggiunto una minoranza di blocco e non abbiamo alcuna intenzione di mollare – sottolinea Urso -, con noi ci sono Polonia, Bulgaria, Cipro, Estonia, Grecia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. La revisione deve essere sostanziale, per recuperare competitività nella sfida globale: una revisione radicale dei parametri con cui si assegnano le quote gratuite, un orizzonte più realistico rispetto al 2039 e al 2034 per i settori coperti dal CBAM, una riflessione seria sull’ETS2 prima del 2028. Non ci accontenteremo di mezze misure”.
E sulla vertenza Electrolux, dichiara: “In sei anni in Europa sono stati chiusi 25 stabilimenti del settore. Per questo abbiamo aperto il fronte europeo, con un ‘non paper’ sottoscritto anche da Germania, Francia e Polonia che chiede alla Commissione di riconoscere anche l’elettrodomestico come comparto. Mentre all’azienda abbiamo chiesto un piano di rilancio che salvaguardi gli stabilimenti e tuteli i lavoratori”.
– foto Ipa Agency –
Ultima Ora / IPA. -
Ancora una notte di attacchi incrociati tra Russia e Ucraina
ROMA Ultima Ora / IPA – Ancora una notte di attacchi incrociati tra
Kiev e Mosca, al 1.648esimo giorno di guerra.
Droni russi hanno provocato un grave incendio e diverse esplosioni in un deposito di esplosivi alla periferia di Kiev, costringendo all’evacuazione di oltre 200 persone, secondo quanto riferito dalle autorità locali. Nuovi raid russi nella notte anche sulla regione di Odessa, colpito con missili e droni il distretto di Izmail.
Sul fronte opposto, un drone ucraino ha colpito nella regione di Rostov sul Don, in Russia, un magazzino della Dns, una delle principali catene di negozi di elettronica. La struttura ha preso fuoco in seguito all’attacco. Secondo quanto riportano i media russi, il magazzino è stato completamente avvolto dalle fiamme, ma i lavoratori sono stati evacuati. Le autorità locali hanno segnalato danni anche nel quartiere Proletarsky della città. I servizi di emergenza sono intervenuti sul posto. L’entità dei danni è in fase di accertamento. Il governatore dell’oblast di Rostov, Yuri Slyusar, ha confermato che la regione è sotto attacco. Sette persone sono rimaste ferite.
– foto Ipa Agency –
Ultima Ora / IPA. -
Urso “Una social card per la benzina? Allo studio misure selettive”
ROMA Ultima Ora / IPA – In merito al caro carburanti, per superare il nodo accise e rendere gli aiuti strutturali, sono allo studio “misure selettive, innanzitutto a beneficio di chi si sposta per lavoro e dei ceti meno abbienti. Oltre alla filiera dell’autotrasporto che abbiamo preservato con il credito di imposta, limitando così l’impatto inflattivo. La crescita della fiducia di consumatori e imprese anche in agosto conferma che siamo sulla strada giusta”. Così, in una intervista a il Giornale, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo alla domanda se il governo stia pensando di utilizzare la social card. Restando sulla mobilità, nei primi sei mesi del 2026 le immatricolazioni auto sono salite di quasi l’11%, “il segnale più forte viene dalla produzione – spiega il Ministro -. Nei primi sei mesi è cresciuta del 13,4%, circa 302.000 unità, quella delle sole autovetture del 26,1% a 167.367 unità. Mentre in Germania e in altri Paesi annunciano la chiusura di stabilimenti e il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori. Ora dobbiamo completare la revisione delle regole europee, imponendo il principio della neutralità tecnologica e del Made in Europe. A livello nazionale è in funzione il piano automotive con contratti di sviluppo adeguati alla taglia delle PMI per sostenere il rilancio della componentistica”. E alla domanda se l’arrivo di un produttore cinese è tramontato per sempre, risponde: “Affatto, anzi. Siamo nella fase decisiva. Ovviamente per produrre e non per assemblare. Siamo sempre stati chiari, sin dai MOU siglati nel 2024: in Italia porte aperte a chi utilizza la nostra componentistica”.Sul Dossier Ilva, siamo alla vigilia del tavolo a Palazzo Chigi. Il governo ritiene prioritario l’interesse della cordata italiana? “La valutazione – commenta Urso – spetta ai commissari straordinari e i criteri sono noti: continuità produttiva, tenuta occupazionale, decarbonizzazione del sito. Allo stato attuale vi sono due proposte vincolanti, a cui si sono aggiunte due manifestazioni di interesse, tra cui quella presentata da Federacciai con 14 aziende: un altro segnale importante della rinnovata vitalità delle nostre imprese siderurgiche. Peraltro confermata dalla crescita produttiva: a giugno +6,1% su base annuale. E, sempre riguardo al comparto, spero si concludano positivamente anche l’acquisizione di Sanac e della piemontese CNL da parte di aziende italiane”.Sui data center, esiste un potenziale conflitto tra gli strumenti normativi straordinari pensati dal governo e le leggi regionali già varate, come quella della Lombardia? “Nessun conflitto – dichiara il Ministro -, piena e leale collaborazione con tutte le Regioni. Le procedure nazionali che hanno riguardato data center in Lombardia corrispondono appieno ai criteri della nuova legge regionale: riuso delle aree dismesse e contenimento del consumo di suolo, energia da fonti rinnovabili e tutela della risorsa idrica”.Confindustria preme per modificare il meccanismo europeo degli ETS. Cosa può fare il governo a livello Ue? Con quali Paesi siete in sintonia? “Abbiamo raggiunto una minoranza di blocco e non abbiamo alcuna intenzione di mollare – sottolinea Urso -, con noi ci sono Polonia, Bulgaria, Cipro, Estonia, Grecia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. La revisione deve essere sostanziale, per recuperare competitività nella sfida globale: una revisione radicale dei parametri con cui si assegnano le quote gratuite, un orizzonte più realistico rispetto al 2039 e al 2034 per i settori coperti dal CBAM, una riflessione seria sull’ETS2 prima del 2028. Non ci accontenteremo di mezze misure”.E sulla vertenza Electrolux, dichiara: “In sei anni in Europa sono stati chiusi 25 stabilimenti del settore. Per questo abbiamo aperto il fronte europeo, con un ‘non paper’ sottoscritto anche da Germania, Francia e Polonia che chiede alla Commissione di riconoscere anche l’elettrodomestico come comparto. Mentre all’azienda abbiamo chiesto un piano di rilancio che salvaguardi gli stabilimenti e tuteli i lavoratori”.– foto Ipa Agency –Ultima Ora / IPA.
